In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con TeleAmbiente: 1) Rivoluzione nei campi, l’Ue punta sull’agricoltura rigenerativa; 2) Ue, mercati agricoli resilienti nonostante le incertezze globali; 3) Gelato, passione italiana e business europeo; 4) Vino, ancora alte le giacenze
In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con TeleAmbiente:
1) Rivoluzione nei campi, l’Ue punta sull’agricoltura rigenerativa: Produrre di più, spendendo meno e rispettando l’ambiente. È questa la promessa dell’agricoltura rigenerativa, al centro di un nuovo studio condotto dall’EARA – l’Alleanza Europea per l’Agricoltura Rigenerativa – insieme a ricercatori, istituzioni e agricoltori di 14 Paesi. Un’analisi su 78 aziende agricole, distribuite su oltre 7 mila ettari, dimostra che l’agricoltura rigenerativa non solo costa meno della coltivazione convenzionale, ma può garantire rese competitive, riducendo drasticamente l’uso di fertilizzanti e pesticidi. Secondo lo studio, la sicurezza alimentare europea non dipenderebbe dall’uso massiccio della chimica di sintesi, ma da un rapporto più equilibrato con la natura. Anzi, i sistemi convenzionali – sostiene EARA – rischiano di indebolire la produttività, mettendo sotto pressione gli agricoltori e riducendo i margini di guadagno, aggravati anche da eventi climatici estremi. Le cifre sono chiare: tra il 2020 e il 2023, le aziende rigenerative hanno utilizzato il 62% in meno di fertilizzanti azotati e il 76% in meno di pesticidi, con rese solo dell’1% inferiori in termini di calorie e proteine. Hanno inoltre puntato su mangimi locali, riducendo la dipendenza dalle importazioni, e ottenuto una copertura vegetale e una fotosintesi superiori del 17% rispetto ai vicini convenzionali. Lo studio introduce poi un nuovo indicatore: l’Indice di Produttività Rigenerativa, frutto della collaborazione tra agricoltori e ricercatori. Un parametro che misura le prestazioni agroecologiche in base ai risultati, non solo alle pratiche adottate, e che potrebbe diventare un punto di riferimento per la politica agricola comune. I benefici non sono solo economici: i terreni rigenerativi registrano temperature estive più basse, aiutano a prevenire alluvioni e siccità e, secondo le stime, potrebbero tagliare le emissioni di CO₂ agricole di oltre 140 milioni di tonnellate l’anno già nei primi anni di adozione, pari all’84% delle emissioni nette del settore. Per EARA, in soli 3-7 anni l’adozione diffusa dell’agricoltura rigenerativa in Europa garantirebbe sicurezza alimentare, ridurrebbe l’impatto ambientale e contribuirebbe a rigenerare gli ecosistemi. Un modello, sottolineano i ricercatori, replicabile in tutto il mondo.
2) Ue, mercati agricoli resilienti nonostante le incertezze globali: Ue, mercati agricoli resilienti nonostante le incertezze globali In un contesto di incertezza a livello mondiale, i mercati agricoli dell’Unione Europea continuano a essere resilienti, secondo l’edizione estiva 2025 della relazione sulle prospettive a breve termine. È previsto un aumento dei cereali e dei semi oleosi, che contribuirebbe a migliorare la bilancia commerciale dell’UE, mentre l’olio d’oliva è in forte ripresa e le consegne di latte rimangono stabili. Secondo le previsioni, la produzione cerealicola crescerà del 4% nel 2025/26, con un aumento delle esportazioni del 26% e un calo delle importazioni del 19 %. Il comparto avicolo dovrebbe registrare un incremento del 2%, trainato dalla crescita della domanda. Le prospettive indicano un calo per lo zucchero, per il vino e, in misura minore, per la carne di ruminanti. I prezzi delle carni bovine nell’UE rimangono storicamente elevati: con la riduzione delle mandrie, l’offerta potrebbe contrarsi. Anche il settore ovino e caprino nell’UE potrebbe diminuire, con conseguente calo delle esportazioni e aumento delle importazioni, in un contesto di prezzi elevati dovuti alla scarsità dell’offerta a fronte di una domanda stabile. La produzione di carni suine dell’UE dovrebbe rimanere invariata, sostenuta da una domanda costante
3) Gelato, passione italiana e business europeo: L’Italia è la patria della pizza e della pasta, ma d’estate c’è un protagonista assoluto capace di mettere tutti d’accordo: il gelato. Non solo passione nazionale, ma anche eccellenza produttiva europea. Secondo un recente sondaggio Ipsos per Magnum, il 65% degli italiani dichiara che non può rinunciare a un gelato durante le vacanze estive. Un vizio irrinunciabile, più amato persino della pizza, che si ferma al 18%, e delle grigliate di carne, all’11%. In fondo alla classifica, con il 3%, caprese e insalatone. Per molti, più di uno su due, il gelato è anche una valida alternativa a un pasto completo: fresco, appagante e capace di unire gusto e leggerezza. Ma il gelato non è solo piacere per il palato. È anche un settore economico in crescita. Nel 2024, l’Unione Europea ha prodotto 3,3 miliardi di litri di gelato, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente. La Germania resta in testa con oltre 607 milioni di litri, seguita da Francia con 501 e Italia con 492 milioni. L’elenco dei principali produttori include anche Spagna (378 milioni di litri) e Polonia (298 milioni di litri). Rispetto al 2023, solo la Polonia ha registrato un aumento della produzione, pari al +29%. In calo del 12% la produzione in Francia, del 7% in Italia, del 6% in Spagna mentre la Germania ha registrato un leggero calo dell’1%. In crescita la produzione di Belgio, Bulgaria e Repubblica Ceca. Che sia alla frutta o alla crema, artigianale o industriale, il gelato resta il re dell’estate. Un simbolo di gusto, tradizione e creatività che, dall’Italia al resto d’Europa, continua a conquistare.
4) Vino, ancora alte le giacenze


