In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Ue, dalla Commissione nuovi bandi per l’agroalimentare; 2) Agricoltura, più cooperazione tra Italia e Germania; 3) Carrello della spesa: gli italiani scelgono cibo sano e proteico; 4) Olio d’oliva, svolta nei prezzi dopo due anni di rincari
In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Ue, dalla Commissione nuovi bandi per l’agroalimentare: La Commissione europea ha lanciato i bandi 2026 per sostenere campagne ed eventi di promozione dei prodotti agroalimentari dell’UE, mettendo a disposizione fino a 160 milioni in sovvenzioni. I fondi serviranno a cofinanziare programmi proposti da organizzazioni di produttori e associazioni del settore, sia nel mercato interno sia in quello extra-UE ad alto potenziale di crescita, come Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Cina, Singapore e Nord America. I bandi rientrano nel programma di lavoro 2026 per la politica di promozione, che prevede uno stanziamento complessivo di 205 milioni: il più alto mai destinato alla valorizzazione dei prodotti agricoli europei e dei regimi di qualità. Le iniziative si svolgono sotto il marchio comune “Enjoy, it’s from Europe”, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei consumatori sulla qualità dei prodotti UE e riconoscere l’impegno di agricoltori e imprese nel rispettare elevati standard di sicurezza e sostenibilità ambientale. Il programma include anche azioni gestite direttamente dalla Commissione, come campagne informative nei paesi terzi, la partecipazione a fiere internazionali, missioni istituzionali e la realizzazione di manuali per l’accesso ai mercati.
2) Agricoltura, più cooperazione tra Italia e Germania: La centralità della cooperazione tra Italia e Germania è stata ribadita nel corso di un incontro a Roma tra il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e l’omologo tedesco Alois Rainer. Tra le questioni affrontate, la PAC con particolare rifermento alla necessità di rafforzarne il ruolo strategico nel quadro post 2027, assicurando risorse adeguate, certezza finanziaria e una governance coerente con le specificità degli stati membri.
3) Carrello della spesa: gli italiani scelgono cibo sano e proteico: Cambia il modo di fare la spesa degli italiani e a guidare le scelte è sempre di più l’attenzione alla salute e allo stile di vita. A raccontarlo è la diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che analizza le etichette di quasi 149 mila prodotti alimentari e di largo consumo, incrociandole con i dati di vendita della grande distribuzione. Da questi prodotti passa ormai la gran parte della spesa degli italiani: oltre 56 miliardi di euro di vendite in un anno, pari a più dell’80% del mercato dei supermercati. Numeri importanti che però nascondono una trasformazione più profonda: non è solo quanto si compra, ma cosa finisce oggi nel carrello. Nel settore agroalimentare crescono i prodotti ricchi di proteine e quelli con meno zuccheri, segno di una maggiore attenzione all’equilibrio nutrizionale. Avanza anche il consumo di alimenti plant based, vegetariani e vegani, insieme a quelli che in etichetta richiamano artigianalità e tradizione produttiva. Si rafforza inoltre il mondo dei cosiddetti “super ingredienti”: dall’avena all’avocado, dal pistacchio al matcha, sempre più presenti nei prodotti confezionati. Sono oltre 15 mila le referenze che li utilizzano, per un valore di vendita superiore ai 5 miliardi di euro. Tiene il cibo identitario, con oltre 28 mila prodotti che valorizzano l’origine e il territorio, come Made in Italy, Dop e Igp, mentre rallenta l’appeal delle etichette che puntano su slogan generici come “100% italiano” o su messaggi green. Importante anche il segmento del “free from”, cioè i prodotti senza glutine, senza lattosio o senza zuccheri aggiunti, che supera i 12 miliardi di euro di vendite e continua a crescere a valore. Il quadro che emerge è quello di un consumatore più consapevole, che sceglie il cibo non solo per prezzo o abitudine, ma per ciò che rappresenta: benessere, qualità e coerenza con il proprio stile di vita. Un cambiamento che sta ridisegnando l’offerta agroalimentare sugli scaffali italiani.
4) Olio d’oliva, svolta nei prezzi dopo due anni di rincari: Il 2026 si apre con un cambio di passo per il mercato dell’olio d’oliva. Dopo due anni di forti tensioni sui prezzi, le quotazioni stanno scendendo, soprattutto in Italia, dove nell’ultimo trimestre del 2025 si è registrata una delle correzioni più marcate in Europa: in alcune aree produttive i prezzi sono diminuiti fino al 20% rispetto ai picchi del biennio precedente. È quanto emerge dall’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins, che descrive un settore in fase di riequilibrio. La flessione non ha però colpito in modo uniforme tutte le categorie: gli oli Dop, Igp e di alta qualità hanno mostrato una maggiore tenuta, confermando che il valore dell’olio resta strettamente legato all’origine e al posizionamento qualitativo. Sul fronte produttivo, la campagna 2025-2026 segna un recupero per l’Italia, con una produzione stimata intorno alle 300 mila tonnellate. Un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, ma non sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Il nostro Paese resta infatti uno dei principali importatori mondiali di olio d’oliva, confermando il suo ruolo centrale come hub industriale e commerciale della filiera. A livello internazionale il quadro è stabile ma disomogeneo. La Spagna, primo produttore mondiale, dovrebbe raggiungere circa 1,37 milioni di tonnellate, mentre la Tunisia si consolida tra i protagonisti del Mediterraneo con volumi stimati tra 450 e 500 mila tonnellate. La sorpresa arriva dalla Turchia, che registra una produzione record e una maggiore apertura all’export. Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per l’olio europeo, ma tra dazi, incertezze normative e debolezza del dollaro le trattative risultano più complesse. Cresce intanto l’interesse verso nuovi mercati: i negoziati dell’Unione Europea con India e Paesi del Mercosur potrebbero aprire l’accesso a bacini da oltre un miliardo e mezzo di consumatori. In questo scenario aumentano anche l’attenzione su controlli e tracciabilità. La competizione internazionale spinge il settore a puntare sempre di più su qualità certificata, origine e trasparenza, per distinguere il valore dei diversi oli sugli scaffali e rafforzare la fiducia dei consumatori.


