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Alluvione a Ischia, respinta la richiesta di archiviazione

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L’alluvione del 26 novembre 2022 causò anche una devastante frana nel Comune di Casamicciola Terme, provocando 12 morti. Il pm aveva chiesto l’archiviazione ma il gip ha chiesto di identificare chi rivestiva incarichi e funzioni di responsabilità sul territorio. Tra le parti civili anche la Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA): “L’archiviazione sarebbe stata una sconfitta per tutta la società italiana”.

Pur con i lunghi tempi della giustizia italiana, si registrano importanti passi in avanti sulle indagini relative alla frana causata dall’alluvione che a Ischia, il 26 novembre 2022, causò 12 morti (tra cui quattro bambini), altrettanti feriti, quasi 500 sfollati e danni ingentissimi. Il giudice per le indagini preliminari, accogliendo l’opposizione delle parti civili, ha infatti respinto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero, disponendo nuove indagini integrative e la necessità di indagare direttamente tutti coloro che, in quel territorio da sempre caratterizzato da dissesto idrogeologico e abusivismo edilizio, abbiano avuto negli ultimi anni incarichi e responsabilità di tipo tecnico e amministrativo. Una notizia che soddisfa tutte le parti civili, non solo le famiglie delle vittime ma anche la Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), come spiega il suo presidente, Antonello Fiore.

Abbiamo letto il dispositivo del giudice per le indagini preliminari che ha rigettato la richiesta di archiviazione. Ricordiamo che il 26 novembre 2022 un evento franoso aveva interessato l’abitato di Casamicciola Terme, provocando ingenti danni e 12 vittime. Nel giugno scorso, il pubblico ministero, con una relazione di 58 pagine, aveva proposto l’archiviazione per alcuni reati indicati come omicidio colposo e disastro ambientale. C’erano venti giorni di tempo per fare opposizione, sia noi come SIGEA che le altri parti civili abbiamo presentato una documentazione ricca e piena di dati che andavano a chiarire alcuni aspetti trattati dal pubblico ministero” – ha spiegato a TeleAmbiente il geologo Antonello Fiore, presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale – “Il 20 novembre scorso c’è stata un’udienza al Tribunale di Napoli, vi ho partecipato personalmente e mi ha colpito molto vedere il gip prendere appunti e seguire con attenzione tutte le motivazioni che hanno rappresentato le difese delle parti civili. Il 2 dicembre è stata presentata la disposizione, da parte del gip, che ha assegnato 30 giorni di tempo al pm per indagini integrative. Molto importante sottolineare che lo stesso gip ha disposto di iscrivere nel registro degli indagati alcuni soggetti che avevano ricoperto ruoli tecnici e amministrativi, da quando era obbligatorio il Piano comunale di Protezione civile, cioè dal 2012 al 2022“.

Viene dato molto risalto a due aspetti. Il primo è legato alla conoscenza dei pericoli e dei rischi di quel territorio, perché c’erano già stati eventi precedenti e sono stati richiamati quello molto grave del 1910 e quello del 2009, che noi abbiamo sottolineato nella nostra opposizione grazie anche ad uno studio del compianto professor Franco Ortolani, che già allora aveva dettagliato come quell’area fosse interessata da un pericolo geomorfologico. Il secondo aspetto è l’assenza del Piano di Protezione civile comunale, che avrebbe permesso di ridurre e mitigare non gli effetti dell’evento naturale, ma i danni e le vittime. Ora dobbiamo aspettare 30 giorni a decorrere dallo scorso 2 dicembre, in attesa delle indagini integrative che dovrà condurre il pm, e poi capiremo come andare avanti” – ha poi aggiunto il dottor Antonello Fiore – “Tutti coloro che hanno partecipato a questa opposizione alla richiesta di archiviazione sottolineano che si debba discutere nel processo, e non archiviare il processo a priori. Le persone interessate da questa indagine avranno modo di dimostrare ciò che hanno fatto e ciò che avrebbero dovuto fare, ma non hanno fatto”.

La situazione è molto chiara: nel dispositivo, il giudice ha disposto di iscrivere nel registro degli indagati una serie di soggetti e questo va oltre i 30 giorni di indagini integrative. Il gip, su alcuni aspetti e studiando le consulenze tecniche d’ufficio e la relazione del pm, ha rilevato alcune incongruenze di carattere tecnico e normativo” – l’osservazione del presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) – “Per questo, il giudice ha indicato – come è sua facoltà dal punto di vista della legge – di iscrivere nel registro degli indagati non più ignoti, ma persone che hanno ricoperto ruoli amministrativi e tecnici. Da questo punto di vista, possiamo affermare che il gip ha le idee molto chiare sul caso, avendo studiato con attenzione tutte le carte“.

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