Amazon Haul, arriva anche in Italia e sfida i due giganti Temu e Shein

Amazon Haul, arriva anche in Italia e sfida i due giganti Temu e Shein

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Pensiamo di fare un affare comprando da piattaforme online che vendono a prezzi stracciati. Ma non è così. Dopo Shein e Temu, anche Amazon lancia la sua piattaforma low cost anche in Italia.

Chi poteva sfidare due e-commerce low cost di maggior successo come Shein e Temu? Ovviamente Amazon. Dopo quasi un anno dal lancio negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, arriva anche in Italia Amazon Haul. Vestiti, prodotti di elettronica e per la casa, tutto da 1 euro a massimo 20 euro. Si tratta di un modello che ben conosciamo, già adottato dai colossi cinesi Shein e Temu, più volte finiti nel mirino delle autorità statunitensi per la qualità e i prezzi dei loro prodotti.

Il sito di Amazon Haul si presente con colori, emoji e pop up tipici dei due competitor cinesi, ma in cosa si differenzia quindi? Amazon Haul sfrutta le garanzie di Amazon, come la gestione dei resi, i controlli di conformità dei prodotti e l’affidabilità della piattaforma, assicurando ai consumatori di ricevere prodotti “sicuri, autentici, corrispondenti alla descrizione e conformi agli standard“, a detta del gigante.

Come funziona Amazon Haul 

Gli utenti possono accedere al sito dedicato direttamente dalla piattaforma di Amazon usando le proprie credenziali. A differenza della piattaforma tradizionale, non ci sono vantaggi per chi è già cliente Prime. Le spedizioni sono gratuite con una spesa minima di 15 euro, altrimenti si paga il prezzo standard di 3,5 euro. Le consegne possono essere molto più lente, arrivando fino a due settimane, come solitamente accade anche con gli acquisti da Temu e Shein. Non mancano i bonus come uno sconto del 5% se si spende più di 30 euro o del 10% se si spende più di 50 euro.

Cosa vuol dire acquistare sulle pittaforme low cost

Amazon vuole, quindi, spopolare anche nel settore low cost. La nuova offerta dell’azienda guidata da Jeff Bezos è stata interpretata come una risposta alla rapida crescita di realtà cinesi come Temu e Shein. Secondo una ricerca della piattaforma di mobile intelligence Appfigures, Temu è l’app più popolare tra gli utenti statunitensi di età compresa tra i 18 e i 24 anni, con quasi 42 milioni di download tra gennaio e ottobre 2024, a cui si aggiungono i circa 15 milioni ottenuti da Shein.

Quindi, pensiamo di fare un affare comprando da piattaforme online che vendono a prezzi stracciati ma così non è. Cosa vuol dire acquistare quindi su queste pittaforme low cost? Alimentare i paradisi fiscali e le aziende cinesi che vendono merce contraffatta ma anche pericolosa, come spiega in un’inchiesta Milena Gabanelli, uccidendo le aziende che invece rispettano quegli standard europei che noi stessi come consumatori abbiamo voluto.

Oltre questo, la Commissione Europea ha accertato in via preliminare che Temu ha violato l’obbligo, previsto dal Digital Services Act (Dsa), di valutare adeguatamente i rischi di diffusione di prodotti illegali sul suo marketplace: i consumatori che acquistano su Temu “hanno un’elevata probabilità di trovare prodotti non conformi tra l’offerta, come giocattoli per bambini e piccoli dispositivi elettronici”.

Shein, secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), ha utilizzato una strategia di comunicazione ingannevole riguardo all’impatto ambientale di alcune sue linee di abbigliamento. Oltre questo, un  test della rivista tedesca dei consumatori Oko-Test ha rivelato la presenza di sostanze pericolose come piombo, cadmio e ftalati, vietati in diversi capi di abbigliamento, anche per bambini.

Inoltre Shein è più volte finita al centro di inchieste sulle condizioni dei lavoratori, pagati pochissimo e costretti a turni di lavoro sfiancanti.

L’organizzazione svizzera Public Eye la scorsa estate ha intervistato tredici dipendenti di sei fabbriche che riforniscono Shein per verificare cosa fosse cambiato rispetto alla precedente indagine del 2021. Il risultato? Ci sono ancora operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno, per sei o sette giorni a settimana, e solo un giorno libero al mese.

 

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