Il giorno dopo il riconoscimento dello stato di Palestina da parte di Gran Bretagna, Canada e Australia, arriva l’annunciato riconoscimento anche da parte della Francia.
Il presidente Emmanuel Macron si è dichiarato pronto a partecipare a una missione in terra di Palestina per stabilizzare la situazione; “Niente giustifica più la guerra” ha affermato il presidente francese.
Il riconoscimento di uno stato non ancora esistente rappresenta un atto simbolico poiché di per sé non crea le condizioni per un’accelerazione della nascita di uno stato ma di fatto legittima la richiesta del popolo palestinese di ottenere il diritto ad avere una nazione riconosciuta. Anche le Nazioni Unite riconoscono la Palestina come stato osservatore.
Diventano così 151 gli Stati che riconoscono la Palestina, tra questi vi sono anche la Russia e la Cina, per cui dei cinque paesi con diritto di veto presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu solo gli Stati Uniti non hanno riconosciuto la Palestina come stato.
Nothing can jusify the terror attacks by Hamas.
Nothing can justify the collective punishment of the Palestinian people.
All of it must stop.@antonioguterres calls on world leaders to ensure the two-State solution prevails, for the people of Israel, Palestine and all… pic.twitter.com/nIf3jCvfnG
— United Nations (@UN) September 23, 2025
Si tratta di un dettaglio non da poco poiché il cui nulla osta statunitense è fondamentale; gli Stati Uniti d’America sono il maggiore alleato di Israele e di fatto pongono il veto su ogni risoluzione contro Tel Aviv. Finché la casa Bianca continuerà a sostenere la politica di Israele, che nega la possibilità che nasca uno stato palestinese, le speranze di ottenere la nascita di uno stato sono inesistenti.
Anche l’Italia è tra i paesi che non riconoscono la Palestina. La motivazione data dalla premier Meloni è che il riconoscimento finirebbe per avere un effetto controproducente. Il riconoscimento, secondo questa posizione, dovrebbe arrivare contestualmente alla nascita del paese. Il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e il ripristino del pieno accesso umanitario sono indispensabili per ottenere la pace e la creazione di uno stato palestinese.
Molto atteso è il discorso che Donald Trump ha pronunciato alle Nazioni Unite durante l’80 Assemblea generale. Il tycoon ha affermato che riconoscere lo stato di Palestina equivale a fare un regalo ad Hamas, sposando in pieno la posizione israeliana. “La guerra finirà solo se restituiscono i 20 ostaggi vivi”, ha concluso Trump.
Il tema è particolarmente sensibile poiché più volte gli Stati Uniti hanno caldeggiato un piano di ricostruzione che mira a trasformare Gaza in un centro turistico, una “Riviera del Medio Oriente.” Secondo un documento, rivelato dal Washington Post, e presentato alla Casa Bianca, sarebbe contemplata l’espulsione di fatto di 2 milioni di palestinesi dalla Striscia per dar vita a un progetto di costruzione di edifici di lusso con il controllo della zona che passerebbe per 10 anni sotto il controllo palestinese.
L’Unione europea e molti altri Paesi si sono già opposti all’idea di espellere, seppur dietro un contributo economico, milioni di palestinesi dalla loro terra, si tratterebbe di una seconda “Nakba”, l’esodo forzato di 700mila arabi palestinesi a seguito dell’occupazione israeliana che avrebbe portato alla nascita dello stato di Israele. Un esodo che sarebbe capace di destabilizzare tutta la zona del Mediterraneo che il resto del mondo vuole evitare.
Ma l’accusa allo stato ebraico adesso è di volere cancellare il popolo palestinese e di annettere tutti i territori riconosciuti come palestinesi dall’Onu per estendere i suoi confini e creare una “Grande Israele.” Sul terreno Israele continua con le sue operazioni militari contro la popolazione palestinese della Striscia con un bilancio giornaliero di decine di morti tra la popolazione civile, in gran parte composta da bambini. L’offensiva mira a prendere il totale controllo di Gaza city. L’Idf ha comunicato che già 640mila persone hanno lasciato la città. Ma a complicare le cose ci si mette anche l’ok di Israele a nuovi insediamenti in Cisgiordania. Il timore è che Netanyahu segua la frangia più oltranzista del suo governo e annetta i territori della Cisgiordania che le Nazioni Unite riconoscono come territorio palestinese.
In questo clima infuocato arriva l’esistenza, rivelata da Fox News, di una lettera contenete una proposta di Hamas, che si sarebbe rivolta direttamente a Donald Trump per offrire il rilascio della metà degli ostaggi israeliani ancora in suo possesso in cambio di una tregua di almeno due mesi.


