Assisi (Pg), il Festival delle Creature per la convivenza ‘uomo - altri animali’

Assisi (Pg), il Festival delle Creature per la convivenza ‘uomo – altri animali’

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Ad Assisi (Pg) è andata in scena la prima edizione del Festival delle Creature. Una due giorni di confronto tra esponenti della comunità scientifica, delle istituzioni, del mondo dell’attivismo, della filosofia, dell’amministrazione e della cultura, in cui si è parlato di convivenza tra umani ed altri animali. Un processo di trasformazione, di educazione e responsabilità, di politiche e pratiche concrete per migliorare le condizioni degli animali e la relazione con gli umani. Con le telecamere di Teleambiente, eravamo lì.

Grande partecipazione ad Assisi (Pg), per la prima edizione del Festival delle Creature. Due giornate di dialogo tra scienza, cultura ed etica in cui si è ripensato il rapporto tra esseri umani e altri animali.
L’iniziativa è inserita nel calendario delle Celebrazioni Francescane in occasione dellOttavo Centenario del Cantico delle Creature.

Con esponenti della comunità scientifica, sacerdoti e teologi, rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell’attivismo, della filosofia e della cultura, si è parlato di tanto, dalla conservazione della biodiversità, al ruolo delle istituzioni, passando per il cibo e la relazione tra umanità e altri animali, tra etica e coesistenza.

Ai microfoni di Teleambiente, la voce di uno degli organizzatori del festival, la presidente dell’associazione Palindroma APS, Lorella Muzi: “É importantissimo definire il rapporto uomo – animale, perché spesso l’uomo si lega alla natura, ma noi abbiamo avuto il coraggio di unire l’umanità agli altri animali”.

“Siamo passati attraverso diversi momenti di questo festivalha riferito Lorella Muzima il fil rouge, tutto ciò che ha collegato ogni attività del festival, è stato proprio il desiderio di parlare di animali all’interno del contesto umano, gli animali all’interno della nostra vita”.

“Animali come cibo – ha spiegato – allevamenti intensivi, estensivi, si è parlato di cosa fanno le istituzioni, ci siamo confrontati con gli europarlamentari e con quello che sta facendo l’Europa. Abbiamo parlato con gli attivisti e abbiamo parlato con chi è in prima persona ogni giorno all’interno della cura per gli animali, abbiamo parlato con gli zoo ed anche con la LAV”.

“Vi invitiamo a rivedere tutte le registrazioni del festival che sono su YouTube ha continuato Lorella Muzi le potrete trovare partendo dal nostro sito www.festivaldellecreature.it. Questo è un festival che non finisce qui perchè continuerà a far parlare di sé, continuerà a far parlare dei temi che abbiamo trattato”.

“Da questo festival – ha detto Muzi sempre a Teleambienteportiamo via il dialogo. Il coraggio che abbiamo avuto è che, grazie al cielo, è stato veramente importante, è stato proprio quello di mettere insieme diverse voci che tra loro spesso non si parlano. Non si parlano perché partono da punti di vista diversi. Si parte da una chef stellata che cucina anche animali, fino ad arrivare ad attivisti che lottano per il veganesimo”.

Assisi (Pg), il Festival delle Creature per la convivenza ‘uomo - altri animali’, Assisi dall'alto

“Assisi come città messaggio – ha proseguito Lorella Muzi città di dialogo, città della pace, ha portato la sua energia in questo festival. Noi siamo qui per questo, siamo qui per Francesco, siamo qui per ribadire che il Cantico delle Creature, nei momenti in cui Francesco parlava a tutte le sue creature, includeva gli animali”.

Assisi (Pg), il Festival delle Creature per la convivenza ‘uomo - altri animali’, assemblea animali

La sala del consiglio comunale di Assisi, per la circostanza, è stata ribattezzata la sala dell’assemblea degli animali

“É un’opera dell’artista Francesca De Mai ha precisato Muzi – che ha iniziato proponendoci il ‘lupo da tavolo’, tra l’altro il lupo è il simbolo del nostro festival. Il lupo da tavolo è diventato poi proprio il protagonista principale di un consiglio comunale fatto di animali, perché gli animali devono essere all’interno della nostra politica, gli animali devono essere all’interno della nostra vita, devono essere all’interno di un contesto di miglioramento, di benessere a tutto tondo, il famoso ‘One Health’ di cui ci parla anche la sanità pubblica. La scelta della posizione degli animali non è casuale, ma è meravigliosa”.

Tra gli intervenuti anche Don Cosimo Schena, sacerdote, psicologo clinico e filosofo, influencer e grande amante degli animali.

“Attraverso i socialha evidenziato Don Cosimo Schena a Teleambiente si possono raggiungere tantissime persone, per me è diventato un ponte per arrivare a migliaia e migliaia di cuori. Infatti, attraverso i social cerco di portare un messaggio d’amore e di speranza anche per gli animali, contro l’abbandono, contro lo sfruttamento e contro il maltrattamento. Questo Festival è veramente l’insegna di questo grande messaggio che dovrebbe arrivare davvero a tutti e spero che sia l’inizio di una lunga serie di festival che possano portare questo messaggio”

Tante campagne di sensibilizzazione proprio per evitare che le vacanze portino ad abbandonare i nostri amici a quattro zampe. A che punto siamo?

“La situazione è sempre tragica ha osservato Don Cosimo Schena l’estate, nel mio quartiere, nella mia chiesa, lasciano cani e gatti a volontà. Io l’ho detto anche attraverso i social, anche in Tv: ‘se non li volete più portateli in un luogo sicuro, non abbandonateli nelle strade’, perché possono essere un pericolo sia per le persone che guidano, sia per loro che poi perdono la vita, ed è veramente terribile questo gesto. Gli animali non sono oggetti, sono esseri viventi che vanno rispettati e amati”.

“Gli animali – ha aggiunto Don Cosimo sono un toccasana per la vita dell’uomo, perché loro portano davvero l’amore nella vita dell’uomo, non sostituiscono quello umano, ma lo curano e lo completano. Gli animali non vanno però umanizzati perché quando umanizziamo gli animali, gli togliamo la loro essenza, la loro originalità. Bisogna curarli e amarli, ma tenendo sempre presente la loro indole e il loro istinto”.

Consapevolezza nei giovani

“C’è una grande consapevolezza da parte dei giovani che amano gli animali – ha  affermato Don Cosimo –  però purtroppo c’è anche chi non li ama molto, allora bisogna portare questo messaggio in maniera più forte e più concreta, cioè essere dei testimoni credibili”.

Alcuni credono che gli animali possano sostituire i figli

“I figli sono figli ha precisato Don Cosimo Schena gli animali sono gli animali. Io credo che chi pensa di sostituire un figlio con un animale dovrebbe un po’ riguardarsi dentro e curare veramente quanto lui riesce a relazionarsi con il suo simile. L’animale non può sostituire l’umano, ma può completarlo e renderlo migliore”.

Tra le pratiche concrete per migliorare le condizioni degli animali e la coesistenza con gli umani, c’è sicuramente quella dei ‘Santuari’.

A Teleambiente è intervenuto Massimo Manni, il fondatore del Santuario Capra Libera Tutti di Nerola, in provincia di Roma, che accoglie e protegge circa 500 animali scampati allo sfruttamento.

“Il Santuario per animali non ha niente di religioso – ha ricordato Massimo Manniabbiamo scelto di chiamarlo santuario invece che rifugio perché nel mondo sono riconosciuti così, grandi spazi dove proteggere, custodire, dare una nuova dignità e vita a degli esseri che il sistema vuole strumentalizzare per il consumo di carne, pelle, latte, uomo e considerati appunto da reddito”.

“Nei santuari – ha spiegato Massimo Manni cerchiamo di ridargli completa libertà e dignità, compatibilmente con i loro corpi e a volte modificati dalla genetica, per la produzione, per fargli produrre più carne più latte o più uova. Ci riusciamo abbastanza bene perché, per esempio, il ‘Capra Libera Tutti’ sorge su 500 ettari di terra, una montagna intera dove noi li accogliamo e cerchiamo di curarli. Per noi la cura è una forma di rivoluzione, quindi curarli anche nel corpo e nella psiche, cercando di farli diventare quasi animali selvatici. Non facciamo ovviamente conservazione perché non parliamo di animali in via di estinzione, quindi ci focalizziamo sull’individuo per rendergli giustizia, insomma quella che gli è stata tolta dalla nascita”.

Differenza anche tra canili, gattili e santuari

“Anche se lo spirito è quello – ha osservato Manni diciamo che noi facciamo un lavoro un po’ più complesso, perché tutti dicono di amare gli animali, ma poi ci si ferma al cane o al gatto, quindi al pet. Parlare di mucche, pecore, capre, in un paese in cui il sistema li vede solo come ingredienti è molto difficile, ed è complesso anche, semplicemente, arrivare proprio alle persone per fargli comprendere il concetto, però il nostro operato è anche quello”.

“Non siamo un contenitore di animali ovviamenteha sottolineato Massimo Manni a Teleambiente perché non possiamo salvarli tutti. Ci sono miliardi di animali sfruttati o uccisi ogni giorno, ma quei pochi animali che riusciamo a far entrare nelle nostre strutture diventano ambasciatori della loro specie, ed attraverso i racconti della loro storia, di come li abbiamo aiutati a liberarsi, riusciamo anche a far vedere questi animali in maniera diversa e dimostrare che un rapporto con loro c’è e può essere portato avanti da tutti e tutte”.

“Ovviamente – ha ribadito Manni – gli animali che arrivano da noi non vengono acquistati perché sarebbe un paradosso, non diamo un valore economico alla vita di nessuno e cerchiamo di non finanziare il sistema. Arrivano per sequestri da parte delle istituzioni, in quei posti dove il maltrattamento supera quello consueto, legalizzato e poi ci sono rinvenimenti per strada, raramente rinunce di proprietà e spesso ci chiamano anche gli stessi allevatori quando hanno animali disabili o particolarmente malati, in quel caso la cura passa a noi, perché in quei posti difficilmente l’animale riesce ad invecchiare”.

L’argomento è stato approfondito anche da Sara D’Angelo, presidente di Vita da cani e fondatrice della Rete dei Santuari di Animali Liberi: Questo è il network che coordina e riunisce 26 rifugi su tutto il territorio nazionale dove ospitiamo animali, cosiddetti da reddito che però, dentro alle nostre strutture, vivono al di fuori di logiche produttive e, in qualche modo, diventano da debito perché per noi costituiscono un onere, visto che dobbiamo mantenerli, e loro non devono lavorare”.

“Nei santuari ha riferito ancora Sara d’Angelo ai microfoni di Teleambiente sviluppiamo una sorta di economia al contrario in cui questi animali che per millenni hanno lavorato per noi, si riposano, e siamo noi umani a lavorare per loro”.

Aspetto normativo

“I santuari oggiha comunicato d’Angelo – stanno vivendo una nuova fase. Dal 2023 le nostre strutture hanno ottenuto un riconoscimento giuridico e quindi per decreto legislativo sono stati definiti ‘rifugi permanenti’, detti santuari. Prima del 2023 eravamo totalmente equiparati agli allevamenti ed i nostri ospiti, gli animali residenti, erano considerati ‘carne che cammina’. Oggi invece sono tutti ‘non Dpa’, ossia, ‘non destinabili per l’alimentazione’, non commestibili, non commercializzabili e questo per noi è un grandissimo riconoscimento, un’ inversione di paradigma ed è stato fantastico”.

“Questo primo riconoscimento – ha dichiarato Sara d’Angelonon sopravvive alle emergenze sanitarie, infatti la peste suina africana è entrata in uno dei nostri santuari, in provincia di Pavia, e le istituzioni, hanno ordinato l’abbattimento dei maiali superstiti, tal quale agli animali dell’industria produttiva. Nonostante abbiamo cercato di difendere gli animali in tutti i modi, anche con azioni di disobbedienza civile, alla fine sono stati uccisi ugualmente. Abbiamo così lanciato una campagna che si chiama: ‘Giù le mani dai santuari’ con cui stiamo chiedendo maggiori tutele per gli animali residenti nei santuari e protocolli sanitari differenti, da poter applicare agli animali anche in presenza di qualunque tipo di emergenza sanitaria”.

“I santuariha concluso Sara d’Angelosono degli avamposti libertari, sono come una finestra spalancata su un’orizzonte diverso che nasce da una cultura e da un rapporto con il resto dei viventi, profondamente differente, quindi in qualche modo costituiscono una spina nel fianco, un ingranaggio difettoso in questa impalcatura di gabbie e finché non cambierà la coscienza ed il nostro sistema produttivo che è saldamente fondato sul sangue e sul sudore degli animali, la nostra posizione non verrà mai vista di buon occhio, perché noi mostriamo che gli animali sono tal e quali a noi, ognuno di loro è un individuo, unico al mondo, e desidera essere, come noi e voi, libero e felice”.

Il festival è stato promosso dall’Associazione Palindroma APS in collaborazione con il Comune di Assisi e con il patrocinio della Regione Umbria, Regione Abruzzo, Comune di Perugia e Comune di Roma Capitale.

 

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