Ad Assisi, in provincia di Perugia, è andata in scena la prima nazionale di ‘Alberi’ lo spettacolo di Giovanni Storti e del Professor Stefano Mancuso. Tra comicità e momenti di riflessione i due ci hanno accompagnato in un viaggio nel mondo della natura, ricordandoci la sua imprescindibile importanza, sottolineando quanto siamo ‘piccoli’ rispetto al mondo vegetale e quanto poco sappiamo sulle piante e “quel poco che sappiamo – come ha più volte ribadito Mancuso – è sbagliato”.
In Umbria, ad Assisi, in un luogo magico, con uno scenario da favola, di fronte alla Basilica Inferiore di San Francesco è andata in scena la prima mondiale di Alberi, lo spettacolo di e con Giovanni Storti ed il prof. Stefano Mancuso.

Lo show, sold out, che ha come sottotitolo ‘Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere’ è un viaggio appassionato alla scoperta dei misteri del mondo vegetale, tra natura, comicità e conoscenza: Giovanni Storti è un esploratore curioso e attento, il Professor Stefano Mancuso la sua guida sapiente e illuminata.
ALBERI fonde scienza ed arte in un evento unico, che con la giusta ironia, racconta un mondo poetico e stupefacente, e ci porta a riflettere e a conoscere tutto quello che non sapevamo, sul potenziale rivoluzionario delle piante.
Abbiamo scoperto delle informazioni sorprendenti per esempio che l’apparato radicale di una pianta di segale è lungo circa 650 km e che quello di un tiglio adulto, si stima possa essere un milione di volte più grande.
ALBERI, inserito nel cartellone dell’Umbria Green Festival ed organizzato in collaborazione con il Cortile di Francesco, ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sulla cruciale importanza del mondo vegetale per la vita sulla Terra, dimostrando come arte e scienza possano dialogare per generare consapevolezza e ispirare il cambiamento.
Il tutto è stato orchestrato magistralmente dall’illusionista e trasformista Arturo Brachetti. Grazie alla sua regia visionaria e poetica la narrazione è diventata magia e il pubblico è stato coinvolto in un’ atmosfera di grande suggestione.
Con le telecamere di Teleambiente eravamo lì
“Uno spettacolo – ha detto il regista Arturo Brachetti – che connubia la comicità di Giovanni Storti insieme alla sapienza di Stefano Mancuso ed è una forma nuova di spettacolo in cui noi possiamo raccontare attraverso le gag e le domande di Giovanni, che sono le domande di ognuno di noi, cos’è questo mondo meraviglioso che è quello delle piante”.
“La vegetazione del pianeta – ha spiegato – rappresenta, ho scoperto io dalle prove, il 97% della vita sulla terra quindi una cosa enorme che ci sovrasta e che sopravviverà a noi, razza umana, che ha solo 300.000 anni e quindi è importante che la gente lo impari e la maniera migliore per imparare una cosa, è imparare divertendosi, sorridendo, ridendo. Quindi la serata sarà piena di informazioni utili. Uscirete dal teatro, sicuramente più arricchiti e guarderete la pianta in un’altra maniera, soprattutto la amerete, forse vi verrà anche voglia di abbracciarla”.
Ad Arturo Brachetti questo spettacolo che cosa ha insegnato?
“A me ha insegnato di tutto – ha riferito Brachetti a Teleambiente – perché per me le piante erano, come dire, un decoro, una scenografia del mio quotidiano invece no, non è quello, è la mia sopravvivenza. Ho imparato per esempio che se devo stare mezz’ora tranquillo, è meglio che stia sotto una pianta. Se devo leggere un libro è meglio che stia in un bosco, se voglio farmi passare un’ansia è meglio che faccia un giro in un parco. Questo l’ho imparato, ma tantissime altre cose, le curiosità sulle piante, sul loro lavoro incredibile quasi magico, ed io faccio l’illusionista, che fanno le piante da ormai miliardi di anni”.
Il Brachetti illusionista lo continueremo a vedere?
“In questo spettacolo – ha continuato Arturo Bracchetti – non faccio truccazzi però ho creato un ambiente abbastanza magico. Per esempio in scena c’è questa pianta, che sembra spoglia, pianta che viene spostata, tra l’altro questa cosa è già una cosa magica di per sé, perché una pianta dove nasce morirà e invece noi la spostiamo. E poi ho aiutato Giovanni in un exploit che fa verso la fine dello spettacolo in cui lui si trasformerà, è molto divertente”.

Alle parole del registra Arturo Brachetti sono seguite quelle dei due protagonisti dello show, Giovanni Storti ed il prof. Stefano Mancuso
“Il prof ha sempre insistito – ha esordito Giovanni Storti a Teleambiente – voleva fare uno spettacolo con me, alla fine ci è venuta un’idea e quindi abbiamo deciso di farlo”.
“Questa è una cosa fondamentale. Oggi – gli fa eco il prof. Stefano Mancuso – parlare di questi temi è di sicuro la cosa più importante che si possa fare, Giovanni ha una popolarità straordinaria e negli ultimi anni si sta rivolgendo soprattutto a temi fondamentali legati all’ambiente, allora è importantissimo che se ne parli tanto. Guardi quello che sta accadendo appunto in questi giorni, ma non è soltanto in questi giorni, è anche fastidioso dover parlare del riscaldamento globale, quando iniziano le ondate di calore durante l’estate, bisognerebbe parlarne tutto l’anno e trovare delle soluzioni”.
“Noi – ha aggiunto Giovanni Storti – cercheremo di creare consapevolezza verso il mondo vegetale che ci circonda, questa è un po’ la mission. Sono molto curioso, sono appassionato, indago la natura, cerco di raccontarla, ed è questo che voglio fare”.
“A chi ci è venuto a vedere – ha proseguito Giovanni Storti, sempre a Teleambiente – lasciamo l’importanza degli alberi, gli alberi in realtà ci hanno creato, sono indispensabili senza di loro non possiamo niente”.
“Quello che normalmente le persone sanno delle piante – ha precisato il prof. Mancuso – è molto molto poco e quel poco che sanno è sbagliato. Quello che cercheremo di fare, sorridendo, è di dare informazioni corrette, di far capire davvero che cos’è un albero”.
La prima ad Assisi, in un luogo simbolico, in un anno simbolico, a 800 anni dalla composizione del Cantico delle creature di San Francesco, uno dei primi testi ambientalisti
“Questo è un momento particolare, particolarissimo e abbiamo organizzato lo spettacolo proprio per questo. Lo spettacolo doveva essere fatto fra 10 anni – hanno scherzato Storti e Mancuso – ci siamo parlati e visto che quest’anno cade l’ottocentesimo anno dal Cantico delle Creature, abbiamo deciso di farlo, perché aspettare 10 anni, sarebbe stato brutto. Lo abbiamo fatto apposta per questa data ultrastorica”.
La narrazione si snoda attraverso tre momenti diversi che riflettono le parti della pianta: radici, fusto e chioma. Si parla dell’intelligenza delle piante, della loro capacità di adattamento e di quanto la nostra presenza, numericamente insignificante, sia dipendente dalla loro.
Tutta l’umanità, se ammassata, starebbe in un spazio molto limitato: un cubo di 800 metri x 800 metri x 800 metri.
L’importanza di divulgare informazioni, anche serie, in uno spettacolo in cui si ride e ci si diverte.
“L’ironia – ha sottolineato Giovanni Storti – è una metodologia per arrivare più vicini alla gente, per arrivare a tutti. La comicità è un meccanismo inclusivo e quindi serve proprio per aiutare la comunicazione”.
“Poi – ha affermato ancora Stefano Mancuso – vogliamo dimostrare questa cosa che ora è diventata una specie di luogo comune: gli editori, televisione, giornali appena si parla della parola ambiente, esclusi voi di Teleambiente, si spaventano. La normale consapevolezza degli editori è che parlare di ambiente, vuol dire perdere spettatori, perdere clienti e noi invece vogliamo dimostrare che di questo problema se ne può parlare, in maniera affascinante, riuscendo a coinvolgere”.
A questo punto possiamo dire che il professor Mancuso ha preso il posto di Giacomo Poretti ed Aldo Baglio
“No – ha risposto deciso Giovanni – non possiamo dirlo, perché siamo su un altro piano, siamo piuttosto affiatati, ma è un altro ambito”.
“No no – ha concluso ironizzando Mancuso – sennò mi menano, sono permalosi”.


