Bottiglie di plastica, l’America Centrale è tra le aree più colpite dall’inquinamento

Bottiglie di plastica, l’America Centrale è tra le aree più colpite dall’inquinamento

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Bottiglie di plastica vecchie di oltre vent’anni e provenienti da altri continenti: tra i Paesi più colpiti dall’inquinamento da plastica ci sono quelli dell’America Centrale.

L’inquinamento da plastica è un problema globale che richiede azioni urgenti per evitare che le conseguenze – già in atto – per ambiente e salute siano sempre più gravi.

Nel 2020, secondo l’ultimo report dell’OCSE, sono state prodotte 435 milioni di tonnellate di plastica, di cui solo il 6% proveniente da fonti riciclate. Si stima che ogni anno oltre 52 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica finiscano disperse nell’ambiente, e una buona parte di queste finisce nei fiumi e poi in mare. Cifre che, senza azioni più incisive, sono destinate ad aumentare del 70% entro il 2040.

Tra i protagonisti dell’inquinamento da plastica ci sono le bottiglie, che viaggiano via mare attraverso i continenti per finire sulle spiagge e sulle coste insulari, specialmente quelle dell’America Centrale.

A dirlo è uno studio dell’Università di Barcellona pubblicato sul Journal of Cleaner Production. La ricerca, che ha interessato Messico, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perù e Cile, si è basata per la maggior parte sul supporto dei cittadini, grazie al coinvolgimento e alla collaborazione di 1.000 volontari e 200 leader locali di 74 organizzazioni sociali.

L’azione di citizen science si è svolta tra il 2023 e il 2024 con l’obiettivo di determinare la quantità, l’origine e la provenienza dei rifiuti.

Oltre al grande valore della citizen science, un elemento particolarmente notevole del lavoro svolto è l’uso intelligente delle informazioni contenute nelle bottiglie e nei loro tappi (etichette, incisioni) per ottenere informazioni chiave sul produttore, sulla data e sul luogo di fabbricazione”, ha spiegato il professor Miquel Canals, del Dipartimento della Terra e dell’Oceano dell’Università di Barcellona.

La ricerca ha evidenziato che la maggior parte delle bottiglie e dei tappi di plastica che inquinano le coste del Pacifico sono di origine locale (59,2%), prodotte principalmente da The Coca-Cola Company, Aje Group e PepsiCo. Il motivo può risiedere nell’elevato consumo di bevande in contenitori di plastica che si fa nei paesi dell’America Centrale, dalla cattiva gestione dei rifiuti e dal trasporto delle correnti oceaniche.

Sulle coste delle isole, invece, sono state identificate anche bottiglie provenienti dall’Asia (1,8%), dal Nord America (0,3%) e dall’Europa (0,04%). Nel 38,7% dei casi, l’origine delle bottiglie non è stata identificata.

I contenitori più comuni sono stati quelli di bibite analcoliche, energy drink e acqua, prodotti che riflettono le tendenze regionali nel consumo di bevande. La maggior parte delle bottiglie erano monodose e predominavano (con e senza tappo) nelle aree urbane e sulle spiagge della terraferma (54,9%), mentre le bottiglie con tappo erano più comuni sulle spiagge delle isole (73,4%).

In generale, la maggior parte delle bottiglie trovate aveva meno di un anno, ma durante la ricerca sono apparsi dei veri e propri “cimeli”: una bottiglia di Powerade del 2001, trovata su una spiaggia peruviana, e una bottiglia di Coca-Cola del 2002, ritrovata su un’isola cilena.

“Questi risultati indicano un modello spaziale nell’età degli oggetti: quelli più recenti predominano negli insediamenti umani, mentre quelli più antichi si trovano sulle spiagge, in particolare sulle spiagge delle isole oceaniche”, afferma il ricercatore Ostin Garcés-Ordóñez, autore principale dello studio e membro del Gruppo di ricerca consolidato in geoscienze marine dell’UB e dell’Università di La Guajira (Colombia).

Quanto emerso dalla ricerca sottolinea l’urgenza di intraprendere azioni più rapide ed efficaci contro l’inquinamento da plastica, rafforzando la gestione locale dei rifiuti e attuando azioni regionali per ridurne l’impatto ambientale. L’emergenza, però, riguarda anche le aziende produttrici: dato che i prodotti più consumati nella zona delle coste del Pacifico sono quelli monouso e monodose, lo studio raccomanda a coloro che li producono di passare a bottiglie riutilizzabili con un formato standardizzato.

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