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Buoni fruttiferi postali, piccoli risparmiatori traditi

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Il caso, emerso negli ultimi tempi e denunciato dal Movimento 5 Stelle: circa 30 mila risparmiatori, in larga parte provenienti dalle fasce più deboli della popolazione, si sono visti negare il rimborso da Poste per via di un’intervenuta prescrizione non adeguatamente comunicata. Il punto delle deputate Valentina Barzotti e Carmela Auriemma. 

Buoni fruttiferi postali a termine, scaduti per intervenuta prescrizione, a totale insaputa dei piccoli risparmiatori che si sono visti negare il rimborso da Poste. Un caso emerso negli ultimi tempi e denunciato a livello istituzionale dal Movimento 5 Stelle. In una conferenza stampa alla Camera, alcuni deputati, ma anche avvocati e un importante giurista come Aldo Angelo Dolmetta, già giudice della Corte di Cassazione, hanno spiegato che Poste, nonostante una grande espansione finanziaria, sta venendo meno agli obblighi di consegna del documento sulla durata e che solo in tempi recenti ai clienti veniva fornito il Foglio informativo analitico con le indicazioni della scadenza. Senza contare che fino al 2009, non esisteva neanche un elenco delle emissioni dei buoni. Una serie di lacune e mancanze che, alla fine, rischiano di colpire solo ed esclusivamente persone fragili, di certo non grandi speculatori. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha già multato Poste per 1,4 milioni di euro, ma l’azienda ha fatto ricorso al Tar e si attende l’esito. Intanto, però, le deputate Valentina Barzotti e Carmela Auriemma chiedono l’intervento delle istituzioni, a cominciare dal governo, per tutelare i piccoli risparmiatori traditi.

Il problema è che Poste ha collocato sul mercato, per conto di Cassa Depositi e Prestiti, dei prodotti che sono i cosiddetti buoni fruttiferi postali a termine, quindi con una certa scadenza. Per troppo tempo, Poste ha tenuto una scadenza ampia, all’incirca ventennale. Ad un certo punto, dopo il 2000, ha iniziato a collocare dei buoni di durata minore, senza però dare le informazioni ai piccoli risparmiatori. Ci tengo a sottolinearlo, perché Poste è un risparmio di prossimità e queste persone, che in genere sono fragili o povere, non hanno le competenze per potersi difendere. Si fidano, vanno da Poste per la fiducia e anche perché l’articolo 47 della nostra Costituzione tutela il risparmio e lo promuove in tutte le sue forme” – ha spiegato Valentina Barzotti, deputata del Movimento 5 Stelle – “Ad un certo punto, questi risparmiatori sono andati a chiedere gli interessi dei buoni fruttiferi postali e si sono sentiti rispondere che erano scaduti e andati in prescrizione da tempo. Il problema è che hanno perso sia il capitale che gli interessi, noi chiediamo che Poste prenda atto di questa situazione senza girarsi dall’altra parte e che il Ministero dell’Economia e delle Finanze costituisca un fondo per ridare ai consumatori e ai piccoli risparmiatori non solo il capitale, ma anche gli interessi. Non è giusto che queste persone abbiano perso i loro risparmi, c’è stato un provvedimento dell’Antitrust che ha sanzionato Poste per 1,4 milioni di euro. Parliamo di circa 30 mila piccoli risparmiatori ed è importante che il governo affronti la questione senza girarsi dall’altra parte“.

Questa battaglia viene sostenuta appieno dal Movimento 5 Stelle e infatti da tempo presentiamo emendamenti, ordini del giorno e interventi in aula per richiamare l’attenzione del governo su questa vera e propria truffa subita da 30 mila risparmiatori. Per lo più, si tratta di papà, mamme, nonni, che hanno sottoscritto questi buoni fruttiferi pensando di poter fare un piccolo investimento e un regalo ai figli e ai nipoti. Il Movimento 5 Stelle ha subito attivato una battaglia parlamentare ma adesso la porteremo anche nei territori” – il punto di Carmela Auriemma, presidente vicaria del Gruppo M5S alla Camera dei deputati – “Ci saranno varie iniziative, soprattutto al Sud dove i buoni fruttiferi postali sono molto diffusi, specialmente a partire dagli anni 2000 c’è stata una richiesta crescente. Ci teniamo a ribadire che parliamo di piccoli risparmiatori, per lo più deboli“.

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