Contiene anche delle nuove misure contro il caporalato, il Dl agricoltura convertito in legge a luglio.
Contro la pratica di sfruttamento sistematico della forza lavoro in agricoltura sono previsti due nuovi strumenti.
Un Sistema informativo consentirà la condivisione dei dati che riguardano il settore tra le amministrazioni statali e le Regioni.
Nel dettaglio, il Masaf fornirà i dati sulla situazione economica delle imprese agricole e il calendario delle colture, le Regioni condivideranno i dati su trasporti e alloggi dei lavoratori del settore, l’INAIL condividerà i dati sugli infortuni e sulle malattie professionali nelle aziende, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro darà i dati ottenuti durante le ispezioni compiute preso le aziende, Grazie all‘incrocio dei dati dovrebbe essere più facile individuare le realtà che si avvalgono del caporalato.
L’altro nuovo strumento previsto dal Decreto è una Banca Dati appalti agricoli, istituita presso l’INPS, che consente una valutazione dei soggetti appaltatori in agricoltura. A tale Banca Dati si potranno iscrivere le imprese che intendono partecipare agli appalti delle imprese agricole. I requisiti di qualificazione dell’appaltatore saranno individuati in un futuro Decreto.
Tali strumenti dovranno permettere lo sviluppo di una nuova strategia per il contrasto al caporalato, fenomeno che riguarda 230mila lavoratori nel nostro Paese.
In particolare i Carabinieri dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro avranno accesso a tutte le informazioni e le banche dati trattate dall’INPS. INPS e INAIL avranno 514 nuovi funzionari addetti alla vigilanza.
Nonostante le novità introdotte, rimane l’esigenza di contrastare il fenomeno alla radice ovvero intervenendo sui meccanismi che regolano l’ingresso in Italia di forza lavoro. Troppo rigide le norme che contingentano l’arrivo di lavoratori rendendo l’ingresso illegale nel Paese l’unica via per troppi lavoratori che, privi di tutele, finiscono preda dei caporali.
In una nota Coldiretti e Filiera Italia hanno fatto appello affinché sia superato il click day (meccanismo che in una data precisa consente soltanto a un numero limitato di lavoratori di ottenere l’ingresso della forza lavoro di cui ha bisogno): “consentendo una pianificazione maggiore delle risorse umane necessarie nei periodi stagionali specifici che l’attività agroalimentare prevede. Se gli Stati Uniti hanno aumentato la competitività delle loro filiere rispetto all’Europa lo si deve ad una migliore gestione delle politiche di immigrazione che consentono di disporre di flussi pianificati che sempre più sono indispensabili alla crescita del nostro made in Italy”.
Altri nodi cruciali su cui non interviene il Decreto sono la questione del trasporto verso il luogo di lavoro e degli alloggi dei lavoratori sfruttati. Proprio in cambio dell’offerta di trasporto e di un alloggio fatiscente il caporale chiede una tangente e ottiene così il controllo e lo sfruttamento del lavoratore stagionale. Difficile che le Regioni possano fornire dei dati riguardanti alloggi e trasferimenti dei lavoratori poiché questi avvengono totalmente in nero, e quindi senza lasciare alcuna traccia.
In Italia l’Agro Pontino è una delle zone più interessate dal fenomeno. In questo contesto è avvenuta la morte di Satnam Singh, bracciante indiano morto per dissanguamento per non essere stato soccorso dal datore di lavoro dopo avere perso il braccio in un incidente di lavoro. Proprio la situazione dell’Agro pontino viene raccontata nel nostro TA Magazine dedicato alla lotta la caporalato:


