Carne coltivata: opportunità o rischio? L'inchiesta di Teleambiente

Carne coltivata: opportunità o rischio? L’inchiesta di Teleambiente

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Carne coltivata: opportunità o rischio? Ecco l’inchiesta di Teleambiente sulla “cultivated meat” con i pareri del farmacologo Giorgio Cantelli Forti, di Domiziana Illengo (LAV) e di Claudio Pomo (Essere Animali).

Bistecche senza maiali morti, bastoncini senza merluzzi pescati e uova senza galline. Il cibo creato in laboratorio potrebbe arrivare sulle nostre tavole. E così, tra chi non ne vuole sentire nemmeno parlare e chi non vede l’ora di provarlo, l’opinione pubblica è spaccata in due. Di certo, in Israele, alcune aziende concentrate nella cosiddetta Food Tech Valley lavorano giorno e notte per realizzare alimenti in provetta. Ma come si produce la carne coltivata? “Questo alimento è realizzato, attraverso la biopsia di un muscolo, con le tecniche dell’ingegneria genetica“, ha spiegato a Teleambiente Giorgio Cantelli Forti, farmacologo e Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura. “Come ricercatore, io sono favorevole alle nuove sfide della comunità scientifica, ma è necessario dimostrare sia la sicurezza del novel food sia i suoi reali vantaggi“.

Fettine, cotolette e polpette prodotte, dunque, dalle cellule animali. Ma la cultivated meat – considerata più sostenibile rispetto alle bistecche prodotte nei macelli – arriverà mai nel nostro Paese nonostante alcune resistenze della politica? A rispondere a questa domanda è stata Domiziana Illengo, Responsabile Settore Alimentazione Vegana della Lega Antivivisezione (LAV): “Se l’Europa identificherà la carne coltivata come cibo sicuro, l’Italia non potrà vietarne l’acquisto e l’importazione. Secondo uno studio di Gaia.Be, il 54% dei nostri connazionali è interessato a provare il nuovo alimento“.

 

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Una transizione alimentare che potrebbe portare oltretutto alla progressiva chiusura degli allevamenti intensivi. “Ed ecco perché la carne coltivata, che non prevede nemmeno l’utilizzo di antibiotici soliti contribuire all’antibiotico-resistenza, può essere una grande opportunità. Il sistema dell’industria della morte non solo genera sofferenza per miliardi di animali, ma è anche rischioso per noi esseri umani. All’interno degli stabilimenti si sviluppano, infatti, le zoonosi. Abbandonare un sistema basato sugli allevamenti intensivi è, dunque, fondamentale per il futuro della nostra stessa società“, ha sottolineato Claudio Pomo, Responsabile Sviluppo di Essere Animali.

 

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Uno studio dell’Istituto di Ricerca e di Consulenza CE Delft pubblicato da The Good Food Institute Europe (GFI Europe) nel 2021 ha ribadito oltretutto che l’arrivo della carne coltivata potrebbe contribuire a salvare il pianeta Terra sempre più in sofferenza a causa delle attività antropiche poco sostenibili. E così, rispetto alla carne ottenuta per macellazione, la produzione su larga scala di cultivated meat potrebbe ridurre il riscaldamento climatico globale fino al 92%, l’inquinamento fino al 93%, lo sfruttamento del suolo fino al 95% e lo spreco di acqua fino al 78%.

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