Causa problemi ai reni e alle ossa e in Europa siamo sovraesposti: la contaminazione da cadmio cresce sempre di più, alimentata da un’agricoltura “avvelenata”.
Glifosato, nitrati, ma non solo. Nel settore dell’agricoltura c’è preoccupazione anche per il cadmio, un metallo pesante contenuto nei fertilizzanti.
Questa sostanza, il cui limite in Europa è attualmente fissato a 60 mg/kg per i concimi a base di fosfato, attraverso il cibo trattato finisce sulle nostre tavole e può avere effetti dannosi sulla salute.
A lanciare l’allarme è il Centro Studi e Ricerche del Parlamento europeo (EPRS), che già dal titolo del rapporto non va tanto per il sottile: “Contaminazione da cadmio nell’UE: una sfida crescente”.
Nel briefing di nove pagine si evidenzia come i dati del 2026 confermino la “sovraesposizione cronica da cadmio in tutta l’UE”. Oltre al fumo, la principale fonte di esposizione a questo metallo pesante tossico sono gli alimenti.
Cereali e prodotti a base di cereali rappresentano circa il 26,9% dell’esposizione alimentare, seguiti da verdure (16%) e tuberi amidacei/patate (13,2%). Sebbene questi alimenti siano presenti e consumati in tutta l’Unione europea, in Irlanda, Germania, Spagna, Polonia e Slovenia le concentrazioni medie di cadmio nei cibi sono più alte.
Un consumo eccessivo e prolungato di cadmio, anche se in tracce, può causare danni irreversibili a reni e ossa.
In Europa, la principale fonte di contaminazione sono i fertilizzanti fosfatici, utilizzati sulla pianta per accelerare la maturazione dei frutti e favorire l’assimilazione di azoto e potassio. Questi concimi contribuiscono al 55% del cadmio aggiunto annualmente ai terreni agricoli europei, causando “l’accumulo di questo metallo pesante tossico nel 45% dei suoli agricoli a una velocità superiore a quella di rimozione”.
Le norme attualmente in vigore, secondo il briefing, sono “frammentarie e scientificamente insufficienti”. Nonostante questo, il piano d’azione sui fertilizzanti della Commissione europea del maggio 2026 ha perso l’occasione di “fissare obiettivi più rigorosi”.
Il limite raccomandato di cadmio nei fertilizzanti, secondo il report dell’EPRS, è quello indicato dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ambientale e sanitaria francese (ANSES), secondo cui il valore non dovrebbe superare i 20 mg di cadmio/Kg P₂O₅.
Ma il problema non può essere risolto solo abbassando il limite del metallo pesante nei fertilizzanti: va considerata anche la disponibilità di rocce fosfatiche a basso contenuto di cadmio.
Queste ultime provengono principalmente da fonti geopoliticamente problematiche, come la Russia, da cui l’Ue sta cercando di ridurre la propria dipendenza dopo lo scoppio del conflitto con l’Ucraina. Secondo i dati del report, però, le importazioni di roccia fosfatica russa in Europa sono aumentate del 28% nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo il livello più alto dall’inizio della guerra.
L’Ue, dunque, cerca di risolvere il problema della contaminazione da cadmio ma al contempo continua a finanziare Mosca, che nei primi tre mesi dell’anno ha ricevuto 53,8 milioni di euro per l’import di roccia fosfatica.
Secondo il briefing, la prossima opportunità di Bruxelles per stabilire limiti di cadmio “più sicuri e vincolanti” sarà la prossima revisione del Regolamento (UE) 2019/1009 sui fertilizzanti, prevista per il 1° gennaio 2030.


