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Cina, la capacità di energia eolica e solare supera quella termica

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Il Paese resta ancora il principale responsabile dell’emissione di sostanze inquinanti e climalteranti, ma ha avviato un percorso di decarbonizzazione ambizioso e virtuoso. Merito anche della disponibilità di risorse naturali e di tecnologie, ma anche di una volontà politica opposta rispetto a quella degli Stati Uniti, che sono il secondo Paese maggiormente responsabile della crisi climatica.

La Cina è ancora il Paese più inquinante e maggiormente responsabile di emissioni di gas climalteranti al mondo, ma ha iniziato un percorso di decarbonizzazione che si sta dimostrando virtuoso nei fatti. Due diverse tipologie di dati, in particolare, lo confermano. Se, stando al rapporto 2024 della nuova energia eolica installata in tutto il mondo del Global Wind Energy Council, lo scorso anno ha visto un record per la nuova capacità (117 GW), gran parte del merito va infatti a Pechino. La diffusione dell’eolico nel mondo, infatti, è decisamente poco omogenea e sono pochi i Paesi a contribuire: la Cina, nel 2024, con 79.824 MW di nuova capacità installata, ha sbaragliato gli Stati Uniti (+4.058 MW) che in questa particolare classifica si sono piazzati al secondo posto.

Inoltre, e forse questo è un dato ancora più interessante, per la prima volta in Cina la capacità di energia rinnovabile (eolica e solare) ha superato per la prima volta quella termica, alimentata principalmente a carbone. Secondo i dati diffusi dall’Ente nazionale cinese per l’energia, nel primo trimestre del 2025 la nuova capacità di energia eolica e fotovoltaica installata ha raggiunto i 74,33 milioni di KW, portando così la capacità installata complessiva a 1,482 miliardi di KW. La capacità installata totale di energia termica, invece, si ferma a 1,451 miliardi di KW.

La Cina resta ancora il Paese che emette più gas serra climalteranti, ma ha annunciato un percorso di decarbonizzazione lento ma ambizioso. Il governo di Pechino punta infatti a raggiungere il picco delle proprie emissioni di carbonio entro il 2030, ma raggiungendo la neturalità carbonica entro il 2060. Il carbone resta la principale fonte dell’energia del Paese (circa il 60% del fabbisogno energetico nazionale), ma l’avanzata delle rinnovabili appare inarrestabile: la Cina, da sola, ha una capacità eolica e solare quasi doppia rispetto a quella del resto del mondo.

Non potrebbe essere altrimenti: questo percorso di decarbonizzazione è possibile anche grazie alla disponibilità di materie prime, di tecnologie e di ‘know-how’. Grazie alla naturale disponibilità di una risorsa indispensabile come il litio e altri minerali rari, la Cina è ormai il leader assoluto nella produzione di impianti fotovoltaici e delle loro componenti. Sfruttando le caratteristiche naturali di gran parte del proprio territorio, a cominciare dalla ventosità, Pechino domina da tempo anche la classifica dello sviluppo dell’eolico, grazie ad un numero sempre più in crescita di parchi, sia off-shore che installati sulla terraferma.

E se Donald Trump ha nuovamente ritirato gli Stati Uniti, secondo Paese più inquinante al mondo, dall’Accordo di Parigi sul clima, la Cina intende fare esattamente l’opposto. Anche se la lotta alla crisi climatica appare destinata a sparire dall’agenda politica globale, Xi Jinping ha ribadito che il suo Paese non farà passi indietro. “Indipendentemente da come cambi la situazione internazionale, i nostri sforzi non rallenteranno” – le parole del leader cinese – “Entro l’inizio della prossima COP30, a novembre, annunceremo i nostri impegni di riduzione dei gas serra entro il 2035, che riguarderanno tutte le sostanze climalteranti e non solo la CO2“.

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