Il ritorno del carbone nella centrale di Torrevaldaliga Nord è dovuto alla crisi innescata dalla guerra tra Russia e Ucraina, ma non solo.
Riconversione green. Anzi, no: ritorno al carbone, anche a pieno regime, se necessario. Sono giorni di grande incertezza e preoccupazione, per gli abitanti di Civitavecchia, dove la centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, che doveva essere riconvertita al fotovoltaico (come aveva annunciato l’azienda), potrà tornare a produrre carbone. “I cittadini sono preoccupati, ci arrivano segnalazioni e ci si chiede cosa esca da quella ciminiera“, denuncia il sindaco di Civitavecchia, Ernesto Tedesco.
Enel, dal canto suo, si è adeguata alla linea indicata da Mario Draghi per sopperire alla possibile mancanza di gas dalla Russia. Ma spiega che gli obiettivi di decarbonizzazione (da raggiungere entro il 2025) restano validi. Il ritorno al carbone potrebbe avere un notevole impatto ambientale, a causa dell’ingente capacità produttiva della centrale. “8,5 milioni di tonnellate di emissioni annuali di anidride carbonica, su un totale di 11,4 milioni tonnellate emesse in tutto il Lazio, provengono proprio da Torrevaldaliga Nord. Parliamo della prima centrale a carbone in Italia per emissioni di CO2“, ha denunciato Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.
Il massimo carico potenziale di ognuno dei tre gruppi presenti a Torrevaldaliga Nord è di 650 megawatt e quello attuale è sui 500-550. L’aumento della produzione è dovuto indubbiamente alla crisi energetica scaturita dal conflitto russo-ucraino, ma anche da altri fattori, alcuni dei quali programmati: uno dei tre gruppi, infatti, lo scorso anno è stato spento circa quattro mesi per lavori di manutenzione. Con l’inverno, la produzione è gradualmente aumentata e a preoccupare cittadini e ambientalisti non c’è solo la colonna di fumo che si leva dalla centrale. C’è infatti da considerare soprattutto l’inquinamento interno, perché i filtri utilizzati nella centrale sono molto efficaci e trattengono enormi quantità di inquinanti. E intanto, si moltiplicano le navi carboniere pronte a scaricare: per i civitavecchiesi, un brutto ritorno al passato, dove le navi, comprese quelle da crociera, sono state la causa principale dell’inquinamento.
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I cittadini di Civitavecchia, in passato, si sono mobilitati per la salute e per l’ambiente, ma senza grandi risultati. Il dottor Paolo Giardi, 85 anni, medico in pensione e portavoce del Comitato dei medici per la difesa dell’ambiente e della salute, ha spiegato: “L’immissione massiva delle particelle che nascono dalla combustione del carbone, ad alto contenuto di zolfo, mette a repentaglio non solo la salute umana, ma anche l’ecosistema vegetale perché le particelle poi ricadono in mare e sulle coltivazioni“.
I rischi per la salute vengono messi in chiaro anche il pediatra Giovanni Ghirga, esperto dei rapporti tra inquinamento e disturbi del neurosviluppo. “Vivere vicino a centrali a carbone può causare disturbi come ritardo del linguaggio, sindrome dello spettro autistico, disturbo dell’attenzione” – spiega il dottor Ghirga – “Da 70 anni Civitavecchia è al servizio di tutta la nazione ma ha la legittima aspirazione di essere pilota nel percorso verso le rinnovabili. Abbiamo il diritto di sapere se il progetto di decarbonizzazione rischia di fermarsi“.


