Guerra in Ucraina, Nicolai Lilin: “Putin sbaglia, ma l’Occidente deve cambiare visione”

Tabella dei Contenuti

Lo scrittore di origini russe, Nicolai Lilin, grande conoscitore di Vladimir Putin (è autore del libro Putin, l’ultimo zar) è il protagonista della diretta di Teleambiente, in cui si affrontano diverse tematiche relative al conflitto tra Russia e Ucraina.

Cosa non abbiamo compreso noi occidentali di Vladimir Putin?

Nel mondo e nella geopolitica esiste una moltitudine di opinioni, non esiste una sola linea giusta. Ogni singolo Paese o potere ha i propri interessi e la propria linea di visione, per capire il mondo dobbiamo capire e ascoltare le opinioni degli altri, che non significa appoggiare o giustificare. Gli Stati Uniti e la Nato hanno massacrato milioni di iracheni solo perché Colin Powell aveva mostrato quella fialetta davanti al mondo. Se non capiamo le ragioni, non possiamo fare valutazioni chiare e obiettive. L’Occidente ha la colpa di interpretare il mondo con una superiorità ingiustificata, noi occidentali ci crediamo superiori e ci rapportiamo agli altri in modo errato. Poi usiamo i doppi standard: siamo capaci di manifestare vicinanza ai bambini colpiti in un Paese e ignoriamo altri bambini colpiti dalla guerra in un altro Paese, solo perché lì la guerra la facciamo noi o i nostri partner. In Afghanistan abbiamo vissuto una follia fino alla fine, quando gli Stati Uniti hanno lasciato il Paese in quel modo assurdo. Quando parliamo di Putin, dobbiamo essere chiari: è un dittatore autoritario che da oltre 20 anni è al potere, è lontano dall’ideale politico occidentale. Per lui, e per chi lo sostiene, un cambio di presidenza ogni quattro anni è un segno di debolezza politica. Qui siamo sul fronte delle opinioni, possiamo non condividerle ma dobbiamo cercare di comprenderle“.

La verità sul disastro ambientale a Norilsk in Siberia. Intervista a Nicolai Lilin

Anche in Russia ci sono manifestazioni popolari contro la guerra. Quanto è importante l’opposizione dei cittadini contro Putin?

Le manifestazioni ci sono, non tutti vengono arrestati o sterminati come era accaduto in Ucraina nel 2014, quando cambiò il Governo. Voglio ricordare un mio caro amico, intellettuale ucraino: Oles Buzina, grande antropologo e patriota, una persona libera che non era d’accordo con alcuni meccanismi poco democratici che vide dopo il 2014. I neonazisti, vicini a Poroshenko, gli hanno sparato in testa sulla porta di casa. E ci sono battaglioni neonazisti che sono stati integrati nell’esercito ucraino come se niente fosse, hanno ancora le mostrine delle divisioni delle SS. La storia di Oles Buzina non è poi così diversa da quella di Anna Politkovskaja, che fu uccisa non tanto perché si oppose alla politica di Putin, ma perché toccò gli interessi economici degli oligarchi. A me piacerebbe che la Russia dimostrasse una visione più ampia e aperta, questo non avviene anche perché molti russi vivono nella paura di non trovare un filo conduttore con l’Occidente. I russi temono l’Occidente, hanno visto cosa ha fatto in Iraq, in Afghanistan, in Siria e nel Nord Africa e sanno che gli Stati Uniti sono il Paese che ha bombardato più Paesi al mondo dalla Seconda guerra mondiale a oggi. Purtroppo, questa differenza di posizioni viene sfruttata dalla politica, che gioca sui contrasti ideologici e sulla paura. Vladimir Putin, seguendo le sue ambizioni geopolitiche, è appoggiato dalla maggioranza dei russi perché l’Occidente lo ha permesso. La Russia è un Paese norme, non ha solo le grandi metropoli, ma anche le zone rurali e profonde, dove Putin ha un grandissimo consenso“.

Russia e Bielorussia sono state escluse da tutte le competizioni sportive, comprese le Paralimpiadi. Una risposta sbagliata da parte dell’Occidente? 

L’Occidente ha perso la sua identità, sostituendola con l’impulso irrazionale, e questo si manifesta nell’incoerenza delle azioni. Oggi viviamo in una società regolata dall’impulso del consumismo e della mancanza di spirito critico. Sì, Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e sono d’accordo, ma non tutti sanno che dal 2014, nel Donbass, la popolazione russofila viene sterminata indiscriminatamente dai neonazisti, riuniti in formazioni paramilitare con il beneplacito della polizia. Lo confermano anche associazioni indipendenti e di certo non filorusse, come Amnesty International. La narrazione occidentale però ha omesso questi fatti. Dobbiamo lasciare da parte la nostra crisi identitaria, rischiamo di arrivare al collasso della nostra società e di trovarci in un mondo orwelliano. Viviamo in una società che ha annichilito il nostro legame con la natura e con l’ambiente“.

Incendi in Siberia, Nicolai Lilin: “Non è ancora finita”

Le sanzioni occidentali hanno colpito duramente l’economia e la finanza della Russia. Il Paese rischia un golpe interno, specialmente da parte dei potentati economici?

La Russia è uno dei Paesi più corrotti al mondo ed è sotto gli occhi di tutti. Il flusso di denaro dalla Russia ha fatto comodo a lungo all’Occidente, ora le sanzioni hanno stravolto il mercato tra l’Europa e la Russia. La situazione attuale fa comodo soprattutto agli Stati Uniti, che stanno realizzando il loro progetto di mantenere l’egemonia economica e militare in Europa. Per loro la Russia è un pericolo, non è un partner e lo vorrebbero come un vassallo. George Bush Sr. ed Helmut Kohl dettavano la linea a Gorbaciov, loro vorrebbero tornare a quella epoca. Vladimir Putin invece non vuole essere un vassallo e questo a loro non va bene. Anche qui, se pensiamo che gli oligarchi possano rovesciare Putin, sbagliamo la nostra visione: da occidentali, pensiamo erroneamente che la Russia sia un Paese europeo. La simbologia è tutto, l’aquila bicefala rappresenta la natura della Russia, che da un lato guarda all’Occidente e dall’altro guarda all’Asia. Siamo a un passo da una crisi ancora più grave di quella del 1998, quando Boris Eltsin per evitare la guerra civile dovette passare il potere a Putin che era sostenuto da tantissimi oligarchi. Oleg Deripaska, magnate russo non vicino a Putin, ha analizzato bene la situazione. La prima soluzione è la pace, ma dopo sarà necessario stabilire chi comanda e chi si assume le responsabilità in Russia, e poi occuparsi del popolo. Il rublo è come se non esistesse più, resteranno pochissimi partner bancari. Il commercio internazionale della Russia si sposta sempre di più verso la Cina e l’Asia, un mercato più ricco anche se considerato meno prestigioso di quello occidentale. Non è un caso che Deripaska non viva più a Mosca, ma in Siberia, più vicino alla Cina“.

Emergenza grano in Italia, la guerra potrebbe bloccare le forniture di materie prime alimentari

La Cina aveva chiesto alla Russia di non invadere l’Ucraina prima della fine delle Olimpiadi, anche se Pechino ha smentito. La Cina e l’India si sono astenute dalla mozione Onu contro la Russia sui crimini di guerra, qual è il ruolo di Pechino oggi?

La forza della Cina è che l’economia è ancora in forte sviluppo, non è di certo già arrivata. A livello politico, anche se in modo velato, la Cina sostiene la Russia perché per loro è un importante partner energetico. Nei loro programmi energetici, che vengono progettati per 25-30 anni, il gas russo ha un ruolo assolutamente centrale. Personalmente, ritengo più credibile la Cina degli Stati Uniti, in Iraq hanno massacrato civili per un falso pretesto e non hanno mai chiesto scusa. Gli Usa per me non sono una fonte di verità, ma tutto il contrario. Dubito che la Cina sapesse che Putin volesse davvero invadere l’Ucraina, si poteva prevedere e ipotizzare ma non c’erano certezze. Giulietto Chiesa, ad esempio, nel 2014 ipotizzò che la terza guerra mondiale potesse partire proprio dall’Ucraina. I Paesi che si sono astenuti in quella mozione Onu sono Paesi contrapposti tra loro, come ad esempio India e Pakistan: la situazione russa ha compattato nemici storici che hanno preso insieme una importante decisione politica“.

Da occidentale, dico che l’arma più importante a nostra disposizione è la diplomazia. Non possiamo pensare di armare gli ucraini che hanno già a disposizione un importante arsenale che può essere spostato liberamente contro la Russia” – continua Nicolai Lilin “Dostoevskij oggi viene dipinto addirittura come sostenitore di Putin, ma è un punto di incontro fondamentale tra la cultura occidentale e quella russa. Lui stesso è stato influenzato, ad esempio, dalla cultura di Charles Dickens. L’Italia resta un Paese assoggettato agli Stati Uniti, ma dobbiamo negoziare con Putin, evidenziare il fallimento della guerra (umano, militare, economico e politico) ma anche concedere qualcosa alle sue ambizioni geopolitiche, a condizione che questo non avvenga mai più“.

L’Europa è troppo dipendente dalla Russia dal punto di vista energetico, Italia e Germania sono i Paesi più esposti. Quanto può influire questo sull’andamento del conflitto?

Il problema della dipendenza energetica, in tempi non sospetti, era stato sollevato dai movimenti ambientalisti. Costruire la propria economia sulla dipendenza da un altro Paese è molto rischioso, dobbiamo concentrarci sullo sviluppo di energie rinnovabili, anche perché è bene avere un mondo più pulito. Il gas e i combustibili fossili non sono fonti di energia pulita. Per come la vedo io, l’Italia dovrebbe allontanarsi dalla Nato e sviluppare una autonomia energetica investendo nell’eolico e nel fotovoltaico, per fortuna vento e sole qui non mancano. Poi dovremo anche ripensare la nostra tendenza al consumo sfrenato. Se non compreremo più il gas russo, ci sarà un contraccolpo per Mosca, ma ci sono già Paesi come la Cina che lo stanno facendo al posto nostro“.

In questo momento, l’unico pensiero non può che andare al popolo ucraino che sta subendo un’ingiusta aggressione. Posso solo sperare nell’efficacia della diplomazia. No alla guerra, sì alla pace“, conclude Nicolai Lilin.

Pubblicità
Articoli Correlati