Rappresentanti politici e istituzionali, ma anche importanti ricercatori, tra i protagonisti di una conferenza alla Camera dei deputati, organizzata dalla Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza e da UNICEF Italia. Presenti, ovviamente, anche i ragazzi di tre istituti superiori di Roma: sono loro a rischiare di pagare il prezzo più alto della crisi climatica.
La lotta alla crisi climatica come diritto, presente e soprattutto futuro, delle giovani generazioni. Questo il tema principale intorno a cui si è sviluppata una ricca e corposa conferenza, organizzata alla Camera dei deputati dalla Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza e dal Comitato Italiano per l’UNICEF. Un incontro a cui hanno partecipato anche alcuni ragazzi di tre istituti superiori di Roma: sono proprio gli adolescenti coloro che pagheranno il prezzo più alto dell’inazione climatica, nonostante il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, ormai due anni fa, abbia stabilito il diritto dei bambini alla vita in un ambiente pulito, sano e sostenibile.
Esponenti politici e istituzionali, ma anche importanti ricercatori, hanno illustrato ai ragazzi e a tutti i partecipanti alla conferenza diversi dettagli di una situazione ancora reversibile ma sempre più preoccupante, specialmente in un momento storico in cui l’unità di intenti nella lotta al cambiamento climatico sta venendo sempre meno.
“Il commento generale numero 26 che abbiamo presentato oggi è una norma di interpretazione autentica che il Comitato fa insieme all’ONU. È molto importante perché mette in evidenza alcuni punti fondamentali, e soprattutto quello che è il futuro di un dibattito intergererazionale. Non possiamo pensare solo a qui e ad ora, dobbiamo pensare anche a quello che accadrà e a ciò che lasciamo” – ha spiegato il dottor Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia – “Recentemente, anche la nostra Corte Costituzionale ha riconosciuto, in riferimento agli articoli 9 e 41 della Costituzione, che esiste non un diritto immediato, ma un diritto futuro, che ci obbliga a lasciare un mondo come lo abbiamo trovato o anche migliore. Su questo, noi stiamo lavorando nell’interesse di tutti i bambini e le bambine del mondo“.
“Il problema è reale, perché nessuno può discutere sul fatto che il clima ha subito una serie di oltraggi da parte delle generazione passate e anche da quella attuale. Le generazioni future si ritroveranno un clima e un ambiente degradato, in teoria gli strumenti internazionali ci sono ma non vengono attuati e ci accorgiamo che c’è un ritardo culturale non solo in Italia, ma in generale un po’ in tutti i Paesi industrializzati. Bisogna cambiare paradigma, bisogna cambiare mentalità” – il punto del professor Carlo Curti Gialdino, docente di Diritto diplomatico-consolare internazionale ed europeo dell’Università di Roma La Sapienza – “Faccio un esempio: l’anno scorso è stata incardinata, davanti alla suprema giurisdizione delle Nazioni Unite, la Corte Internazionale di Giustizia, una domanda di parere richiesta dall’Assemblea Generale dell’ONU. Di fronte alla Corte, sono venuti un centinaio di Stati e undici organizzazioni internazionali: perché l’Italia non ha presentato osservazioni scritte né è andata all’udienza a dire cosa pensa del problema? Questo, secondo me, è un esempio di trascuratezza e menefreghismo. Speriamo che, attraverso i giovani che abbiamo invitato oggi, di poter invertire, con le future generazioni, questo trend“.
“La generazione che verrà pesantemente colpita dal cambiamento climatico, già in essere adesso, sono proprio i bambini di oggi che, a fine secolo, saranno anziani di 70-80 anni che si troveranno a dover fare i conti con un clima molto differente da quello che hanno vissuto i loro genitori. Da questo punto di vista, fa rabbia vedere anche un certo immobilismo a livello globale sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica” – ha spiegato il dottor Gianmaria Sannino, responsabile di Divisione Direzione CLIMAR-ENEA – “La fuoriuscita, un’altra volta, degli Stati Uniti dalle COP che vengono organizzate sistematicamente a livello internazionale proprio per trovare un accordo globale sulla riduzione di anidride carbonica, sono messaggi che fanno sicuramente male. Male a noi genitori, perché ci troviamo a dover affrontare un problema senza più i grossi player, sappiamo benissimo che il singolo cittadino americano è quello che emette più anidride carbonica di ogni altro cittadino sulla Terra. Gli Stati Uniti sono il secondo Paese che emette più anidride carbonica nel nostro Pianeta e vederli venire meno da questo lavoro internazionale di riduzione della CO2 sicuramente non è un buon messaggio“.
“Evitare di parlare di cambiamento climatico e di metterlo al primo posto della nostra agenda è un grosso problema per i nostri giovani, perché sono loro che saranno i più impattati. La battaglia del negazionismo climatico, come dico sempre, è un po’ una battaglia di retroguardia, nel senso che il fronte sta arretrando. E infatti ora iniziano a dire: ‘Sì, ok, il riscaldamento globale esiste ed è colpa dell’uomo, ma non possiamo distruggere la nostra economia ed è troppo tardi’. La responsabilità è di tutti: va cambiata la narrazione” – il commento del dottor Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche – “La responsabilità è dei media, ma anche di noi scienziati, che dobbiamo metterci sempre più nell’arena, non tanto per fare il lavoro dei politici perché non abbiamo le competenze di gestione del bene pubblico, ma per fornire strumenti concreti per la risoluzione del problema. Strumenti che siano scientificamente fondati ed efficaci, ci sono tante cose che vanno per il giusto verso per il ‘green’, ma anche tante altre che sono semplicemente greenwashing, non pesano e sono una presa in giro“.


