In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Clima, il 2025 è il quarto anno più caldo in Italia dal 1961; 2) Mobilità elettrica, in Europa la rete cresce più delle auto; 3) A Prato nasce il Textile Hub per il riciclo del tessile; 4) Esistono davvero creme solari ecologiche?
In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Clima, il 2025 è il quarto anno più caldo in Italia dal 1961: Il cambiamento climatico non è più una prospettiva futura, ma una realtà con cui l’Italia deve già fare i conti. Il 2025 è stato infatti il quarto anno più caldo dal 1961, con una temperatura media nazionale superiore di 1,03 gradi rispetto al periodo climatico di riferimento 1991-2020. A tracciare il quadro è un’analisi del Centro Studi sul Cambiamento Climatico di Greenway ed Ecogest, basata sui dati di SNPA, Protezione Civile e ARPA regionali. Il riscaldamento interessa tutto il Paese, mentre aumentano le notti tropicali e diminuiscono i giorni di gelo. Preoccupa anche il Mediterraneo, con una temperatura media dei mari italiani arrivata a 20 gradi, oltre un grado sopra la media del periodo di riferimento. E se al Nord crescono i rischi legati alle alluvioni, il Mezzogiorno deve fare i conti con una siccità sempre più persistente. Il 2025 ha mostrato inoltre un nuovo paradosso climatico: le precipitazioni complessive sono state nella norma, ma sempre più concentrate in eventi intensi, alternati a lunghi periodi senza pioggia. Secondo gli esperti, accanto alla riduzione delle emissioni servono ora interventi strutturali di adattamento, dalla gestione dell’acqua alla manutenzione del territorio, fino a città più resilienti e sistemi di allerta sempre più efficaci.
2) Mobilità elettrica, in Europa la rete cresce più delle auto: Sono 1,1 milioni le colonnine di ricarica pubbliche presenti oggi nell’Unione europea, un numero cinque volte superiore rispetto al 2020. Un dato che fotografa la forte crescita delle infrastrutture dedicate alla mobilità elettrica e che, secondo l’analisi di Transport & Environment, consente all’Europa di raggiungere gli obiettivi fissati per accompagnare la diffusione dei veicoli a batteria. Tutti i Paesi dell’Unione stanno infatti adeguando la rete di ricarica pubblica al numero di auto elettriche in circolazione. La maggior parte degli Stati membri ha inoltre rispettato il target europeo che prevede punti di ricarica rapida ogni 60 chilometri lungo le principali direttrici stradali. La crescita delle infrastrutture arriva in vista dell’aumento previsto delle vendite di auto elettriche nel 2025 e nel 2026 e, secondo la ricerca, dimostra che gli obiettivi europei sulla ricarica stanno sostenendo la transizione verso la mobilità a zero emissioni. La normativa europea stabilisce che ogni Stato membro disponga di almeno 1,3 kilowatt di capacità di ricarica pubblica per ogni veicolo elettrico a batteria presente nel proprio parco circolante. Entro la fine di marzo 2026, tutti i Paesi dell’UE, ad eccezione di Malta, avrebbero raggiunto una capacità adeguata al numero di veicoli elettrici presenti sulle strade.
3) A Prato nasce il Textile Hub per il riciclo del tessile: Con il Textile Hub inaugurato a Prato, la Toscana si dota di una delle infrastrutture più innovative realizzate in Italia per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti tessili. Realizzato da Plures grazie a un investimento di 31,3 milioni di euro, il Textile Hub è stato sostenuto da un contributo di 900 mila euro del PNRR e ha beneficiato delle agevolazioni previste dal piano Industria 4.0, con un credito d’imposta di 850 mila euro.
4) Esistono davvero creme solari ecologiche?: È possibile proteggere la pelle dai raggi solari e difendere allo stesso tempo l’ambiente? Esistono realmente creme solari che non danneggino il mare? Il chimico Fabrizio Zago, ideatore dell’app Ecobiocontrol, parla dello studio al quale ha contribuito e dove, attraverso l’assegnazione di un pallino rosso, giallo e verde, viene stilata una classifica dei solari più o meno buoni, ricordando che sull’ambiente gli effetti negativi sono dovuti alla non biodegradabilità ed al bioaccumulo di molte sostanze, primi fra tutti i siliconi ed i filtri solari.


