Una nuova piattaforma del CMCC esplora cosa significa superare temporaneamente la soglia di 1,5°C di riscaldamento globale e come sia possibile – e necessario – tornare al di sotto di essa per contenere rischi climatici crescenti.
Per anni, la soglia di 1,5°C è stata al centro delle strategie climatiche globali. Governi, imprese e comunità scientifiche hanno indicato questo limite come obiettivo imprescindibile per contenere i peggiori impatti del cambiamento climatico. Eppure, la realtà delle emissioni in costante crescita rende oggi quasi inevitabile il superamento di quella soglia. La domanda ora è un’altra: cosa significa “tornare” sotto 1,5°C dopo averla superata?
A questa domanda cerca di rispondere un nuovo studio pubblicato da un gruppo internazionale di esperti coinvolti nei rapporti dell’IPCC. Lo studio, promosso dalla Fondazione CMCC, esplora le implicazioni dei cosiddetti percorsi di overshoot, cioè scenari in cui la temperatura globale supera temporaneamente i 1,5°C per poi tornare, nel tempo, al di sotto di questo livello.
L’overshoot non è neutro: danni, rischi e disuguaglianze
Superare anche solo temporaneamente la soglia di 1,5°C comporta conseguenze gravi e diffuse. Tra i rischi maggiori analizzati dallo studio ci sono la perdita irreversibile di ecosistemi, l’aggravarsi degli eventi meteorologici estremi, l’esacerbazione delle disuguaglianze regionali e il rischio di raggiungere punti di non ritorno, come il collasso della calotta glaciale o la degradazione dell’Amazzonia.
Il messaggio è chiaro: un mondo che ha superato i 1,5°C sarà comunque più vulnerabile di uno che ha evitato tale soglia, anche se si riuscisse poi a tornare sotto di essa.
Tornare a 1,5°C: è possibile?
Lo scenario più ottimistico richiede un’accelerazione drastica delle azioni di mitigazione. Secondo gli autori, per contenere il picco di riscaldamento e rendere possibile un ritorno a 1,5°C, sarà indispensabile agire subito. Le strategie identificate includono:
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un aumento deciso nella rimozione del biossido di carbonio (CDR),
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una drastica riduzione delle emissioni residue di CO₂,
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il taglio rapido dei forzanti climatici a vita breve, come il metano.
Ma l’effettiva fattibilità di questi interventi dipende anche da quanto in alto si spingerà il riscaldamento nel frattempo. Più alto sarà il picco, maggiori saranno le barriere tecnologiche, ambientali ed economiche per tornare indietro.
Una piattaforma per orientarsi nel dibattito
Per facilitare il confronto tra scienza, policy e opinione pubblica, il CMCC ha lanciato una piattaforma digitale: Overshoot: what does it mean to exceed and return to 1.5 ºC?. Uno strumento dinamico e accessibile, pensato per accompagnare le decisioni future con i dati più aggiornati e un linguaggio comprensibile. La piattaforma unisce visualizzazione dati, storytelling e aggiornamenti costanti sullo stato della ricerca.
Lo studio sottolinea anche il ruolo fondamentale dell’adattamento. Anche nella migliore delle ipotesi – con un ritorno a 1,5°C – molti danni saranno inevitabili. Per questo, oltre a tagliare le emissioni, serviranno politiche di adattamento efficaci ed eque, che tengano conto delle responsabilità storiche, delle vulnerabilità regionali e delle capacità di risposta differenziate.
L’overshoot non è solo una questione tecnica: è una sfida politica, etica e sociale. Come evidenziato dagli autori, le scelte che verranno fatte oggi determineranno non solo se potremo tornare a 1,5°C, ma a quali costi e con quali implicazioni per l’equità globale.
In un mondo che ha già oltrepassato la soglia simbolica del riscaldamento globale, non possiamo più limitarci a chiedere se supereremo i 1,5°C. Dobbiamo chiederci cosa faremo dopo.


