Clima, negli Usa i giovani ricorrono alla giustizia “Politica di Trump incostituzionale”

Clima, negli Usa i giovani ricorrono alla giustizia: “Politica di Trump incostituzionale”

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“Drill baby drill” è compatibile con il diritto alla vita e alla libertà? I giovani degli Stati Uniti fanno causa all’amministrazione di Trump sul cambiamento climatico. A rispondere sarà il Tribunale del Montana.

Negli Stati Uniti sta crescendo l’ondata di contenziosi climatici aditi dai più giovani per difendere i loro diritti fondamentali. Mentre Trump, a colpi di emendamenti, sta bloccando le iniziative legate all’energia sostenibile in favore dei combustibili fossili – uno dei suoi celebri slogan è appunto “Drill, baby drill” – la generazione di giovani americani chiede “vita, libertà e ricerca della felicità”. Principi garantiti dalla Carta Costituzionale che, secondo i giovani ambientalisti, verranno violati dai progetti del Presidente Usa. Ora sarà un tribunale del Montana a dover giudicare se la politica climatica di Trump è conforme ai principi fondanti degli Stati Uniti. Il caso Lighthiser contro Trump è tra i più conosciuti nella nuova ondata di contenziosi climatici.

“È angosciante pensare al mio futuro”, ha confidato all’Afp Eva Lighthiser, leader del gruppo, durante una manifestazione davanti al Congresso nella capitale Washington. “Il clima è diventato imprevedibile, è destabilizzato e la situazione non potrà che peggiorare. È molto difficile da accettare per una persona che sta appena entrando nell’età adulta”, ha continuato la diciannovenne originaria di Livingston, una città del Montana situata vicino al famoso Parco Nazionale di Yellowstone, patrimonio mondiale dell’Unesco.

Dal punto di vista giuridico, il caso si basa sul Quinto Emendamento, che vieta allo Stato federale di privare la popolazione dei suoi diritti fondamentali senza un regolare procedimento legale. In questo caso, l’associazione Our Children’s Trust rappresenta 22 giovani, forti di due recenti successi a livello locale.

Cambiamento climatico, secondo la Corte di Giustizia dell’Aja “è una minaccia urgente ed esistenziale”

Un caso il cui parere – previsto per settembre – è molto atteso, come lo è stato quello pronunciato mercoledì 23 luglio dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja, che ha emesso una sentenza storica sulle responsabilità giuridiche dei Paesi per la prevenzione del cambiamento climatico.

La Corte ha chiarito gli obblighi a carico degli Stati al fine di evitare gli impatti delle emissioni di gas serra sul sistema climatico e sulla natura, affermando il legame essenziale tra ecosistemi sani e stabilità climatica. “Le conseguenze del cambiamento climatico sono gravi e di vasta portata: colpiscono sia gli ecosistemi naturali chele popolazioni umane. Queste conseguenze sottolineano l’urgente ed esistenziale minaccia rappresentata dal cambiamento climatico“, ha dichiarato il presidente della Corte Internazionale di Giustizia, Yuji Iwasawa.

Il parere dell’Aja è arrivato quasi in contemporanea alla decisione emanata lunedì 21 luglio dalla Corte di Cassazione italiana che ha accolto il ricorso di Greenpeace Italia, ReCommon e altri 12 cittadini e cittadine che si erano mossi contro ENI.

Sul fronte della giustizia climatica, dunque, si stanno compiendo passi importanti che pongono le basi per le future azioni per il clima in tutto il mondo.

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