Contributi Tv locali, una legge ad hoc prova a eludere il giudizio del Consiglio di Stato. Il caso finisce alla Corte Costituzionale

Contributi Tv locali, una legge ad hoc prova a eludere il giudizio del Consiglio di Stato. Il caso finisce alla Corte Costituzionale

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L’Associazione TV INSIEME prende una posizione netta sull’iniqua distribuzione dei contributi pubblici all’editoria: “Non si può accettare che esistano leggi che fanno confluire elevati contributi pubblici a pochi soggetti ben strutturati e limitando il pluralismo dell’informazione”.

“In un sistema democratico e di diritto, come quello italiano, non si può accettare che esistano leggi che fanno confluire elevati contributi pubblici a pochi soggetti ben strutturati aggirando anche i tribunali amministrativi e limitando, di fatto, il pluralismo dell’informazione”, dichiara l’Associazione nazionale TV INSIEME, che rappresenta 28 emittenti dislocate sull’intero territorio nazionale. Stigmatizzando recenti interviste apparse su testate accreditate di illustri esponenti del settore, l’Associazione prende una posizione netta sull’iniqua distribuzione dei contributi pubblici all’editoria, oggetto di annosi contenziosi in sede giudiziale, che finora l’hanno indubbiamente vista prevalere nei confronti di tutti gli appellanti.

Nell’udienza del 18 gennaio scorso infatti, il Consiglio di Stato ha discusso ben 28 ricorsi riguardanti la cosiddetta “legificazione” del DPR 146/17 approvata con una tempistica discutibile, proprio a ridosso di Natale, a pochi giorni dalla pronuncia del giudice amministrativo, con la legge 15 dicembre 2023, n. 191.

Attraverso questa legge alcuni parlamentari, ponendo la fiducia, avevano provato a difendere l’impianto che oggi favorisce le emittenti locali più ricche del Paese a scapito di tante altre. Impianto talmente iniquo da aver portato il Consiglio di Stato a dichiarare rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale, rimettendo la decisione alla Corte Costituzionale.

Il sistema in discussione, in base al quale il 95% delle risorse pubbliche viene erogato a sole 100 emittenti in base a una graduatoria che applica parametri discutibilissimi, lasciando appena il 5% a tutte le altre, era già stato dichiarato “illegittimo” dal Consiglio di Stato con le sentenze n.7878/2022 e n.7880/2022. Ancor prima l’AGCM lo aveva segnalato al Governo per ben due volte, nel 2020 e nel 2021, per irregolarità, suggerendo anche le possibili soluzioni.

Con profondo sconcerto oggi si leggono titoli su riviste del settore che riportano frasi a effetto e fuorvianti frutto di analisi decisamente imprecise di esimi rappresentanti del settore.

L’Associazione TV Insieme, al fine di favorire una giusta analisi dei fatti, invita tutti, giornalisti, addetti e telespettatori, a leggere con attenzione l’ordinanza con la quale il Consiglio di Stato rimanda il caso alla Corte Costituzionale, per comprendere come oggi l’unico scenario inquietante sia naturale conseguenza della realtà attuale, disciplinata da norme illegittime che violano il pluralismo informativo e la concorrenza nel settore, a beneficio di pochi soggetti, peraltro ampiamente foraggiati dallo Stato.

“Confidiamo altresì nel giudizio della Corte Costituzionale, auspicando che il Governo intervenga il più presto possibile per ristabilire legittimità in nome dei sani principi della Costituzione, salvaguardando il pluralismo informativo e garantendo una corretta concorrenza nel settore prima che sia troppo tardi e molte emittenti siano costrette a chiudere”, dichiara Gianni Tanzariello, Presidente dell’Associazione TV INSIEME.

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