I dati dell’ultimo rapporto del Global Coral Reef Monitoring Network sono preoccupanti e ci ricordano il ruolo preziosissimo dei coralli per l’economia e per la sicurezza dei cittadini in alcuni Paesi costieri.
Continua l’allarme per l’esistenza dei coralli in tutto il mondo e, nello specifico, nella regione del Mar dei Caraibi. I dati diffusi dalla Prefettura della Guadalupa, basati sulla rete mondiale di monitoraggio delle barriere coralline, dimostrano infatti che tra il 1980 e il 2024 la copertura di coralli duri è diminuita del 48%. I dati sono illustrati dall’ultimo rapporto pubblicato dal Global Coral Reef Monitoring Network e sono stati raccolti da oltre 200 scienzati, provenienti da 44 diversi Paesi, in 14 mila diversi siti monitorati nel periodo compreso tra il 1970 e il 2024.
Le barriere coralline dei Caraibi costituiscono il 9,7% delle barriere coralline in tutto il mondo, ma il loro stato di salute è preoccupante. È nota, d’altronde, l’estrema vulnerabilità dei coralli di fronte all’aumento della temperatura dell’acqua e tutti i mari e gli oceani si stanno riscaldando, a causa della crisi del clima, a ritmi senza precedenti. Un fatto, questo, che si manifesta a livelli ormai esponenziali specialmente negli ultimi anni. I mari sempre più caldi diventano anche più acidi a causa delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo, con la conseguenza che i coralli sono sempre maggiormente sottoposti a stress termico.
Dal punto di vista scientifico, la sofferenza e il declino delle barriere coralline può essere spiegato così: con lo stress termico, i coralli espellono le zooxantelle, alghe che vivono in simbiosi con loro e che forniscono gran parte delle sostanze nutritive di cui hanno bisogno. Il corallo, una volta privato di queste alghe, perde il proprio nutrimento e il suo colore tipico, subendo quindi lo sbiancamento, e diventando quindi estremamente vulnerabile alle malattie. Gli episodi di mortalità, negli ultimi decenni, si sono ripetuti molto spesso, causando un enorme calo delle barriere coralline a livello mondiale: nel 1998 il dato era fermo al -9%, ma la perdita è proseguita, con un calo del 17,5% nel 2005 e del 16,9% nel 2023.
“La temperatura media della superficie del mare nelle zone coralline dei Caraibi è aumentata di 1,07°C tra il 1985 e il 2024, a causa dei cambiamenti climatici. Un dato che corrisponde ad un ritmo di riscaldamento di +0,27°C per decennio. Nel 2023, il superamento dei 30°C di temperatura del mare nella regione si è mantenuto costante per diverse settimane” – si legge nel rapporto del Global Coral Reef Monitoring Network – “A questo riscaldamento, si aggiungo anche altri fattori, come il declino di specie erbivore (come i pesci pappagallo o i ricci di mare), a fronte di un aumento della popolazione sulle coste, con 13 milioni di persone in più residenti a meno di 20 km dalle barriere coralline tra il 2000 e il 2020“.
Se limitare le conseguenze del cambiamento climatico, specialmente con azioni di mitigazione, appare sempre più complicato a ogni livello (politico in primis), una buona strategia di tutela delle barriere coralline può rientrare nella pianificazione di azioni in favore della biodiversità. Questo, almeno, è ciò che suggeriscono gli scienziati autori del rapporto del Global Coral Reef Monitoring Network. Le barriere coralline andrebbero infatti inserite nelle strategie regionali sul clima e sulla biodiversità, ma soprattutto occorrerebbe una riduzione delle pressioni locali e delle emissioni di gas serra. Tutto questo, però, non può prescindere da una gestione rafforzata delle aree marine protette. Non va dimenticato, tra l’altro, che le barriere coralline, oltre ad essere un simbolo della biodiversità, sono benefiche a diversi livelli. Oltre a garantire risorse per la pesca costiera e artigianale, favorendo soprattutto le economie locali, i coralli svolgono un ruolo di protezione delle coste da alcuni fenomeni di mareggiate. E non va dimenticato nemmeno l’impatto su un settore come quello turistico, che potenzialmente può costituire un volano per l’economia emergente di alcuni Paesi costieri.


