Dazi, Parmigiano Reggiano ottiene "lo sconto" ma la filiera stima danno da 27 milioni

Dazi, Parmigiano Reggiano ottiene “lo sconto” ma la filiera stima danno da 27 milioni

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Dal 7 agosto i dazi sui formaggi saranno pari al 15% per tutti, o quasi. Esistono pochi prodotti che beneficeranno delle nuove tariffe. Infatti, il Parmigiano Reggiano passerà dall’attuale 25% al 15%. Il Parmigiano infatti pagava dagli anni ’60 una tassa sul suo import negli Usa del 15% a cui da aprile si era sommato un ulteriore 10%, che adesso è destinato a scomparire.

Ma in queste ore si parla addirittura di un possibile azzeramento dei dazi sui formaggi a pasta dura, sulla pasta e sull’olio, possibilità per la quale l’Italia ha intavolato delle trattative con gli Usa che paiono essere vicine al traguardo.

A temere il peggio è però la maggioranza dei produttori di un settore, quello lattiero caseario, che vale 26,6 miliardi di euro. E per il quale i dazi al 15% nel nostro principale mercato estero equivale a una perdita che dovrebbe aggirarsi attorno al 18%.

Massimo Forino, direttore di Assolatte, intervistato dal Corriere, ha affermato che “Tra aprile, maggio e giugno, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono scese del 18-19%. Non tanto per l’impatto diretto del dazio, quanto per la grande incertezza generata da continui annunci e revisioni”.

Adesso Forino calcola un costo aggiuntivo di 27 milioni ogni anno sull’export italiano. Un dato preventivato tenendo conto anche della svalutazione del 17% subita dal dollaro negli ultimi tre anni che ha peggiorato il costo relativo dei latticini italiani negli Usa. Il rischio concreto è che i formaggi italiani vengano abbandonati dai consumatori statunitensi a favore di formaggi autoctoni molto meno cari.

Ancora più complicata la situazione del vino italiano. La stima dell’Unione Italiana Vini è di un danno pari a 317 milioni di euro in un anno, causato dai dazi al 15%. Il Masaf ha convocato un Tavolo di confronto che affronti globalmente il tema della promozione del vino italiano nel mondo. Il mercato statunitense vale per l’export di vino italiano 2 miliardi di euro, appare indispensabile l’apertura di nuovi mercati e nuove strategie promozionali per tamponare le inevitabili perdite che verranno subite dal settore.

A margine dell’incontro Coldiretti ha manifestato cauta soddisfazione: “Siamo di fronte a un momento spartiacque per il futuro del vino italiano – ha dichiarato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, – e servono misure straordinarie, rapide e coordinate per evitare che una difficoltà congiunturale si trasformi in una crisi strutturale. Chiediamo di finanziare in modo equo la distillazione straordinaria per ridurre le giacenze e ristabilire l’equilibrio di mercato, e di rafforzare i fondi per l’internazionalizzazione, valorizzando il ruolo delle agenzie italiane che operano all’estero. È fondamentale introdurre sgravi fiscali per gli investimenti in sostenibilità ambientale e valutare una moratoria sui finanziamenti per le aziende vitivinicole in difficoltà, affinché possano superare questa fase critica senza rinunciare a progetti di crescita e innovazione. Serve inoltre un sostegno concreto all’enoturismo, che rappresenta una leva strategica per la promozione del vino nei territori, favorisce un consumo consapevole e crea valore aggiunto per le imprese e per l’intero sistema Paese. Un altro tema cruciale è quello della sburocratizzazione: le procedure per la produzione, la promozione e, soprattutto, per l’export del vino possono essere notevolmente semplificate, affidando un ruolo centrale a un unico ente pubblico di riferimento, capace di ridurre tempi, costi e incertezze per le imprese.”

È stato un incontro positivo che ha visto la piena partecipazione delle associazioni a confronto con una nutrita compagine governativa, composta dalla Presidente del Consiglio, due Ministri e un Sottosegretario. Un salto di qualità notevole per il nostro Paese, che oggi è riuscito ad affrontare questioni che riguardano una filiera strategica come il vino in un’ottica di coesione totale di sistema”. Ha commentato Raffaele Drei, Presidente di Confcooperative Fedagripesca al termine dell’incontro. “Il vino, spiega Drei, è “di fatto responsabile della assunzione di alcol per meno della metà del consumo medio pro capite italiano. Il nostro auspicio è che la campagna di educazione al corretto utilizzo di alcol venga fatta in piena sinergia con la comunità scientifica che è più equilibrata nella valutazione del tema. Ben venga anche, a tal proposito, la valorizzazione della dieta mediterranea che il Ministero dell’Agricoltura sta sposando con forza”

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