No ad accordi separati tra gli Stati europei e gli Usa per fissare dazi diversificati all’import europeo negli Usa. Il messaggio del cancelliere tedesco Friedrich Merz è chiaro.
Die Herausforderungen in Europa sind so groß, dass wir sie nur gemeinsam bestehen können. Die Stärkung der Wettbewerbsfähigkeit der europäischen Industrie ist das zentrale Projekt der nächsten Jahre. Darüber bin ich mir mit @vonderleyen einig. Danke für den Empfang in Brüssel. pic.twitter.com/3ZmQAXdBdK
— Bundeskanzler Friedrich Merz (@bundeskanzler) May 9, 2025
Dopo l’accordo sui dazi siglato tra Stati Uniti e Regno Unito, l’Europa ribadisce che l’accordo sui dazi da applicare alla merce Made in EU deve riguardare tutte le economie dell’Unione allo stesso modo. Per le trattative c’è tempo fino a luglio quando scadrà la sospensione del dazi al 20% imposti dal Presidente statunitense, Donald Trump, a tutta la merce europea. Nel convincere Trump a concedere ulteriori 90 giorni alle trattative hanno giocato un ruolo sia i 14.500 miliardi di valore azionario perduti dalle borse di tutto il mondo nei cinque giorni di annuncio delle tariffe, sia la minaccia cinese di vendere il debito statunitense nelle mani di Pechino. La Banca Centrale cinese sta acquistando meno debito statunitense rispetto al normale e la Cina appare determinata a non cedere al ricatto di Trump; nei confronti dei prodotti Usa importati rimangono le tariffe all’85%.
Merz ribadisce il desiderio europeo di abbattere del tutto i dazi tra le due sponde dell’Atlantico, la cosiddetta soluzione “zero per zero” tariffe già sostenuta da Ursula von der Leyen. La Presidente della Commissione europea ha affermato che qualora l’accordo non dovesse essere trovato l’Unione prenderà delle contromisure applicando nuove tariffe alla merce Usa. Al momento tute le opzioni sono ancora sul tavolo.
We had an excellent exchange.
And we both agreed on an urgency mindset on competitiveness, trade, support to Ukraine, defence and migration ↓
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) May 9, 2025
Il vero problema è che i dazi hanno iniziato a creare danni economici ancora prima di entrare in vigore. L’incertezza infatti non è amica dell’economia. A ridosso del 2 aprile, data in cui dovevano scattare le nuove tariffe, i produttori di prosecco hanno smesso di inviare carichi negli Stati Uniti. Il tempo di consegna del vino è pari a un mese e il rischio che gli importatori non vogliono correre è che questo una volta arrivato nella dogana statunitense sia tassato al 20%, tassa che spetta pagare a chi acquista. L’acquisto di prodotti made in Italy è ripreso in questo periodo di stallo ma le previsioni danno un nuovo stop nel caso Usa e Ue non trovino un accordo conveniente per entrambi. Tra i settori più esposti alla crisi viè quello delle bollicine. Come comunicato dai produttori italiani: il Prosecco Doc esporta negli Usa circa 130 milioni di bottiglie, pari a circa il 23% dell’export dell’intera denominazione, volumi che generano un fatturato alla produzione di circa 500 milioni di euro. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg esporta oltre 3 milioni e 500mila bottiglie che vanno ad occupare solo ed esclusivamente il settore più qualificato di consumo ovvero l’Horeca. Anche per la Docg Asolo Prosecco gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di destinazione. La denominazione esporta circa il 75% della sua produzione che lo scorso anno si è attestata su 32 milioni di bottiglie.
Ma la guerra dei dazi riguarda, come detto, tutto il mondo. In un post sul suo social, Truth, Trump ha affermato che i dazi applicati alla Cina potrebbero scendere fino all’80%. Il Dragone dal canto suo si è detto determinato a rispondere con reciprocità ai dazi statunitensi.


