Deforestazione, l’Europa alza l’asticella: da fine anno controlli su legno e derivati

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Il nuovo regolamento contro la deforestazione cambia le regole per entrare nel mercato europeo. Ma non tutti sono pronti.

Dalla fine del 2025 entrerà in vigore un nuovo regolamento europeo che punta a rendere più sostenibile il commercio di prodotti legati alle foreste. L’EudrEuropean Union Deforestation Regulation – prenderà il posto dell’attuale Eutr (European Union Timber Regulation), alzando gli standard per l’immissione sul mercato europeo di legno e derivati. La nuova normativa, più ambiziosa e rigorosa, impone infatti che ogni prodotto sia accompagnato da dati di geolocalizzazione, in grado di attestare l’origine delle materie prime e dimostrare che la zona interessata non sia stata oggetto di deforestazione negli ultimi anni.

Secondo quanto riportato da un’inchiesta di OBC Transeuropa, lo slittamento dell’entrata in vigore deciso a fine 2024 ha concesso 12 mesi in più agli operatori per adeguarsi, ma il percorso resta tutt’altro che semplice. Servono risorse economiche, personale formato, tecnologie avanzate e soprattutto dati affidabili. E non tutti i Paesi – né all’interno dell’UE né tra quelli che aspirano ad entrarvi – hanno la stessa capacità di adattamento. Il rischio è che il nuovo regolamento allarghi il divario tra Stati membri dotati di strumenti e competenze e quelli che ne sono privi, generando diseguaglianze economiche e esclusione da mercati chiave.

Sono due le conseguenze sociali potenzialmente più gravi: da una parte il possibile collasso di filiere locali incapaci di reggere la nuova burocrazia; dall’altra il rischio che il peso degli obblighi spinga alcuni governi o attori economici verso scorciatoie illecite, come corruzione e falsificazione di dati.

L’Eudr: un’arma contro la deforestazione globale, ma serve equità

Il nuovo regolamento europeo nasce per rispondere a una domanda sempre più urgente: fermare la deforestazione globale legata ai consumi occidentali. Secondo i dati della Commissione europea, tra il 1990 e il 2020 il mondo ha perso 420 milioni di ettari di foreste – una superficie più grande dell’intera Unione europea. Circa il 10% di questa perdita è attribuibile all’importazione in Europa di prodotti come legname, cacao, caffè, soia, olio di palma e carne bovina.

L’Eudr punta a interrompere questo legame, obbligando gli importatori a dimostrare che le loro merci non sono responsabili della distruzione di foreste primarie o secondarie. È un approccio ambizioso, che può fare scuola a livello globale. Ma non è privo di contraddizioni.

Secondo l’Environmental Investigation Agency (EIA), la regolazione europea è un passo fondamentale ma rischia di fallire se non sarà accompagnata da meccanismi di supporto tecnico e finanziario per i Paesi esportatori, soprattutto quelli in via di sviluppo. Imporre standard elevati senza fornire strumenti adeguati può infatti avere un effetto paradossale: escludere proprio i produttori più piccoli e più sostenibili, che non hanno accesso alla tecnologia necessaria per la tracciabilità.

Inoltre, l’ONG Fern, che si occupa di politiche forestali europee, sottolinea come il rischio di “greenwashing” sia ancora presente: “Senza controlli solidi e sanzioni dissuasive, alcune aziende potrebbero continuare a commercializzare prodotti legati alla deforestazione mascherandoli da sostenibili”. Per questo, l’implementazione concreta dell’Eudr dovrà andare oltre la semplice burocrazia, prevedendo audit indipendenti, trasparenza dei dati e partecipazione delle comunità locali.

Infine, non si può ignorare l’aspetto geopolitico. Paesi esportatori come il Brasile, l’Indonesia o la Repubblica Democratica del Congo vedono nell’Eudr un potenziale ostacolo al commercio, e non tutti l’hanno accolta favorevolmente. Alcuni governi hanno parlato di “protezionismo verde”, denunciando il rischio che le nuove regole si traducano in barriere commerciali.

L’Eudr, insomma, ha il potenziale per trasformare radicalmente il commercio internazionale e contribuire in modo decisivo alla lotta contro la deforestazione. Ma senza una reale cooperazione globale e senza un sostegno concreto ai più deboli, potrebbe diventare l’ennesima misura verde pensata bene ma applicata male.

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