Il 10% più ricco del pianeta ha causato due terzi del riscaldamento globale dal 1990 al 2020

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Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change lancia un’accusa pesante e fondata su dati scientifici: il 10% più ricco della popolazione mondiale è responsabile del 65% dell’aumento della temperatura media globale registrato tra il 1990 e il 2020. Un dato che, oltre a misurare l’ingiustizia climatica, mostra con precisione chi ha davvero alimentato la crisi ambientale più grave della nostra epoca.

Secondo lo studio, nei trent’anni presi in esame la temperatura media globale è aumentata di 0,61°C. Di questo incremento, 0,4°C sono attribuibili esclusivamente al 10% della popolazione mondiale con il reddito più alto – ovvero chi guadagna almeno 42.980 euro l’anno. Ancora più impressionante il dato relativo allo 0,1% più ricco del pianeta (reddito superiore ai 537.770 euro annui): questa minuscola élite da sola ha contribuito all’8% delle emissioni globali nel trentennio esaminato. Se tutti avessero vissuto come loro, la temperatura media globale sarebbe salita di 12,2°C, con conseguenze catastrofiche.

Al contrario, se l’intera popolazione mondiale avesse avuto lo stile di vita del 50% più povero, il riscaldamento globale sarebbe rimasto sostanzialmente fermo ai livelli del 1990.

Grafico

Emissioni e disuguaglianza

La ricerca ha utilizzato i dati del World Inequality Database per quantificare le emissioni di CO₂ associate ai diversi gruppi di reddito, impiegando un approccio chiamato “attribuzione” climatica, una branca della scienza del clima che analizza l’impronta umana sugli eventi estremi. L’obiettivo era capire in che misura le emissioni dei più ricchi abbiano causato non solo l’aumento delle temperature, ma anche la frequenza e l’intensità di eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e siccità.

I risultati sono allarmanti: il 10% più ricco ha contribuito sette volte più della media globale all’aumento delle ondate di calore estreme. Per fare un esempio concreto, in media 11,5 eventi estremi di caldo osservati nel mese di agosto dal 1990 sono attribuibili proprio a questo gruppo.

Nel caso della siccità nell’Amazzonia, la probabilità di eventi estremi è triplicata rispetto al passato, e l’analisi attribuisce la responsabilità soprattutto alle emissioni del 10% più ricco. In particolare, nel mese di ottobre – il più secco della regione – si registrano in media 2,3 episodi di siccità in più riconducibili direttamente a questo segmento della popolazione.

La geografia delle emissioni

Lo studio esplora anche l’impatto delle emissioni a livello nazionale, mettendo in evidenza il ruolo cruciale delle economie avanzate. Le aree più responsabili, in termini di emissioni del 10% più ricco, sono gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Cina e l’India. In particolare, il 10% più ricco degli Stati Uniti è responsabile, in media, di 1,3 eventi estremi di caldo in più in tutto il mondo.

Questi dati non solo mostrano l’estrema disparità nella responsabilità climatica, ma offrono una base concreta per interventi di policy più mirati. Attribuire le emissioni per fascia di reddito è un passo fondamentale per rendere più efficace la lotta al cambiamento climatico e per rafforzare la giustizia climatica, anche in sede di contenziosi legali.

Lo studio evidenzia come le scelte di consumo, mobilità, alimentazione e investimento dei più ricchi abbiano conseguenze dirette sul futuro del pianeta. E non si tratta solo di un’accusa etica: questo lavoro fornisce numeri e proiezioni che potrebbero cambiare il modo in cui si discute di transizione ecologica, spingendo per politiche che limitino le emissioni individuali più elevate e che impongano una maggiore responsabilità fiscale e climatica ai grandi inquinatori.

In un mondo in cui il cambiamento climatico colpisce soprattutto i più poveri, mentre i più ricchi ne sono i principali responsabili, questo studio conferma l’urgenza di una transizione ecologica che sia anche una vera e propria transizione di giustizia sociale.

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