L’Umbria accelera sulla connettività, ma resta indietro su innovazione e capitale umano digitale. Le imprese ed i cittadini hanno bisogno di strumenti, formazione e accompagnamento per cogliere le opportunità della trasformazione. Con la fibra sono state raggiunte 117.000 famiglie e 336 sedi pubbliche, ma le infrastrutture, spesso, non bastano.
L’ Umbria è connessa, ma è ancora fragile sull’innovazione e sul capitale umano digitale: la regione presenta una buona base infrastrutturale: secondo Istat– Imprese e Ict, il 99,6% delle imprese, con almeno 10 addetti, è connesso a internet, rispetto al 97,8% nazionale.
Unioncamere ed Infocamere rilevano però che la qualità dell’adozione resta bassa.
Sempre secondo i dati di Unioncamere-Infocamere, solo il 14,9% delle imprese umbre ha un livello avanzato di digitalizzazione, contro il 17% italiano e il 18,1% della media del Centro Italia.
“Dal 2010 al 2021 – ha evidenziato in una nota, la Camera di commercio dell’Umbria – l’Umbria ha visto crescere di appena +0,6% la quota di imprese digitalizzate, contro il +2,1% di Toscana e Lazio. Troppo poco, soprattutto alla luce della rapidità della trasformazione in atto”.
Secondo Unioncamere, il 18,7% delle imprese umbre dichiara di usare canali online per la vendita di beni e servizi: un dato migliore di Marche (16%) e Toscana (14,4%), e in linea con l‘Emilia-Romagna (18%).
Ma restringendo l’analisi alle imprese strutturate, Istat rileva che appena il 10% utilizza regolarmente piattaforme di e-commerce, a livello nazionale la percentuale sale al 14% .

Le aziende realmente operative nei mercati digitali sono poche e la maggioranza resta ferma a una trasformazione parziale.
Questo gap limita anche l’accesso a nuovi clienti, mercati esteri e opportunità di posizionamento.
In Umbria, le competenze digitali sono sopra la media italiana, ma sotto gli standard europei.
Secondo Istat – Cittadini e Ict 2023, il 47,4% della popolazione umbra tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali, almeno di base.
Un dato sopra la media italiana (45,9%), ma sotto quella del Centro Italia (49,9%) e lontano da Francia (57%) e Olanda (79%), dati Eurostat.
Solo il 21,9% ha competenze avanzate.
La frattura è netta tra generazioni e territori: nelle famiglie con minori la connessione è quasi totale; mentre tra gli over 65 la quota di famiglie senza Internet supera addirittura il 35%.

Il divario tra domanda e offerta è un freno strutturale.
L’Umbria è tra le regioni italiane con maggiore richiesta di competenze digitali, ma oltre la metà delle imprese segnala difficoltà nel trovare profili adatti.
Un paradosso che rallenta l’innovazione anche dove c’è volontà di investire, con effetti diretti su produttività e competitività.
Nel cuore verde d’Italia è stato completato uno dei piani più avanzati del paese per ridurre il divario infrastrutturale. Secondo Infratel Italia, 77 comuni ‘a fallimento di mercato’ sono stati cablati con oltre 2.000 chilometri di fibra ottica. Sono state raggiunte 117.000 famiglie e 336 sedi pubbliche, incluse scuole e presidi sanitari.
Ora anche borghi della Valnerina o dell’alta Umbria hanno accesso a reti da 1 Gbps.
Purtroppo il cavo e le infrastrutture, spesso, non bastano: serve accompagnamento all’uso e formazione capillare, per evitare che la connessione resti soltanto un potenziale inespresso.
L’inclusione digitale si costruisce con la prossimità.
La Camera di commercio dell’Umbria è attiva attraverso il Punto impresa digitale (Pid) con check-up tecnologici, mentoring, corsi su marketing digitale, sicurezza informatica, cloud e gestione dati.
Il suo sostegno non è solo economico ma è orientamento e formazione.
L’obiettivo nazionale è formare 2 milioni di cittadini entro il 2026. La Regione Umbria ha già avviato i primi presìdi con enti locali e terzo settore, per portare il digitale dove serve di più: tra gli esclusi, nei quartieri fragili, nei comuni più piccoli.
È una sfida anche culturale. L’Umbria è infrastrutturata, ma ancora debole su cultura digitale e competenze: ha imprese pronte a innovare e amministrazioni attive, ma servono più strumenti, percorsi formativi, interoperabilità tra enti e un salto di qualità nella governance. “La transizione è iniziata, ma accelerarla- ha sottolineato in conclusione la Camera di commercio – è una responsabilità condivisa”.


