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Dissesto idrogeologico, Simonetta Ceraudo (Geologi Lazio): “Manca sensibilità della pianificazione”

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Il caso di Niscemi è solo l’ultima dimostrazione della fragilità del nostro territorio, ma mancano l’attenzione e la sensibilità verso una reale pianificazione. Il punto della dottoressa Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio.

Quello di Niscemi è solo l’ultimo caso, in ordine cronologico, di un potenziale disastro causato dal dissesto idrogeologico nel nostro Paese. Un territorio sempre più fragile, ‘stressato’ dal consumo di suolo e dagli eventi meteo sempre più estremi, che però andrebbe tutelato soprattutto con la prevenzione. Roberto Troncarelli, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, ha recentemente suggerito di delocalizzare Niscemi e non di ricostruire negli stessi punti, vulnerabili e a rischio da secoli. La dottoressa Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, conferma tutto ma lancia anche un allarme: in Italia mancano l’interesse e la sensibilità rispetto alla pianificazione, diffusi solo in minima parte tra i cittadini ma soprattutto tra gli amministratori politici, a tutti i livelli.

Dobbiamo innanzitutto considerare, come è stato già detto, che l’Italia dal punto di vista geologico è un territorio molto giovane ed ha una evoluzione geologica e morfologica molto spinta, il che implica purtroppo che il nostro territorio ha delle criticità sia dal punto di vista sismico, che dal punto di vista idrogeologico. È accaduto a Niscemi, ma negli ultimi anni purtroppo abbiamo visto lo stesso copione ripetersi un po’ ovunque, soprattutto nella stagione invernale. Spesso si parla di disastri naturali, in realtà si tratta di eventi naturali che purtroppo diventano disastri quando vanno ad impattare sulla vita dell’uomo, danneggiando case e terreni e a volte causando delle vittime” – ha spiegato la dottoressa Simonetta Ceraudo – “Condivido pienamente quanto detto dal presidente Troncarelli: il nostro territorio, essendo così giovane e così in continua evoluzione, pur avendo insediamenti urbani che risalgono a diverse centinaia di anni fa, deve essere monitorato. Per questo è essenziale la pianificazione, che deve riguardare l’intero territorio dei singoli Comuni e non solo le aree dove si ipotizza di costruire edifici o aree di urbanizzazione. Se vado a fare uno studio di tutto il territorio, posso andare a intercettare le aree dove, rispetto a delle criticità (e ricordiamo che quasi il 90% dei Comuni italiani ha nei propri territori aree a rischio idrogeologico), il rischio è ridotto o assente“.

Occorre ispirarsi allo strumento della microzonazione sismica, che fortunatamente è stato istituito, e che ci porta delle cartografie (che ogni Comune dovrebbe avere) che ci indicano quali aree, in caso di terremoto, sono più propense all’amplificazione sismica. Lo stesso deve essere fatto con le aree sottoposte a dissesto idrogeologico: abbiamo cartografie, realizzate dalle Autorità di Bacino, che sono capillari e che mettono già in evidenza i perimetri delle aree più vulnerabili. Quello che però non si capisce, e lo abbiamo già visto con l’ultimo rapporto diffuso da Ispra, è come mai, pur avendo già indicazioni sulle aree vulnerabili, rischiamo a volte di andare a costruire esattamente in quelle zone più a rischio, e non in altre aree che sostanzialmente sono più idonee” – ha aggiunto la presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio – “In tal senso, manca assolutamente la sensibilità della pianificazione. Non è un processo che si instaura dall’oggi al domani, ma che va portato avanti con progetti, con studi approfonditi del territorio, con una cartografia geologica che è ancora ferma al 50% del nostro territorio. È evidente che manchino l’interesse e la sensibilità di portare avanti una pianificazione e uno studio approfondito dei nostri territori comunali“.

C’è un aspetto che riguarda anche i tecnici: purtroppo io, da esponente della categoria dei professionisti geologi, posso fornire un dato che riguarda tutto il territorio nazionale. Su moltissimi concorsi fatti lo scorso anno, nei nostri Ministeri e nei nostri Enti pubblici, tra le varie figure tecniche, praticamente, i geologi stanno a zero. Anche questo è un campanello d’allarme, significa che la politica stessa non ha intercettato un’esigenza sullo studio dell’approfondimento di questa materia, che dovrebbe essere alla base di qualsiasi programmazione per quello che è l’uso del nostro territorio” – ha poi spiegato la dottoressa Ceraudo – “C’è poi da considerare l’aspetto del consumo di suolo zero, che è anche un obiettivo che noi dovremmo raggiungere entro il 2030/2050, ma se non si approva una norma a livello nazionale che ci indichi la strada per arrivare a quell’obiettivo, sicuramente non lo raggiungeremo. Riguardo all’edificato, un altro aspetto molto importante: qualche anno fa era stato istituito il cosiddetto fascicolo del fabbricato, una sorta di ‘carta d’identità’ del nostro edificato. Purtroppo, non si sa per quale motivo, anche questa norma è stata abolita ma sarebbe importantissima: avere un libretto tecnico del nostro edificato significherebbe sapere esattamente qual è il suo stato. E se c’è un’emergenza, potremmo sapere esattamente e istantaneamente quali sono le zone e la popolazione residente da tutelare rispetto alle aree che invece sono assolutamente in sicurezza“.

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