Paola Clemente era una bracciante italiana di 49 anni che nel 2015 è morta di lavoro in un campo in Puglia, il suo contratto prevedeva 27 euro al giorno per sei ore di lavoro, nella realtà, come per tante altre donne braccianti, le ore lavorative erano sempre molte di più, ma pagate in nero.
La donna lavorava alle vigne che a luglio raggiungono temperatura elevatissime. Clemente muore tecnicamente per “asfissia meccanica”, nella realtà la causa della morte è lo sfruttamento sistematico delle sue risorse prolungato per anni.
Parte da questa storia, che ha dato l’impulso finale per l’approvazione della legge 199 del 2016 che in Italia regolamenta il fenomeno del caporalato, la puntata di Dignità e Diritti dedicata allo sfruttamento delle donne in agricoltura definita una condizione di pluri-sfruttamento.
A Roma l’Osservatorio Placido Rizzotto ha presentato il quaderno (DIS)UGUALI, che analizza la condizione delle donne in agricoltura.: “Il quaderno che presentiamo vuole essere la sintesi di quanto abbiamo appurato nella nostra pratica sindacale attraverso il sindacato di strada che ci mette in contatto con tante donne, tante sofferenze, tanti disagi e allora partendo da queste esperienze di cui alcune sono drammatiche abbiamo voluto raccogliere e fare trasfondere in questo piccolo volume che funga da vettore delle vicissitudini che vivono le donne nella nostra economia primaria. -Dichiara Jean Renè Bilongo, coordinatore dell’Osservatorio- L’assunto sullo sfruttamento delle donne è multilivello, almeno tre livello, quindi è stratificato, c’è una questione straordinariamente importante che è quella economica, in costanza di sfruttamento il differenziale distributivo tra uomo e donna si riverbera allo stesso modo, in Italia arriva appunto del 35% in condizione di lavoro convenzionale, allo stesso modo in condizione di sfruttamento è della misura del 20%, poi c’è questa questione dell’isolamento di queste donne e infine c’è questa altra questione degli assalti libidinosi di cui possono essere vittime queste donne, quindi certamente un livello almeno triplo da cui nasce questo lemma del pluri-sfruttamento che abbiamo voluto declinare attraverso il quaderno.”
Giovanni Mininni, segretario FLAI-CGIL ha dichiarato: “La FLAI-CGL con il proprio sindacato di strada trasforma tutto questo lavoro che è stato fatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto in azioni concrete, abbiamo ascoltato e abbiamo potuto leggere nel quaderno che è stato appena pubblicato di quanto la condizione della donna in agricoltura sia addirittura molto spesso peggiore di quella degli uomini già sfruttati. La FLAI-CGL e l’organizzazione sindacale si prende carico di quello che è indicato nelle analisi, negli studi che sono stati fatti sulla condizione della donna e agisce e trasforma in azione sindacale la necessità di una emancipazione delle donne da questa condizione di sfruttamento, se ne fa carico perché le contatta, le organizza, le mette insieme in modo da non farle sentire più isolate e oltretutto propone poi delle vertenze.
Da questo punto di vista tutti i casi che sono stati studiati, individuati, fanno già parte di un intervento concreto della nostra organizzazione sindacale e naturalmente un intervento concreto che prevede anche poi la nascita di vertenze
rispetto alle istituzioni, rispetto alle imprese che le sfruttano e rispetto anche alle condizioni molto disagiate di accoglienza che subiscono, perché anche in questa mattina abbiamo ascoltato quanto molto spesso queste donne vivono nei ghetti, negli insediamenti informali che contribuiscono ancora di più a peggiorare la loro condizione.”


