L’ECHA ha annunciato la suddivisione della restrizione ai PFAS in Ue. Escluse dal processo di valutazione le otto categorie di utilizzo aggiunte nell’ultima proposta presentata dalle autorità.
Marcia indietro dell’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, sulla proposta di ampliare i limiti dei PFAS in altri settori industriali. L’aggiornamento, curato dalle autorità di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, era stato pubblicato il 20 agosto con l’aggiunta di otto nuovi settori tra industria e commercio che non erano stati menzionati in precedenza.
L’ultima versione del “documento di base” avrebbe previsto restrizioni maggiori anche per applicazioni di stampa, sigillatura e macchinari, alcuni usi medici, tra cui il confezionamento e gli eccipienti farmaceutici, oltre alle applicazioni militari, per esplosivi, tessuti tecnici e per usi industriali più ampi, come solventi e catalizzatori.
PFAS, per l’ECHA aggiungere nuovi settori al divieto richiederebbe troppo tempo
L’inclusione dei nuovi settori, però, secondo l’aggiornamento pubblicato dall’ECHA il 27 agosto, richiederebbe ai comitati “un tempo considerevole, oltre il 2026”, anno in cui si dovrebbe concludere la valutazione da presentare alla Commissione europea per la decisione finale.
Secondo l’organizzazione ambientalista svedese Chemsec, la decisione dell’ECHA di suddividere l’imminente restrizione ai PFAS, escludendo gli otto nuovi settori dal processo di limitazione in futuro, è una novità assoluta e rappresenta un precedente pericoloso e inaccettabile.
“Ma mantenerli nella restrizione è assolutamente fondamentale”, ha spiegato Chemsec in una nota. “Innanzitutto, sono fonti di un notevole utilizzo ed emissioni di PFAS. Si prendano ad esempio le applicazioni di sigillatura, una categoria che si prevede utilizzerà 1,3 milioni di tonnellate di PFAS nei prossimi 30 anni. In secondo luogo, sono anche importanti per mantenere l’approccio completo e olistico della proposta di restrizione (che è sempre stata l’intenzione di chi ha presentato il dossier)”.
Inoltre, secondo l’associazione, un approccio così frammentato compromette la trasparenza e l’intero processo di restrizione dei PFAS. Dato che i comitati scientifici non includeranno i nuovi settori nei loro pareri la Commissione europea non avrà un quadro completo per elaborare la proposta finale di divieto agli inquinanti eterni.
“Inoltre, contraddice chiaramente gli impegni assunti nella Chemicals Strategy for Sustainability, che stabilisce la graduale eliminazione dei PFAS da tutti gli usi nell’UE, consentendone solo gli usi critici per la società per i quali non sono ancora disponibili alternative”, ha aggiunto Chemsec.
Dal passo indietro dell’ECHA, giustificato dai vincoli di tempo e dall’Industry Action Plan approvato dalla Commissione Ue a luglio, trarranno quindi beneficio gli otto settori industriali e commerciali che, solo per un breve periodo, hanno rischiato di essere inclusi nel dossier.
Bando PFAS in Ue, Cristina Guarda (Verdi): “Proposta rallentata dalle lobby”
“L’ECHA aveva questo mandato di analizzare la richiesta di bando dei PFAS dal commercio e dalla produzione in Europa. Purtroppo in questo momento storico è stata probabilmente rallentata dalla pressione lobbistica e politica, perché all’inizio di questo mandato parlamentare la dichiarazione fatta sulla strategia industriale da parte di Draghi nel dossier fatto con Letta ha cominciato a parlare della necessità importante di mantenere la chimica fluororata, ossia la produzione dei PFAS, al centro perché senza non è possibile fare la transizione ecologica”, ha dichiarato a TeleAmbiente l’eurodeputata.
“Un’affermazione assolutamente sbagliata che però sta recependo un messaggio da parte della lobby industriale che produce i PFAS e sta guidando quindi le istituzioni europee ad essere più aperte agli inquinanti eterni”, ha spiegato Guarda.
“L’ECHA sta generando una sorta di apertura per deroghe in settori specifici – ha aggiunto Guarda – come quello militare per evitare che questi settori, considerati essenziali e su cui si dice non ci siano alternative, quando magari ci sono, abbiano l’obbligo di bando dei PFAS. Mi sembra che l’ondata verso destra o la potenza delle lobby del mondo della chimica stia facendo purtroppo un lavoro molto più efficace ed efficiente rispetto alla buona fede del mondo politico”.


