Obiettivo del documentario “Fermare l’estinzione” del Progetto LIFE Pinna è sensibilizzare alla tutela di Pinna nobilis a rischio di estinzione a causa di un parassita.
Così preziosa, eppure, così fragile. La Pinna nobilis è uno degli animali più affascinanti del pianeta Terra. I cambiamenti climatici, l’inquinamento da plastica e il parassita chiamato Haplosporidium pinnae, però, soprattutto negli ultimi dieci anni, la stanno portando all’estinzione. Proteggere questa nacchera endemica del mar Mediterraneo diventa, oggi più che mai, fondamentale. Già, perché il più grande bivalve che popola il bacino tra Europa, Africa e Asia contribuisce alla conservazione della vita tra le praterie di posidonia oceanica.
A sensibilizzare alla salvaguardia di Pinna nobilis è, tra gli altri, il documentario “Fermare l’estinzione” del Progetto LIFE Pinna. Quattro gli anni di lavoro per oltre 60 scienziati provenienti dai Paesi dell’Unione Europea tra mar Ligure, mar Tirreno e mar Adriatico per tutelare un vero e proprio gigante buono. Diversi i momenti fondamentali per la realizzazione dell’inchiesta, dal monitoraggio di 200 chilometri di costa alle immersioni negli abissi, fino al trasferimento di cinquanta nacchere adulte in Aree Marine Protette (AMP).
Nonostante la prima proiezione del documentario “Fermare l’estinzione” alla Stazione di Biologia Marina dell’Istituto Nazionale di Biologia (NIB), a Pirano, in Slovenia, i ricercatori stanno continuando a definire azioni concrete utili alla conservazione di una delle specie animali più maestose del Mare Nostrum.
“Durante la realizzazione del docufilm, gli scienziati del Progetto LIFE Pinna si sono dovuti confrontare con una recrudescenza dell’epidemia causata da più fattori e riuscita a rendere problematico il reperimento di esemplari vivi di Pinna nobilis. Comunque, grazie al grande impegno profuso, i ricercatori hanno svolto le principali attività previste, dalle analisi sulla variabilità genetica delle nacchere superstiti per intercettare le più resistenti alle infezioni, e, dunque, le migliori candidate a generare discendenza, ai trapianti di bivalvi vivi sani in Aree Marine Protette (AMP) considerate idonee e sgombre da parassiti”, spiega la Responsabile Settore Biodiversità e Progettazione Unione Europea dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (ARPAL), Daniela Caracciolo.


