ecomafia 2025 legambiente

Ecomafia 2025, il nuovo report di Legambiente

Tabella dei Contenuti

Luci e ombre nel rapporto: l’aumento dei reati ambientali su base annua è indubbiamente un campanello d’allarme, ma dimostra anche come l’azione di forze dell’ordine e magistratura sia particolarmente incisiva nel reprimere ogni illecito. E questo dimostra come la legge sugli ecoreati, a dieci anni dalla sua approvazione, sia uno strumento prezioso. Due tipologie di reati ambientali, da sole, costituiscono oltre la metà del totale: ecco di quali si tratta. 

Luci e ombre nel rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, presentato alla Camera dei deputati. Se da un lato si conferma l’ennesimo aumento su base annuale dei reati ambientali accertati, così come delle denunce e dei sequestri, dall’altro i dati dimostrano come l’operato e la repressione dei crimini contro l’ambiente, da parte delle forze dell’ordine, delle forze armate e della magistratura, siano puntuali ed incisivi. La relazione di Legambiente di quest’anno si conferma particolarmente significativa anche perché arriva nel decimo anniversario dell’approvazione della legge n.68/2015 sugli ecoreati. Nel rapporto, a cura dell’Ufficio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, e a cui hanno partecipato anche rappresentanti degli stessi investigatori che ogni giorno lavorano per contrastare i crimini contro l’ambiente, emerge come, ancora una volta, la maggior parte dei reati riguardano il ciclo del cemento e quello dei rifiuti: due tipologie di illeciti che, da sole, costituiscono oltre la metà di tutte quelle accertate nel corso del 2024.

Questo rapporto 2025 racconta, da una parte, di come l’assalto delle ecomafie e della criminalità ambientale continua su tutto il territorio nazionale, visti i numeri dei reati ambientali, dei sequestri effettuati e delle ordinanze di custodia cautelare emesse. Dall’altra parte, però, evidenziamo un risultato importante: proprio a dieci anni dall’approvazione della legge sugli ecoreati, emerge che questo nuovo strumento normativo garantisce finalmente alle forze dell’ordine e alla Magistratura di poter contrastare con più efficacia la criminalità ambientale e gli inquinatori seriali” – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – “Questo conferma la bontà della norma che, durante quella legislatura, abbiamo difeso nel corso dell’iter parlamentare. Dall’altra parte, però, ci impone di chiedere a governo e Parlamento di completare una riforma di civiltà, perché il codice penale non prevede ancora i reati legati al patrimonio alimentare commessi dalle agromafie, i delitti contro flora e fauna protetta che sono nella direttiva europea che deve essere recepita entro un anno anche dal nostro Paese, e poi c’è la piaga del cemento illegale, un problema vero di sicurezza nazionale. Occorre mettere in campo un piano straordinario di abbattimento degli ecomostri illegali perché altrimenti non se ne verrà mai a capo“.

La legge sugli ecoreati ha festeggiato i dieci anni ed è uno strumento importante, perché da un lato ha rafforzato alcune fattispecie di reato ma dall’altro ha introdotto questa procedura esentiva delle contravvenzioni per i casi, ovviamente, di illegalità di minore entità. Questo ha consentito di poter attivare le procedure di rimedio. In questo, come Sistema nazionale per la protezione ambientale, siamo molto impegnati e diamo tutto il supporto per velocizzare queste procedure di estinzione delle contravvenzioni ambientali” – il punto di Maria Siclari, direttrice generale di Ispra – “I numeri ci confortano, anche perché nel 2024 abbiamo emanato 1.160 atti di prescrizione per queste contravvenzioni: significa soprattutto aver realizzato un’azione che ci permette di risolvere le questioni di inquinamento ambientale o comunque di illegalità ambientale per cui, con l’adempimento, si estingue il reato“.

Pubblicità
Articoli Correlati