Il Rapporto 2025 sull’economia circolare, realizzato da ENEA e dal Circular Economy Network, è stato presentato ufficialmente dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’Italia rimane tra i leader in Europa, ma è ancora troppo dipendente dall’import di materie prime, mentre su alcuni aspetti ci sono dei rallentamenti preoccupanti.
L’Italia rimane leader in Europa per l’economia circolare, seconda solo ai Paesi Bassi, ma è ancora troppo dipendente dall’import di materie prime dall’estero. È quanto emerge dal Rapporto 2025 sull’economia circolare, realizzato da ENEA e dal Circular Economy Network e presentato a Roma, presso la Biblioteca Nazionale Centrale, alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
Ridurre la dipendenza dell’Italia dall’import di materiali è assolutamente necessario, non solo perché rappresenta il 48% del nostro fabbisogno nazionale a fronte del 22% della media dell’Unione europea. Nel nostro Paese la produzione industriale è in calo da oltre due anni, e in un contesto geopolitico mai così delicato c’è anche l’incognita dei dazi che può influire su una nuova recessione. Potenziare l’economia circolare potrebbe anche rilanciare il Made in Italy, e la presentazione del rapporto è stata l’occasione per il confronto tra rappresentanti politici e istituzionali, tecnici, ricercatori, aziende e consorzi di riciclo.
“Noi siamo uno dei Paesi più avanzati, anche perché la storia e la realtà ci dicono che come Paese non abbiamo molte materie prime e quindi dobbiamo importarle, ma anche cercare di trasformare in materia prima ciò che è materia seconda. Questo ha già permesso all’Italia di essere un Paese molto sviluppato sul fronte del riciclo, in alcuni settori siamo leader anche a livello mondiale ed è quello che ha portato anche ad essere parte forte di una discussione nella definizione delle norme sugli imballaggi nell’ambito dell’Unione europea. Abbiamo dimostrato all’Ue che si può fare davvero un riciclo come si deve, recuperare su alcuni settori e quindi creare materie prime. Altrettanto stiamo facendo sui RAEE, recuperando ogni parte, e sull’acciaio, il nostro ferro è per due terzi da rottami” – ha spiegato Gilberto Pichetto – “È chiaro che dobbiamo in qualche modo anche adeguare le nostre norme di individuazione e catalogazione di ciò che oggi è rifiuto e, grazie alla tecnologia e alla ricerca, domani può essere materia prima. L’Europa deve adeguarsi all’Italia, è ciò che ho sostenuto quando mi sono scagliato contro la proposta Timmermans sugli imballaggi: non siamo contrari al riuso, ma noi abbiamo tutto un sistema che ci permette di avere il riciclo e non utilizzare più materie prime, ma il rifiuto come materia prima. La plastica è uno dei settori in cui siamo leader, abbiamo il 70% del recupero e stiamo andando avanti con la tranquillità di raggiungere gli obiettivi dell’Unione europea non al 2030, ma anche molto prima“.
“L’economia circolare in questo momento ha un passo molto importante, praticamente è un settore produttivo e manifatturiero con tante imprese che vi operano. Quando parliamo di Italia manifatturiera, oltre ai settori tradizionali dobbiamo includere anche quello dell’economia circolare. Producendo materia prima, l’economia circolare aiuta tutto il sistema perché non dobbiamo andare a importarla nel mondo” – ha aggiunto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – “L’economia circolare ci permette anche di attrezzarci per il futuro, perché avremo bisogno di tutta una serie di materie, alcune delle quali sono definite come critiche. Pensiamo al rame, un minerale che utilizziamo da tempo ma che in futuro sarà soggetto ad un’esplosione della domanda. Ma pensiamo anche al recupero dell’oro e dell’argento, o al futuro per il litio. Sono tantissimi i settori in cui la nostra esperienza sull’economia circolare e sul riciclo può portarci dei vantaggi“.
“Anche quest’anno l’Italia si conferma con una delle migliori performance a livello europeo, in particolare per la produttività delle risorse ben al di sopra della media europea, per il riciclo dei rifiuti urbani che si avvicina al target del 55%. Molto bene anche il tasso di riutilizzo di materia prima circolare, con un tasso del 20,8% siamo i migliori in Europa. Ci sono però dei problemi: al contrario di altri Paesi europei, c’è una decrescita negli investimenti privati e nell’occupazione. L’economia circolare è una grandissima opportunità non solo per affrontare le sfide ambientali e climatiche attuali, ma soprattutto per la competitività e la resilienza in questo periodo di grande crisi, geopolitica e del mercato globale” – ha spiegato Claudia Brunori, direttrice del Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA – “Dobbiamo accorciare le filiere ed essere più autosufficienti dalle importazioni di materie prime, l’Italia purtroppo dipende per il 48% da importazioni estere rispetto al fabbisogno delle proprie materie prime e il dato è più del doppio della media Ue, che è del 22%. Chiudere il ciclo sul territorio nazionale e il più possibile in ambito locale, consentirebbe di essere più competitivi. Servono maggiori investimenti privati, serve un’azione sistemica che faccia convergere le imprese, le istituzioni e la società civile verso un obiettivo comune“.
“Servono anche delle politiche abilitanti, perché purtroppo nonostante i grandissimi sforzi che il Paese sta facendo dal punto di vista normativo anche in linea con la strategia europea per l’economia circolare, il contesto non è ancora favorevole per quelle imprese che adottano un modello economico più circolare. Serve anche la formazione di nuove professionalità e per una visione sistemica e strategica sull’intera catena di valore dei materiali e dei prodotti, serve un maggiore sforzo in questa direzione” – ha aggiunto la dottoressa Brunori – “Dal mio punto di vista, non è solo un problema di maggiori incentivi, ma anche di maggiore certezza sul contesto, sia in termini di autorizzazioni che di normative e politiche abilitanti. E quindi, serve più coraggio anche nell’indirizzo di una politica industriale che vada verso una circolarità maggiore“.


