Il Tribunale di Vicenza ha riconosciuto come causa del decesso di un operaio l’esposizione ai PFAS. Pasqualino Zenere lavorava alla Miteni dal 1979. Greenpeace: “Sentenza storica”.
Si può morire a causa dell’esposizione ai PFAS. Per la prima volta in Italia, una sentenza ha certificato un decesso come attribuibile alla contaminazione da PFAS. È quanto deciso dal Tribunale di Vicenza che, lo scorso martedì, ha dato ragione alla famiglia di Pasqualino Zenere, dipendente Miteni dal 1978 al 1992. Si tratta della prima persona il cui decesso viene attribuito all’esposizione ai PFOA e ai PFOS. L’uomo avrebbe ingerito, inalato e sarebbe entrato in contatto con le sostanze durante l’orario di lavoro. L’operaio è deceduto nel 2014 a causa di un tumore della pelvi renale.
“Si tratta della prima sentenza in assoluto su questo tema, calata su un caso specifico, preciso e documentato. La documentazione riguarda sia le mansioni di lavoro svolte sia il nesso tra queste e la malattia che ha portato al decesso. Questa sentenza non agisce sulle responsabilità, ma sulla correlazione tra lavoro e malattia: la materia è di natura previdenziale e attiene appunto a quelli che sono i diritti previsti dalla tutela Inail”, sono le parole dell’avvocato Adriano Caretta – difensore della famiglia Zenere – riportate da Corriere del Veneto.
“La decisione del Tribunale di Vicenza, fondamentale dal punto di vista della tutela della salute delle persone, apre la strada della giustizia ambientale per chi è morto per essere venuto a contatto con i PFAS, che nei decenni da miracolo tecnologico sono diventati inquinanti eterni e cancerogeni. Tuttavia, milioni di persone, in tutta Italia, continuano a essere esposte a vari livelli a queste sostanze pericolose. Sul bando progressivo dei PFAS c’è sul tavolo a Bruxelles una proposta: che ne pensa il governo Meloni?”, il commento di Alessandro Giannì di Greenpeace.
Una sentenza storica che arriva negli stessi giorni in cui – presso la Corte di Assise del Tribunale di Vicenza – si sta avviando alle fasi finali il processo Miteni, l’azienda ritenuta la fonte principale dell’inquinamento da PFAS che ha colpito circa 350mila residenti in Veneto, nelle province di Vicenza, Padova e Verona. I 15 ex manager e dipendenti della società chimica sono accusati di avvelenamento di acque, disastro innominato, inquinamento ambientale ex articolo 452-bis e reati fallimentari. Per gli imputati è stata chiesta una condanna che arriva complessivamente a 121 anni e 6 mesi, e le richieste di risarcimento delle parti civili hanno superato i 100 milioni di euro.
PFAS, i pericoli per la salute
Il gruppo di sostanze chimiche denominate PFAS è molto vasto e non di tutte queste molecole si conoscono gli effetti su ambiente e salute. Ciò che è noto è che gli inquinanti eterni sono così definiti per un motivo: si accumulano nell’ambiente. Ciò comporta l’inquinamento di terreni e acqua, che finiscono per alterare gli ecosistemi e per contaminare anche l’organismo umano. Ma quali sono gli effetti per la salute?
Nel corso degli anni, numerosi studi hanno portato alla definizione dei PFAS, da parte dell’IARC, come sostanze “cancerogene per l’uomo”, riferendosi in particolare ai PFOA.
L’esposizione a queste sostanze infatti, può causare gravi danni alla salute. Essendo degli interferenti endocrini, i PFAS sono correlati al rischio di contrarre alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno). Sono poi associati al rischio di tumori ai testicoli, ai reni, a danni alla fertilità, problemi alla tiroide, danni al fegato e possono favorire alti livelli di colesterolo.
PFAS, a che punto siamo in Italia e in Europa?
Lo scorso 13 marzo, il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto Legge urgente, attualmente all’esame del Parlamento, volto a ridurre i livelli consentiti di PFAS (composti poli e perfluoroalchilici) nelle acque potabili e a inserire limiti per il TFA (acido trifluoroacetico), la molecola della classe dei PFAS più abbondante sul pianeta e finora non sottoposta a restrizioni.
Il decreto è arrivato anche grazie alla campagna di monitoraggio di Greenpeace “Acqua senza veleni”, che aveva mostrato i dati allarmanti della contaminazione da PFAS delle acque potabili in Italia.
A che punto è il processo di divieto dei PFAS in Europa? Ce lo ha spiegato l’europarlamentare Cristina Guarda, che ha illustrato anche le iniziative volte ad accelerare la transizione verso l’abbandono degli inquinanti eterni. Un passaggio che richiede grandi investimenti in termini di ricerca per aiutare le imprese a stare al passo con questa esigenza in vari settori come l’agricoltura, i giocattoli per bambini e l’acqua potabile.
“Il processo per bandire i PFAS dal commercio e dalla produzione in Europa sta avendo dei rallentamenti. La proposta avanzata da cinque Stati nel 2021 è al vaglio dell’ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche, ndr) ma al momento sta subendo rallentamenti. Io credo che ci sia un po’ lo zampino delle pressioni lobbistiche del mondo della chimica”, ha spiegato l’europarlamentare a TeleAmbiente.


