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Ex Ilva, futuro in bilico. Esposto contro Urso per l’incidente del 7 maggio

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La situazione è sempre più intricata, con il numero dei cassintegrati che supera il limite massimo previsto dall’accordo del marzo scorso. Dopo l’incendio, anche il sequestro dell’AFO1 da parte della Procura, una dispersione di gas e lo stop del Consiglio di Stato all’appalto in favore di Paul Wurth Italia per realizzare l’impianto di produzione del preridotto. 

Ex Ilva, il futuro è ancora incerto. Il rilancio della siderurgia in chiave ‘green’ a Taranto appare in salita e, come se non bastasse, ora è stato annunciato un esposto in Procura contro Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, e i responsabili della gestione dell’impianto. Il motivo è lo spaventoso incendio, fortunatamente senza conseguenze per gli operai, avvenuto il 7 maggio scorso sull’altoforno 1 (sottoposto a sequestro probatorio) e spento non senza fatica e certamente non in modo tempestivo. Ad annunciare il ricorso sono l’attivista e giornalista Luciano Manna, fondatore di Veraleaks, e Carla Luccarelli, la madre di Giorgio Di Ponzio, il 15enne tarantino morto il 25 gennaio 2019 per un sarcoma ai tessuti molli, causato secondo i genitori dall’esposizione alle sostanze emesse dall’impianto siderurgico.

Abbiamo chiesto alla Procura di Taranto di indagare tutti i responsabili della gestione scellerata degli impianti dello stabilimento, a causa delle chiare responsabilità legate all’incidente che ha messo a rischio la vita degli operai e dei cittadini di Taranto” – spiegano Luciano Manna e Carla Luccarelli – “Abbiamo depositato anche un video inedito che mostra chiaramente l’inferno che si è scatenato il 7 maggio e la totale impreparazione di chi interviene sul posto, gente intervenuta a spegnere l’incendio su Afo1 come se stesse spegnendo il fuoco del barbecue nel giardino della villa al mare. Abbiamo fornito alla Procura evidenze sulle critiche condizioni delle cokerie dove di recente sono avvenuti incidenti analoghi a quelli dell’altoforno“.

Un video inedito (non è chiaro se sia lo stesso consegnato in Procura) è stato diffuso pubblicamente da Veraleaks e mostra le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco. Come se non bastasse, una settimana dopo l’incendio, all’interno dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto, si è verificata anche una perdita di gas che aveva costretto, come da prassi, all’evacuazione temporanea dei locali per consentire alla ditta incaricata di intercettare la dispersione. Di certo, la situazione non è ottimale, anche considerando i dati occupazionali: 4.046 lavoratori di tutto il gruppo, di cui 3.538 a Taranto, sono in cassa integrazione, mentre l’accordo del 4 marzo scorso prevedeva, su poco meno di diecimila dipendenti totali, un massimo di 3.062 cassintegrati (di cui 2.680 a Taranto).

Numeri che potrebbero ulteriormente salire. Specialmente considerando lo stop del Consiglio di Stato all’aggiudicazione a favore di Paul Wurth Italia Spa dell’appalto per realizzare a Taranto l’impianto per la produzione del preridotto (Direct Reduced Iron), l’acciaio considerato ‘green’ (due milioni di tonnellate all’anno per un valore di circa un miliardo di euro). Annullata anche l’intera procedura d’appalto avviata da Dri D’Italia Spa (controllata da Invitalia), con la gara che dovrà essere rifatta: il Consiglio di Stato ha di fatto confermato la decisione del TAR di Lecce del 2024. Una sentenza che aveva deluso Adolfo Urso, già alle prese con il sequestro probatorio dell’area dell’AFO1. “La decisione della Procura di Taranto mette a rischio il processo di riconversione ambientale, sia per la sostenibilità economica dello stabilimento, sia per il negoziato in corso con le aziende che avevano partecipato alla procedura di gara e che si ritrovano condizioni diverse rispetto a quelle contrattate, sia soprattutto per i rilevanti impatti occupazionali diretti e indiretti“, aveva spiegato il ministro durante un question time alla Camera dei deputati.

Inevitabili le preoccupazioni dei sindacati, che ora dovranno attendere anche altre 24 ore prima di un nuovo incontro con il governo. Le principali sigle dei metalmeccanici avrebbero dovuto essere ricevute a Palazzo Chigi lunedì 26 maggio, ma a causa della concomitanza con la riunione del Consiglio dei ministri l’appuntamento è stato posticipato alle 18.30 di martedì 27. Un possibile supporto alle strategie di rilancio del governo potrebbe arrivare dalla Regione Puglia. Il presidente Michele Emiliano ha aperto alla possibilità di una nave rigassificatrice nel porto di Taranto per sostenere l’ex Ilva: “Se il gas è necessario per la decarbonizzazione, è un sacrificio che può essere ipotizzato. Prima però va presentato un piano complessivo, qualunque sacrificio che dovesse essere richiesto dal punto di vista ambientale deve garantire la totale e sicura decarbonizzazione nel più breve tempo possibile per abbattere le emissioni a zero dimezzando quelle della CO2“.

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