Tra fibromialgia e violenza di genere c’è spesso un legame, indagare sulla natura di questa correlazione può permettere di aumentare la conoscenza di una malattia di cui non si conosce ancora la causa.
Le associazioni CFU Italia e Nido di Ana hanno presentato in na conferenza stampa alla Camera denominata: “Il peso del silenzio: fibromialgia e violenza di genere” un progetto congiunto ovvero indagare sulle conseguenze che la violenza può avere sulla salute delle donne, fino allo sviluppo di patologie croniche complesse come la fibromialgia.
L’obiettivo è indagare il nesso tra i due fenomeni, aumentare la consapevolezza sul tema e favorire strumenti di prevenzione.
Barbara Suzzi, presidente di CFU Italia, ha spiegato perché le associazioni hanno deciso di collaborare per investigare il legame tra i due fenomeni: “Come ben sappiamo, fra le cause della fibromialgia, dove ci sono fattori ambientali, genetica, epigenetica, ci sono anche traumi psichici e fisici. Quindi è chiaro che la violenza di genere, la violenza in famiglia, abbiano una connotazione assolutamente in linea con questi eventuali traumi, sia fisici che psichici, quindi purtroppo incarna proprio uno degli aspetti derivanti.
Ma perché noi ci teniamo a quest’indagine che abbiamo insieme a Nido di Ana, che quindi coinvolgerà i centri antiviolenza, le case famiglia? Perché abbiamo bisogno di verificare esattamente quale sia il rapporto fra chi soffre di fibromialgia e chi ha subito o subisce violenza in famiglia, violenza domestica o altri ambiti, proprio perché se dovesse essere comprovata una correlazione sarebbe comunque uno strumento in più per riuscire non solo a diagnosticare, ma magari anche a dare in un qualche modo un sostegno alle persone. Quindi, come sempre, CFU Italia cerca nei dati e nella scientificità anche di portare sollievo alle persone nella vita quotidiana e possibilmente un supporto alla ricerca affinché si trovino cause determinate, ma anche possibili cure.”
— CFU-Italia odv (@cfu_italia) April 25, 2019
Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei deputati, ha voluto la conferenza stampa: “La fibromialgia è una malattia invalidante che in questo momento è stimata per circa 2 milioni di persone, con la stragrande maggioranza femminile, ma è sottostimata perché è difficile da diagnosticare, molte persone non sono ancora informate, quindi è profondamente sottostimata. Dall’altra parte abbiamo la violenza di genere, allora qual è l’elemento che lega? È come se il
corpo fosse il sarcofago della sofferenza e da questo punto di vista legarle significa voler affrontare il concetto di dolore, in particolare ovviamente di dolore femminile, visto che la fibromialgia è profondamente femminile come malattia.
E allora il tema è quello di parlarne, di approfondire questi studi, ma anche di rappresentare al Governo di intervenire, intervenire sulla fibromialgia finalmente per inserirla nei livelli essenziali di assistenza e riconoscerla come malattia invalidante a determinate condizioni, di diagnosi ovviamente, ma anche di fare uno sforzo supplementare per quella che è la violenza di genere. Perché è ovvio che sulla violenza di genere nessuno di noi, al di là dei colori delle appartenenze, si può lontanamente pensare di poter fare dei distinguo. E allora quando si parla di dolore e di sofferenza, bisogna inchinarsi e trovare una soluzione condivisa politicamente.”


