Quali sono i gelati che hanno cambiato il loro formato (e prezzo) nel corso degli anni? L'analisi di Altroconsumo e il fenomeno della shrinkflation.

Gelati, più piccoli e più cari: l’analisi di Altroconsumo e il fenomeno della shrinkflation

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Quali sono i gelati che hanno cambiato il loro formato (e prezzo) nel corso degli anni? L’analisi di Altroconsumo e il fenomeno della shrinkflation.

Ricordate quanto erano belle le pubblicità dei gelati di una volta? E i gelati vi sembravano anche più grandi? Non è solo un’impressione, in realtà è proprio così: molti gelati iconici, come il Maxibon, sono passati da 102 a 96 grammi.

Questo formato più piccolo comporta un prezzo più basso? La risposta è ancora no, costano anche di più: in cinque anni i prezzi medi di biscotti, cornetti e stecchi hanno subito un’impennata del 40%, con picchi del 75% al chilo per alcuni marchi della grande distribuzione, come spiega un’analisi di Altroconsumo: i rincari dipendono soprattutto dall’aumento dei costi di produzione, per altri gelati conta invece anche la shrinkflation. Derivata dai termini anglosassoni “to shrink”, restringere, e “inflation” inflazione, questa strategia commerciale – in italiano definita “sgrammatura” – consiste nel ridurre la quantità nelle confezioni mantenendo il prezzo del prodotto invariato o, in alcuni casi, aumentandolo.

Quali sono i gelati che hanno cambiato il loro formato (e prezzo) nel corso degli anni?

Tra i prodotti che hanno ridotto il formato ci sono alcuni gelati molto noti. Il Magnum Classic di Algida, per esempio, è passato da 79 a 75 grammi, oltre al Maxibon, sempre della Nestlè, anche la Coppa del Nonno è passata da 72 a 65 grammi.

Rispetto a cinque anni fa, per acquistare un Magnum Classic si spende il 26% in più a porzione, per un Maxibon il 43% in più e per una Coppa del Nonno il 25% in più. Se si guarda il prezzo al chilo, l’aumento è ancora più evidente: +53% per Maxibon, +38% per Coppa del Nonno e +32% per Magnum Classic.

La sgrammatura non sembra avere nemmeno vantaggi nutrizionali: le calorie per porzione sono rimaste uguali o sono diminuite solo leggermente, mentre grassi totali e grassi saturi risultano spesso sostanzialmente invariati rispetto al 2021.

Il fenomeno della shrinkflation riguarda però solo una parte dei prodotti analizzati da Altroconsumo: molti gelati sono rincarati pur mantenendo lo stesso peso, con aumenti che vanno dall’11% al chilo degli Stecchi Ricoperti Valsoia al 75% del Nuii Ice Cream Adventure. Anche tra prodotti simili le differenze sono rilevanti. Il Cono Esselunga è aumentato del 20% al chilo e quello Coop del 27%, mentre il Cinque Stelle Sammontana ha registrato un rincaro del 43% e il Cornetto Algida di quasi il 60%. Tra gli stecchi ricoperti, sempre a parità di formato, gli aumenti vanno dall’11% di Valsoia al 35% di Conad, dal 41% dei Gruvi Sammontana al 50% di Eurospin, fino al 75% di Nuii.

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Questa crescita è legata principalmente alla crisi energetica e logistica: nel biennio 2022-2023 infatti i prezzi alimentari hanno registrato un aumento storico in Italia, con un’inflazione media annua per questi beni del +8,8% nel 2022 e del +9,8% nel 2023. Dati alla mano, i prezzi dei gelati sono aumentati più rispetto all’inflazione dei generi alimentari.

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Legge anti shrinkflation, che novità ci sono? 

“Dopo una serie di rinvii, dovuti soprattutto al confronto con la Commissione europea, entra finalmente in vigore la norma del Codice del consumo che introduce un nuovo obbligo di informazione sulla shrinkflation. – spiega  Emanuela Bianchi, esperta di alimentazione e prodotti alimentari – Quando un prodotto viene venduto in una confezione più piccola senza una corrispondente riduzione del prezzo, i consumatori dovranno essere informati in modo chiaro. L’obiettivo è rendere più facile accorgersi delle riduzioni di quantità e valutare con maggiore consapevolezza il reale costo del prodotto”

Dal 15 luglio, quindi, salvo ritardi, dovrebbe entrare in vigore il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che introduce l’obbligo di informazione sui prodotti rimpiccioliti.

L’obbligo coprirà una durata di tre mesi dalla data in cui il prodotto è stato messo in vendita con le modifiche alla grammatura: è importante estendere l’avviso non solo sulla riduzione della quantità ma anche sull’aumento di prezzo, al chilo o al litro.

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