Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondale dell’Alimentazione. Un appuntamento che consente di fare il punto sulla salute del sistema di produzione alimentare globale e delle dinamiche che lo regolano anche a livello locale. Tutte le principali associazioni ambientaliste chiedono una transizione verso un sistema di produzione di cibo sostenibile per l’ambiente e per le persone.
Negli ultimi anni sono sempre più evidenti gli effetti della crisi climatica su tutto il sistema produttivo. I prodotti agricoli sono divenuti progressivamente sempre più cari e meno disponibili. A pesare sulla produzione sono le temperature da record che rendono più costose le coltivazioni, riducono la produzione e creano l’aumento dei prezzi per il consumatore italiano costretto a diminuire la quantità di frutta e verdura acquistati, con ricadute sulla salute nel lungo periodo.
Il WWF evidenzia come in Italia la stagione agricola 2025 ha rappresentato una prova concreta della vulnerabilità del Paese agli eventi climatici estremi.: “Le perdite registrate in diversi comparti mostrano come l’impatto climatico non sia affatto episodico, ma strutturale.
Un caso emblematico riguarda i ciliegeti pugliesi. La regione, che da sola produce circa il 30% delle ciliegie italiane, ha visto il raccolto 2025 crollare dal 70% fino al 100% in alcune zone del sud-est barese, colpite dalle gelate di marzo e aprile. I fiori sono stati letteralmente “bruciati” dal gelo, con effetti devastanti sulla produzione. Alle perdite agricole si sono aggiunti pesanti risvolti economici: a Milano, le ciliegie sono arrivate a costare fino a 23 euro al chilo.”
FederBio ricorda che puntare sul biologico significa investire su un’alimentazione che tutela salute e ambiente. Tale coltivazione permette di rispettare il suolo consentendogli di rigenerarsi e “svolge un ruolo strategico nel consolidare la resilienza delle filiere del cibo: rigenerando la fertilità dei suoli, accrescendo la biodiversità e producendo benefici tangibili per il clima, l’economia rurale e il benessere dei cittadini.”
Anche Greenpeace sostiene che il sistema di produzione agricola vigente “ci spinge sempre più oltre i limiti planetari, alimenta le disuguaglianze, viola i diritti delle persone che lavorano nel comparto e di quelle interessate dallo sfruttamento di risorse e territori. Di fatto quasi la metà della popolazione globale non ha accesso a un cibo sano, a un ambiente pulito o a un salario dignitoso, come evidenziato recentemente anche dalla Commissione EAT-Lancet1, ricorda l’associazione ambientalista.


