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Giornata mondiale degli Oceani, Pichetto: “Il nostro futuro”. Lagarde: “Tagliare la CO2”

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Dalla presidente della Bce un monito severissimo, molto più di quello di Ursula von der Leyen. Sergio Costa: “Nonostante le minacce per il Mediterraneo, il governo opera in senso opposto”.

Oggi, domenica 8 giugno 2025, è la Giornata mondiale degli Oceani. Un habitat solo apparentemente lontano da noi, da cui dipende anche il nostro futuro, come ha spiegato Gilberto Pichetto alla vigilia della Terza Conferenza dell’Onu sull’Oceano (UNOC-3), che si terrà a Nizza da domani al 13 giugno. “In un momento di pressioni crescenti, dal cambiamento climatico all’inquinamento, fino alla perdita di biodiversità, proteggere gli oceani significa difendere il nostro futuro. La salute del Mediterraneo è strettamente legata a quella degli oceani. E l’Italia è in prima linea, con accordi e progetti concreti per la conservazione e il ripristino degli habitat marini, nel solco degli obiettivi globali condivisi dalle Nazioni Unite” – ha spiegato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – “Serve una visione integrata che unisca tutela ambientale e sviluppo sostenibile, con azioni per proteggere la biodiversità e gli ecosistemi, coinvolgendo sempre di più settori strategici come la pesca, il turismo e il trasporto marittimo“.

Non è un caso che l’UNOC-3 partirà proprio il giorno dopo la Giornata mondiale degli Oceani, istituita nell’anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo del 1992 a Rio de Janeiro. Il vertice di Nizza sarà fondamentale per affrontare a livello internazionale grandi sfide come la protezione degli oceani e la promozione di un’economia blu sostenibili. Le risorse marine sono sempre più esigue e minacciate, ed è per questo che va ribadito l’impegno a raggiungere il traguardo del 30% di aree marine protette entro il 2030 (noto anche come 30by30), come stabilito dal Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montréal. L’Italia, al centro del Mediterraneo, sta cercando di fare la sua parte con varie iniziative: il Progetto MER, l’Accordo Pelagos, la designazione dell’Area Marina Particolarmente Sensibile (PSSA) e il contenimento delle emissioni del traffico marittimo.

Le minacce alla salute dei mari e degli oceani sono di varia natura, e a concorrere ci sono anche fattori quasi insospettabili. Non c’è solo l’inquinamento, il cambiamento climatico, l’uso incontrollato di plastiche, ma anche alcune conseguenze dell’overtourism, come l’ancoraggio selvaggio e lo snorkeling che danneggiano le barriere coralline, già in sofferenza per le temperature sempre più alte. Il monito arriva non solo dall’Italia, ma anche a livello internazionale.
L’oceano è il cuore blu del nostro Pianeta, ma i suoi ritmi sono sconvolti dall’inquinamento e dallo sfruttamento” – ha spiegato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea – “L’Ue questa settimana ha presentato il Patto per gli oceani, la nostra strategia per invertire la rotta verso una protezione duratura“.
Le attività umane hanno danneggiato il mare al punto che potremmo non essere in grado di rimediare, ma possiamo lavorare per rallentare, e potenzialmente anche fermare, la spinta, agendo su due importanti fronti. In primis dobbiamo proteggere, tagliando le emissioni di CO2 e altri gas serra in modo decisivo, tenendo presenti gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Solo così potremmo mantenere l’innalzamento del livello marino attorno al mezzo metro entro fine secolo” – il monito di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea – “Magari non suona rassicurante, ma ogni decimo di °C che riusciamo ad evitare significa un tratto di costa salvato, una barriera corallina salvata o una tempesta evitata. Dobbiamo prepararci. Che ci piaccia o no, i rischi climatici si stanno manifestando. Dobbiamo adattare le infrastrutture e le economie a un mondo più volatile, mettendo a bilancio risorse per la resilienza, come dighe e barriere marittime, anziché reagire ai disastri climatici“.

E l’Italia? Indubbiamente, i cittadini sono consapevoli dei rischi, come dimostra un’indagine di AstraRicerche per Greenpeace Italia. Oltre il 91% degli italiani ritiene che gli ambienti acquatici e semi-acquatici siano sotto grave minaccia, mentre il 54,4% crede che mari e oceani siano ambienti particolarmente esposti a rischio. Diverse le cause: in primis l’inquinamento da plastica (39,8%), ma anche l’inquinamento idrico (26,9%) e gli sversamenti di petrolio (21,7%). Meno indicati, ma comunque con un certo peso specifico, altri fattori come gli effetti dei cambiamenti climatici: dall’aumento della temperatura degli oceani (18,1%) all’acidificazione delle acque marine causata dalla CO2 (12,5%).
Chi invece mette in guardia sulle conseguenze dell’overtourism è l’Associazione Marevivo: estremamente minacciate sono, come già detto, le barriere coralline, ma anche gli ecosistemi di mangrovie (devastati per costruire villaggi turistici), le baie (soffocate dai natanti) e la biodiversità (i cetacei sono sempre più a rischio nel loro habitat per l’eccessiva presenza umana). “Dalla Maya Bay in Thailandia a La Maddalena in Sardegna, passando per la Grande Barriera Corallina in Australia e Hanaumabay alle Hawaii: stiamo distruggendo un patrimonio senza neanche conoscerlo” – il monito della presidente di Marevivo, Rosalba Giugni – “Oltre l’80% dei fondali marini e il 98% di quelli abissali sono inesplorati e non esiste una catalogazione della biodiversità. Non conosciamo il mare, ma continuiamo a sfruttarlo in ogni modo possibile“.

C’è poi da considerare la risposta istituzionale all’emergenza ambientale che riguarda gli oceani. Da questo punto di vista, una voce molto critica è quella di Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati ed ex ministro dell’Ambiente. “Gli oceani e il Mediterraneo in particolare sono minacciati dal riscaldamento climatico, dalla plastica, dagli sversamenti illegali. E cosa fa il Ministero dell’Ambiente? Ha rinnovato la convenzione con Castalia, la flotta che si occupa di pulire il Mediterraneo e di intervenire in caso di sversamenti, ma cancella dalle competenze il recupero del marine litter, della raccolta dei rifiuti di plastica, come invece facemmo noi quando eravamo al governo. Tutto va in senso opposto, e gli appelli di questi giorni di von der Leyen e Lagarde cadono nel vuoto” – l’affondo di Costa – “Inoltre, non solo non sono stati approvati i decreti per rendere operativa la legge Salvamare, ma la si sta smontando con norme che renderanno estremamente complicato riorganizzare la raccolta della plastica recuperata in mare dai pescatori. Questa è l’ipocrisia dei fatti. Continuiamo a chiedere al ministro Pichetto e al governo un totale cambio di rotta“.

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