Agricoltura, Made in Italy, agroalimentare, Europa – Agrifood Magazine

Tabella dei Contenuti

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Roma-Beirut, un tavolo tecnico per l’agricoltura; 2) Vino e pasta trainano il Made in Italy nel mondo; 3) Agroalimentare sempre più attrattivo per i giovani; 4) L’UE potrebbe produrre più cibo con meno risorse

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Roma-Beirut, un tavolo tecnico per l’agricoltura: Intensificare il commercio bilaterale, con particolare attenzione all’accesso dei prodotti libanesi ai mercati europei. Questo l’obiettivo dell’incontro a Roma tra il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida e l’omologo libanese Nizar Hani. E’ stata confermata la volontà unanime di rafforzare i legami nel settore agricolo. In tale contesto, è stata concordata l’istituzione di un tavolo tecnico congiunto, incaricato di approfondire le principali questioni emerse durante l’incontro. È emersa l’importanza dello scambio di competenze e della formazione tecnico scientifica per potenziare le filiere, insieme alla necessità di favorire sostenibilità e innovazione nel comparto agroalimentare. Particolare attenzione è stata dedicata alla valorizzazione delle produzioni locali e alla tutela della qualità dei prodotti, nonché alla cooperazione fitosanitaria per la gestione delle emergenze sanitarie che possono minacciare le colture.

2) Vino e pasta trainano il Made in Italy nel mondo: Il 2024 è stato un anno da record per l’agroalimentare italiano. Le esportazioni hanno toccato quota 67,5 miliardi di euro, con un balzo di oltre 5 miliardi rispetto all’anno precedente. Un risultato storico che conferma il Made in Italy come colonna portante dell’economia nazionale. Una crescita solida, costante: +6,5% ogni anno dal 2010 a oggi. E che oggi porta l’agroalimentare a pesare per quasi l’11% sull’export complessivo del Paese. Ma a trainare questo successo sono soprattutto due simboli della nostra tavola: vino e pasta, che insieme valgono oltre 15 miliardi di euro di esportazioni. Sono i dati del think thank The European House – Ambrosetti (TEHA), che ogni anno elabora rapporti, studi e analisi strategiche su diversi settori chiave per l’economia del Paese. Il vino italiano si conferma il campione, con oltre 8 miliardi di euro venduti all’estero, in crescita del 5,5% in un solo anno. Subito dietro pasta e prodotti da forno, che sfiorano i 7,6 miliardi, con un incremento dell’8,6%. Un successo che parla non solo di gusto e tradizione, ma anche di qualità e capacità di adattamento: le imprese italiane continuano a crescere, nonostante dazi, concorrenza globale e cambiamento climatico. Secondo il report, l’Italia è prima al mondo per l’export di:

  • pomodori pelati (76% del mercato globale),
  • pasta (48%),
  • amari (34,5%),
  • verdure lavorate (21,9%).

E seconda per vino, olio d’oliva e caffè. Spiccano anche le performance di altri settori:

  • +27% per grassi e oli vegetali,
  • +18% per il cioccolato,
  • +9% per formaggi e latticini,
  • e ancora in crescita frutta, piatti pronti, cibo per animali e bevande.

A livello regionale, a guidare la classifica è la Lombardia con 50 miliardi di euro di fatturato agroalimentare, è la prima regione italiana, responsabile del 19% del totale nazionale. In particolare, spicca la Valtellina che, con i suoi vini d’altura, produce oltre 3 milioni di bottiglie l’anno e genera un valore di 24 milioni di euro.

3) Agroalimentare sempre più attrattivo per i giovani: L’agroalimentare italiano è sempre più competitivo sui mercati internazionali e diventa attrattivo anche per i giovani imprenditori. Ne ha parlato Sergio Marchi, direttore generale dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), in un’intervista all’Italpress.

4) L’UE potrebbe produrre più cibo con meno risorse: Una nuova rivoluzione agricola è alle porte. Lagricoltura europea può produrre più cibo, consumando meno risorse, grazie all’agricoltura rigenerativa. A dirlo è lo studio condotto dall’European Alliance for Regenerative Agriculture (EARA). Lo studio, intitolato “rigenerare l’Europa dalle fondamenta”, è stato condotto tra il 2020 e il 2023 su 78 aziende agricole rigenerative in 14 paesi europei, per un totale di oltre 7.000 ettari di terreno. Le aziende che praticano agricoltura rigenerativa – cioè che lavorano in armonia con la natura, riducendo input chimici e sfruttando tecniche innovative – hanno registrato una produttività complessiva superiore del 27% rispetto a quelle convenzionali. Il tutto, con rese alimentari quasi identiche e un impatto ambientale decisamente inferiore. Registrando però un -61% nell’uso di fertilizzanti chimici, -76% di pesticidi, -78% di carburante. Miglioramenti anche per la biodiversità, la salute del suolo e la capacità di resistere al caldo. I campi rigenerativi, d’estate, sono persino più freschi di 0,3°C rispetto a quelli tradizionali. Inoltre, mentre le aziende convenzionali dipendono per oltre il 30% da mangimi importati, le aziende rigenerative sono riuscite a produrre utilizzando esclusivamente risorse della propria bioregione. Un esempio arriva dalla Grecia. Sheila Darmos, fondatrice di The Southern Lights, che coltiva olivi e agrumi senza pesticidi, ha registrato delle rese che superano del 280% la media nazionale. Oltre a migliorare l’efficienza agricola, queste pratiche hanno effetti positivi sull’ambiente. Le aziende rigenerative mostrano una fotosintesi aumentata del 24%, una copertura del suolo del 23% superiore e una maggiore diversità delle piante del 17% rispetto ai metodi convenzionali. Secondo le stime dello studio, una transizione verso pratiche rigenerative a livello europeo, potrebbe portare già nei primi anni alla mitigazione di 141,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno, pari all’84% delle emissioni nette del settore agricolo dell’UE. Ma non è tutto, dopo un periodo di transizione di 3-7 anni, il comparto agricolo europeo potrebbe addirittura diventare net positive, garantendo sia sicurezza alimentare che adattamento agli eventi estremi. Infine, lo studio propone anche soluzioni concrete per sostenere la transizione: assicurazioni ad hoc, incentivi legati ai risultati, e reti di supporto tra agricoltori. Perché, come ricorda l’alleanza EARA, il futuro dell’agricoltura potrebbe essere non solo più verde… ma anche più giusto, efficiente e resiliente.

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