Il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale della salute mentale, per l’occasione Openpolis ha fatto il punto del disagio e del malessere che affligge i giovani
Ogni anno il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale della salute mentale, un appuntamento nato per aumentare la consapevolezza sui problemi di salute mentale in tutto il mondo, mobilitare gli sforzi a sostegno e combattere stigma e discriminazioni. Per questa occasione Openpolis ha deciso di fare il punto sul disagio giovanile in Italia, attraverso i dati raccolti con l’impresa sociale Con i Bambini per l’Osservatorio povertà educativa #conibambini.
Partire dai dati per indagare la salute mentale
Un dato a cui guardare per esaminare lo stato di salute dei giovani, spiega Openpolis, è l’indice specifico, utilizzato da Istat nell’ambito degli indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes). Il punteggio si ricava da una serie di domande sottoposte a ragazzi di almeno 14 anni. Sulla base delle risposte viene elaborato un indice che varia tra 0 e 100: più l’indice è alto, migliori sono le condizioni di benessere psicologico dell’individuo. Nel 2023 l’indice è peggiorato, scendendo a 71, rispetto al 72,6 dell’anno precedente e non sembra essere stato recuperato il gap che si è creato con la pandemia.
Le differenze di genere e il contesto familiare
Un altro elemento che si evince esaminando i dati sul benessere psicologico, è il forte divario di genere. Tra le adolescenti l’indice di salute mentale è stato pari a 67,4 nel 2023, circa 7 punti in meno dei coetanei maschi (74,3). Un altro aspetto da analizzare è il contesto familiare. Infatti di fronte a un disagio psicologico o di un disturbo, poter contare sul sostegno dei genitori e della famiglia è fondamentale. Tuttavia, esamina ancora Openpolis, quando aumenta l’età diminuisce la tendenza di ragazze e ragazzi ad aprirsi con i genitori, con una maggiore facilità nel parlare con la madre.
Il ruolo della scuola
Oltre alla famiglia, anche la scuola gioca un ruolo da protagonista nell’indagare il disagio giovanile, per poter poi intervenire a supporto. Dalle ricerche emerge che l’apprezzamento verso la scuola diminuisce con l’aumentare dell’età. Gli 11enni “piace molto la scuola” sono il 21% tra le ragazze e il 15% tra i maschi. La quota si dimezza a 13 anni (7% maschi, 10,7% femmine), per poi calare ulteriormente tra i 15enni (5,6% maschi, 7% femmine).
I ragazzi e il tempo libero
Le indagini sul benessere giovanile si devono concentrare anche sul tempo libero. Già prima del Covid era emersa la tendenza degli adolescenti a vedere meno i propri amici nel tempo libero. Un fenomeno giustificato anche con l’aumento dell’utilizzo dei device tecnologici e dei social media. Il 13,5% degli adolescenti mostra un uso problematico dei social media, con un picco tra le ragazze tra i 13 e i 15 anni.


