Se è vero che le Nazioni Unite hanno fissato per il 2030 uno dei più importanti Obiettivi della loro Agenda 2030; l’Obiettivo Fame Zero, pare altrettanto vero che la crisi climatica con i suoi eventi estremi capaci di fare impennare il prezzo del cibo, allontana questo goal.
Il cavolo sudcoreano, la lattuga australiana, il riso giapponese, le cipolle in India, il caffè brasiliano e il cacao ghanese, sono tutti prodotti alimentari che hanno subito enormi rincari a causa di eventi climatici estremi.
A sostenerlo è l’indagine:”Estremi climatici, impennate dei prezzi alimentari e i loro rischi sociali più ampi“, pubblicato sulla rivista “Environmental research letters”, uno studio internazionale redatto da sei organizzazioni di ricerca europee.
Il lavoro ha esaminato 16 casi di rialzo dei prezzi del cibo avvenuti tra il 2022 e il 2024 che hanno una correlazione con eventi climatici estremi verificatisi in 18 Paesi. L’esempio più evidente è la guerra in Ucraina e la crisi della fornitura di cereali in Africa dove per mesi non sono potute arrivare le navi provenienti dal Paese invaso dalla Russia. La guerra ha inoltre provocato l’aumento dei prezzi alla produzione che si è tradotto in maggiorazioni del prezzo alla vendita.
“Finché non raggiungeremo emissioni nette pari a zero, gli eventi meteorologici estremi non faranno che peggiorare, ma stanno già danneggiando i raccolti e fanno aumentare i prezzi dei prodotti alimentari in tutto il mondo, cambiando il carrello della spesa”, ha commentato il ricercatore tedesco Maximilian Kotz del Barcelona Supercomputing Centre.
In Italia la siccità ha causato l’aumento del costo dell’olio d’oliva fino al 50%. le conseguenze di questi improvvisi rincari sono più gravi nei Paesi più poveri. Koltz sottolinea che le famiglie a basso reddito sono spesso le più colpite, i nuclei familiari più poveri sono costretti a ridurre l’acquisto di frutta e ortaggi e di rinunciare a nutrienti essenziali provocando una epidemia di malattie croniche e l’aumento delle spese sanitarie nazionali.
Nel 2024 Costa d’Avorio e Ghana (responsabili della produzione del 60% del cacao mondiale) hanno visto aumentare i prezzi globali della fava di cacao di circa il 300%. Lo stesso meccanismo è avvenuto in Brasile con il prezzo del caffè. In India la crisi ha riguardato le cipolle, in Cina gli ortaggi.
Lo studio suggerisce misure come politiche che incoraggino le emissioni nette zero oltre a politiche di adattamento a lungo termine.


