Glifosato, uno studio evidenzia il legame con i danni al fegato

Glifosato, uno studio evidenzia il legame con i danni al fegato

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Il glifosato, anche a basse esposizioni, può aumentare il rischio di danneggiare il fegato. A lanciare l’allarme è una revisione di oltre 40 studi

Dal mondo della ricerca arriva un nuovo allarme sul glifosato. Secondo una revisione di oltre 40 studi condotti negli ultimi 17 anni, l’erbicida più usato al mondo può aumentare il rischio di danni al fegato.

La revisione scientifica pubblicata sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology mostra il possibile collegamento tra esposizione al glifosato e danni alla salute, in particolare all’aumento della malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD).

Gli scienziati hanno analizzato la letteratura pubblicata tra il 2008 e il 2025, concordando che il pesticida – già classificato come potenziale cancerogeno – possa aumentare stati di infiammazione, stress ossidativo, accumulo di grasso e cicatrizzazione del fegato (fibrosi), tutti indicatori della MASLD.

Secondo gli studi, anche l’esposizione a basse dosi di glifosato potrebbe comportare problemi per il fegato, soprattutto in persone con alti fattori di rischio per le malattie epatiche. I ricercatori hanno condotto tre tipologie di studi: sugli animali, sulle cellule e sull’uomo. In quest’ultimo, un livello di glifosato più alto nelle urine è stato associato a un rischio maggiore di danni al fegato, come l’accumulo di grasso. Gli effetti risultano più gravi nelle donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni con una storia di prediabete.

I risultati principali emersi dagli studi mostrano inoltre che:

  • I soggetti affetti da steatoepatite non alcolica (NASH) presentavano livelli più elevati di glifosato nell’organismo rispetto alle persone senza la malattia.
  • I gruppi di persone con presenza maggiore del pesticida nelle urine contenevano una percentuale maggiore di individui con eccessivo grasso nel fegato, diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari, malattie renali croniche, obesità.
  • Nei bambini residenti vicino alle zone agricole gli studi hanno evidenziato un rischio più alto di sviluppare problemi metabolici e danni al fegato.

Glifosato e malattie epatiche croniche, dagli studi emerge la correlazione

Secondo le statistiche, i tassi del cosiddetto “fegato grasso non alcolico” (MASLD) e dell’utilizzo del glifosato, negli ultimi trent’anni, sono aumentati parallelamente. A soffrire di questa malattia è oltre un terzo della popolazione mondiale. Nello stesso periodo, l’uso complessivo di erbicidi è salito a circa il 280%, in gran parte a causa delle colture geneticamente modificate per tollerare il glifosato, esponendo costantemente gli esseri umani al pesticida. La comunità scientifica, dunque, ribadisce la necessità di indagare ulteriormente sugli effetti negativi del glifosato.

Sebbene questi studi siano ancora in una fase iniziale e si concentrino principalmente sui dati degli Stati Uniti, evidenziano innegabilmente una potenziale relazione significativa tra il glifosato e i problemi di salute correlati alla MASLD“, affermano gli autori, aggiungendo che “queste prove convincenti” richiedono ulteriori indagini.

Glifosato, perché è dannoso per ambiente e salute

Il glifosato è un pesticida ampiamente utilizzato in agricoltura, specialmente negli erbicidi. Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato la sostanza come “probabilmente cancerogena” (categoria 2A).

Nella stessa lista sono presenti anche il DDT, le carni rosse, le emissioni prodotte dal fuoco dei camini domestici alimentati con biomasse. In pratica, spiega l’AIRC, si tratta di sostanze per cui ci sono prove limitate di cancerogenicità sull’uomo, ma dimostrazioni più significative nei test con gli animali.

Gli studi epidemiologici sui possibili danni del glifosato negli esseri umani hanno segnalato la possibilità di un aumento del rischio di sviluppare linfomi non-Hodgkin negli agricoltori e nelle persone a contatto con questa sostanza.

Sempre nel 2015 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha effettuato una valutazione tecnica dalla quale è emerso che “è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per gli esseri umani”. Un’affermazione alla quale sono giunte anche l’OMS e la FAO nella loro valutazione effettuata nel 2016.

Nonostante le rassicurazioni, gli enti hanno comunque previsto delle misure di cautela, come il divieto di utilizzare il glifosato in aeree densamente popolate o la necessità di riesaminare i livelli massimi di residui di questa sostanza che per legge possono essere presenti dentro e sopra gli alimenti.

Per quanto riguarda i danni all’ambiente, è il report dell’Ispra a spiegare che l’erbicida è una delle principali cause di contaminazione delle acque in Italia e che interferisce con l’equilibrio ecologico di fiumi e laghi.

A scagliarsi contro il glifosato è anche Greenpeace, che ha ribadito gli effetti negativi della sostanza sulla fauna selvatica e sulle api. L’erbicida può agire sul microbiota intestinale di queste ultime, rendendole più vulnerabili alle malattie e influendo sulla loro riproduzione e sul sistema nervoso.

Come si può evitare l’esposizione al glifosato?

Secondo gli scienziati, per difendersi dal controverso erbicida è meglio preferire alimenti biologici e ridurre al minimo l’uso di glifosato nel trattamento di giardini e orti.

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