Quattro città della provincia di Frosinone (Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino), riunite nel progetto Hernica Saxa, sono tra le dieci finaliste assolute per il titolo di Capitale italiana della cultura 2028. Nel cuore della Ciociaria, una delle tante aree interne d’Italia, si celano ricchezze inestimabili dal punto di vista culturale, storico, artistico e architettonico.
Quattro città della provincia di Frosinone, candidate congiuntamente a Capitale italiana della cultura 2028: questo il progetto Hernica Saxa, che vede protagonisti i Comuni di Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino. Quelle stesse città abitate, ancora prima della nascita di Roma, dagli Ernici, e che possono vantare una storia ricca e ultramillenaria, come testimonia l’eccezionale patrimonio storico, culturale, artistico e architettonico di questo territorio nel cuore della Ciociaria.
Hernica Saxa, nel giro di poco più di un anno, ha superato tutte le fasi di selezione, fino ad essere tra le dieci finaliste (insieme ad Ancona, Catania, Colle di Val D’Elsa, Forlì-Cesena, Gravina di Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia). Le quattro città, insieme, non raggiungono i 90 mila residenti, ma contano anche sul sostegno di tutti i Comuni della provincia di Frosinone, che conta 465 mila abitanti. Hernica Saxa può vantare un patrimonio culturale eccezionale, troppo poco pubblicizzato, e che meriterebbe di essere mostrato non solo al resto d’Italia e d’Europa, ma del mondo. E l’ambizioso, ma concreto, progetto di candidatura a Capitale italiana della cultura rappresenterebbe un momento di riscatto per una delle tante aree interne d’Italia e dei suoi abitanti.
Si parte da Anagni, la città dei Papi, che ha dato i natali o la residenza a ben quattro diversi pontefici, tra cui Innocenzo III, il teocrate per eccellenza, e Bonifacio VIII. Qui, tra l’altro, c’è il palazzo di Bonifacio, dove secondo la tradizione sarebbe avvenuto anche il celebre Schiaffo di Anagni ad opera di ‘Sciarra’ Colonna, episodio finale della rottura tra la Chiesa e la monarchia francese, con tanto di trasferimento della sede papale ad Avignone. Ma anche la Cattedrale con la Cripta di San Magno, un vero e proprio tesoro nascosto da rivelare al resto del mondo. La storia ultramillenaria viene invece svelata dal Museo Archeologico Ernico, dove sono esposti resti e reperti dell’Homo heidelbergensis, vissuto qui 400 mila anni fa, o dalla Chiesa di San Pietro in Vineis, con i suoi preziosi affreschi.
“È veramente un orgoglio e un onore, con molta emozione presentiamo questo press tour per mostrare al mondo intero le bellezze di un territorio. Un territorio che per la prima volta si è unito, ricostituendo quella che fu l’originaria capitale degli Ernici, Anagni con la Lega Ernica. Un territorio ricco di storia, di monumenti, di arte, di cultura e anche di mitologia, poiché si attribuisce la fondazione di Anagni al dio Saturno e per questo rientra nelle 50 città mistiche” – il punto di Daniele Natalia, sindaco di Anagni – “C’è anche la spirituale del Medioevo, Anagni come città dei quattro Papi: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII, il Papa dello Schiaffo e del Giubileo. Quell’affronto, quello schiaffo, determinò la nascita delle monarchie nazionali e quindi dell’Europa come oggi la conosciamo. Essere al centro di un territorio che ha dato segni tangibili alla storia del mondo mi inorgoglisce come sindaco, ci inorgoglisce come territorio e ci responsabilizza per fare in modo che questi tesori possano essere valorizzati al meglio e trasmessi al mondo intero anche grazie ai servizi della stampa“.
C’è poi Alatri, nota anche come la Città dei Ciclopi per le sue Mura megalitiche poligonali, che rivelano antichi sistemi di ingegneria ed architettura oltre ad una stratigrafia che permette di identificare le diverse fasi costruttive nelle epoche più antiche. La storia si sussegue e si rivela passando dal Portico di Betilieno Varo, alle varie Porte della città, alla Cattedrale di San Paolo, alla Chiesa di Santa Maria Maggiore e al Chiostro e alla Chiesa di San Francesco. Dall’antichità, le testimonianze storiche arrivano fino ad oggi, passando anche per i tragici bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che hanno rischiato di cancellare del tutto un patrimonio artistico solo in parte recuperato e ancora conservato.
“I punti di forza di Alatri sono innanzitutto le sue Mura Ciclopiche, abbiamo quella che è considerata tra le acropoli meglio conservate di tutta Europa e lo potrete vedere con i vostri occhi. Abbiamo l’unicità del Cristo del Labirinto, un’opera scoperta casualmente 30 anni fa e che rappresenta, all’interno di questo labirinto, il Cristo Pantocratore e questo rende l’opera assolutamente unica. Abbiamo poi ciò che rimane del mantello di San Francesco, che nel 1222 venne ad Alatri e lo donò alla cittadinanza. C’è poi il miracolo dell’ostia incarnata, risalente al 1228 e certificato da una bolla papale di Gregorio IX: si tratta di uno dei miracoli eucaristici più importanti, se non il più importante, avvenuti in Italia” – ha spiegato Maurizio Cianfrocca, sindaco di Alatri – “Ci sono poi una serie di chiese urbane e suburbane, affrescate dai più grandi artisti dell’epoca. Nella nostra piazza principale abbiamo la chiesa di Santa Maria Maggiore, risalente al XIII secolo, con all’interno opere importanti come la Madonna di Costantinopoli, opera lignea recentemente restaurata“.
Storia, cultura e tradizioni interessano anche Veroli, la città dei Fasti Verulani e che nel suo Museo civico archeologico presenta anche l’antico Foro ed il calendario romano, ma può vantare anche il Museo archeologico Nazionale dei Popoli Italici e la ricchissima Biblioteca Giovardiana, risalente al 1773. La tradizione religiosa si manifesta all’ennesima potenza grazie alla Basilica della patrona, Santa Maria Salome, dove si trova una delle sole tre Scale Sante al mondo, insieme a Roma e Gerusalemme, come disposto nel 1751 da Papa Benedetto XIV. Non meno importanti, invece, la Chiesa degli Angeli, con gli affreschi di Antoniazzo Romano, e l’abbazia cistercense di Casamari, una delle più apprezzate al mondo non solo per la sua storia e per la sua architettura, ma anche per l’immensa biblioteca.
“Abbiamo superato il campanilismo e lo abbiamo fatto spogliandoci ognuno delle proprie radici, mettendole insieme e unendole. Veroli è una città di 120 km², è il Comune più esteso di tutta la provincia di Frosinone ed è ricco di storia, cultura e tradizioni che però non sono sufficienti per essere rappresentativi davanti all’Italia e al mondo. Per questo abbiamo deciso di farlo insieme ad Anagni, Alatri e Ferentino: il progetto va avanti ormai da un anno ma non si fermerà alla proclamazione della Capitale italiana della cultura 2028, andrà avanti anche oltre quel risultato perché questo metodo è vincente, funziona e ci sta facendo crescere. Veroli è una città pre-romana, che nel corso degli anni ha dato tanto dal punto di vista culturale e storico, che ha nell’abbazia di Casamari un esempio di eccellenza universale. Abbiamo anche la Basilica di Santa Maria Salome, la nostra patrona, che secondo le Sacre Scritture era una delle tre donne presenti sotto la croce di Cristo quando viene crocifisso, poi venne qui e i suoi resti riposano qui nella nostra città. Nella stessa Basilica è presente una delle sole tre Scale Sante al mondo” – ha dichiarato Germano Caperna, sindaco di Veroli – “Abbiamo anche un Palazzetto dello Sport che è il secondo più grande del Lazio dopo il Palazzo dello Sport di Roma, pensato soprattutto per il basket perché abbiamo una grandissima tradizione cestistica. Abbiamo strutture sportive molto importanti, come il campo sportivo in erba sintetica vicino all’abbazia di Casamari. Cerchiamo di unire l’aspetto storico, culturale, religioso, sportivo e naturalistico, perché possiamo vantare Prato di Campoli, un pianoro situato a 1.200 metri tra i posti più belli della Ciociaria dal punto di vista paesaggistico, e montagne innevate che superano i duemila metri. Il nostro territorio quindi parte da zero metri sul livello del mare fino ai duemila metri, è variegato e abbraccia ventimila cittadini di cui mi onoro di essere il sindaco“.
La storia che va da oltre tremila anni fa fino ad oggi si respira pienamente anche a Ferentino, con le sue preziose testimonianze di epoca preromana e romana. Si pensi al Mercato Romano, risalente intorno al II secolo a.C., all’Acropoli, al Teatro Romano scoperto un secolo fa, al Duomo e alle testimonianze di veri e propri eroi della Seconda guerra mondiale, come il tenente Alberto Lolli Ghetti, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, o don Giuseppe Morosini, il prete e partigiano trucidato dai nazisti a Forte Bravetta.
“Noi abbiamo messo da parte i ‘campanili’, anche se ogni sindaco è orgoglioso della bellezza della propria città. Ci siamo un po’ rifatti alla storia della Lega Ernica, ricordata da Livio: oltre 2.500 anni fa i popoli si univano per combattere lo strapotere di Roma e dei Volsci, oggi si uniscono per arricchire e portare alla conoscenza di tutti questo patrimonio storico bellissimo. Abbiamo mura megalitiche del IV-III secolo a.C., una Porta Montana medievale al cui interno c’è una Porta Romana, l’Acropoli e la parte alta di una città a circa 400 metri sul livello del mare, distante un’ora da Roma e dal mare, un’ora e un quarto da Napoli, un’ora dalle montagne di Campocatino. Una città dal clima mite, molto tranquilla, in cui si vive bene e con una grande estensione territoriale (80 km² di territorio)” – ha spiegato Piergianni Fiorletta, sindaco di Ferentino – “Stiamo lavorando molto sulla parte storica e antica, abbiamo inaugurato il Teatro Romano risalente all’epoca di Traiano nel mese di settembre, dopo tanti anni di lavoro. Siamo felici di aver recuperato la cava, consentendo alle persone di poter assistere a spettacoli. Abbiamo poi il Testamento di Auro Quintilio, scolpito nella roccia, uno dei due esistenti al mondo: questo magistrato e assessore della città aveva donato tutti i suoi beni al popolo di Ferentino, a condizione che venisse ricordato ogni cinque anni. Siamo in fase avanzata anche per il Lapidario, c’è poi la bellezza delle nostre chiese, come quella cosmatesca di San Giovanni, quella gotico-cistercense di Santa Maria Maggiore, oltre alle porte antiche come Porta Sanguinaria e Porta San Francesco“.
“L’idea nasce il 15 gennaio dello scorso anno, quando il presidente Mattarella ha inaugurato Agrigento come Capitale italiana della cultura 2025. Abbiamo lanciato una proposta online, allargandola alle quattro città, e stiamo portano avanti in un unico progetto ben 92 attività diverse. Siamo soddisfatti, di fatto io sono un immigrato perché vengo da Brindisi, città che mi onoro di rappresentare, e ho voluto con una certa ambizione ridare a questo territorio il lavoro che da 50 anni mi continua ancora a dare. Abbiamo creato grandi aspettative in un territorio che si sente abbandonato ma mai domo, che dà a Roma artisti come muratori, elettricisti e prodotti agroalimentari. Essere già tra le dieci finaliste è un gran risultato” – il punto del dottor Antonio Ribezzo, promotore del Progetto Hernica Saxa – “L’idea è sempre stata quella di fare rete, abbiamo messo insieme città di colore politico diverso, una sorta di compromesso storico ma senza grandi difficoltà. All’inizio pensavano fosse semplicemente la partecipazione ad un bando, poi si sono accorti che era qualcosa di molto più complesso, ma hanno accettato di far propria questa grande progettualità, portandola avanti. Studiando le varie fasi, è vero che quasi sempre vincono le grandi città e i capoluoghi, ma questa potrebbe essere davvero la volta buona. Non esistono solo Roma o Venezia, ci sono altri 8.000 Comuni in Italia e c’è bisogno di promuovere un turismo diverso, un ‘undertourism’ per far conoscere anche città come queste, che possono vantare la storia, non solo la II Guerra Mondiale con i nostri eroi, ma anche quella antica e romana. Pensiamo al condottiero romano Aulo Irzio, un generale di Cesare, a Marco Lollio, ad Auro Quintilio Prisco, Tito Pomponio Basso o Cicerone, tutti legati alla stessa zona. Abbiamo voluto fortemente farci avanti da ‘romani’, visto che un tempo eravamo Provincia di Roma“.


