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In bocca al lupo, il podcast che racconta la violenza di genere

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Il podcast, disponibile anche in formato video, presentato alla Camera dei deputati grazie all’onorevole Martina Semenzato (presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni violenza di genere), che tra l’altro è protagonista della prima puntata. 

Un podcast, disponibile anche in formato video, che racconta e spiega la violenza di genere vista da ogni angolazione. Un contenuto diretto soprattutto alle giovani generazioni, grazie alle caratteristiche del format, ma che si avvale di contenuti e testimonianze preziosissime. Questa l’idea di Iris Gaeta e Margherita Filosa, rispettivamente regista e psicologa: il loro progetto ‘In bocca al lupo‘ è stato ufficialmente presentato alla Camera dei deputati grazie all’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni violenza di genere.

Presentiamo il podcast ‘In bocca al lupo’ all’interno del taccuino ‘Nuovi linguaggi contro la violenza di genere’. E di sicuro, oggi, il linguaggio più dirompente, che arriva soprattutto a ragazzi e ragazze, è proprio quello di un nuovo mezzo di comunicazione come il podcast. Lo hanno fatto in maniera molto coraggiosa due ragazze, Iris e Margherita, una produttrice cinematografica e una psicologa. Di solito i podcast tendono ad essere leggeri e accattivanti, loro invece hanno scelto scientemente il tema del femminicidio e della violenza di genere, anche per parlarne in modo diverso” – il punto dell’onorevole Martina Semenzato – “Hanno scelto, per un nuovo linguaggio contro la violenza di genere, strumenti come interventi di rappresentanti di ambiti come lavoro, associazioni, società civile, scuola e politica. Sono particolarmente contenta, in primis per aver contribuito ai lavori di questo podcast, ma anche di ospitarlo all’interno del taccuino ‘Nuovi linguaggi contro la violenza di genere’. Perché il podcast è proprio un nuovo linguaggio“.

Con Margherita abbiamo deciso di raccontare la violenza di genere attraverso il podcast, una metodologia molto accessibile. Per noi è stato molto interessante raccontare una tematica così difficile come la violenza di genere, con un linguaggio molto accessibile e umano. Abbiamo avuto tra gli ospiti vari personaggi di spicco, professionisti, esperti e portatori di testimonianze. Per noi avere un dialogo con loro è stato molto utile, ognuno ci ha dato uno spunto in più per ampliare questa conversazione, che deve essere necessaria. Se ne parla, ma forse se ne parla male, perché non arriva: con il podcast, speriamo di arrivare a tutti” – ha spiegato Iris Gaeta – “Ne abbiamo parlato con l’onorevole Martina Semenzato e il dottor Valerio Di Gioia, con loro abbiamo esplorato le tematiche della Commissione e quelle giuridiche. Abbiamo parlato soprattutto di violenza economica, perché la violenza ha tanti aspetti, non è solo fisica, e attraverso la scoperta di tutte le altre è più facile riconoscerle. Ne abbiamo parlato nella prima puntata. In quelle successive, abbiamo parlato con la psicoterapeuta Anna Rita Verardo e con l’attrice Valeria Solarino, che hanno ampliato l’argomento della violenza di genere attraverso vari fattori, quello della professione e dell’arte. Si è quindi parlato anche della riabilitazione, che poi in realtà è più un reinserimento, della vittima. È più una guarigione, perché il dolore ha tante forme e bisogna trovare il modo per poterlo in qualche modo colmare“.

Abbiamo poi parlato del linguaggio, una tematica a me molto cara: la proprietà di linguaggio e la necessità di trovare le parole giuste per poter raccontare qualcosa di così complicato, difficile e spesso quasi inaccessibile. Lo abbiamo fatto con la giornalista Adriana Pannitteri e con l’autore televisivo e cinematografico Roberto Corradi. Loro utilizzano il linguaggio in vari modi, nella cronaca e nella fiction, ma entrambi devono trovare il modo per poter raccontare le cose senza ferire né spettacolarizzare, e quindi riuscire a trovare un equilibrio nell’utilizzo di questa fantastica cosa che è il linguaggio, che noi tutti dobbiamo imparare ad usare perché a volte può ferire” – ha aggiunto la regista e produttrice – “A noi piaceva l’ambivalenza della frase ‘In bocca al lupo’, perché in Italia si usano molto i modi di dire. Ne parlavamo prima col dottor Di Gioia, citando la frase ‘Chi tace acconsente’. Detto questo, il titolo del podcast è un augurio, un qualcosa di positivo: la lupa prende in bocca i cuccioli per salvarli, per poterli nutrire e per accompagnarli verso qualcosa di più bello. Noi rispondiamo ‘Viva il lupo’, perché non è il lupo a dover morire, ma la paura di affrontarlo. E quindi vogliamo sostenere questo lupo, che possa essere un inizio, un percorso, qualcosa che possa aiutare chi si sente chiuso in qualcosa da cui non sa come uscire“.

Abbiamo scritto questo format per cercare di divulgare e sensibilizzare sull’argomento della violenza di genere, che è molto importante soprattutto in questo periodo, perché se ne parla, ma non se ne parla abbastanza. Oppure, se ne parla abbastanza, ma non si agisce abbastanza. Volevamo rendere questo argomento, così difficile e complesso, non singolo appannaggio degli esperti, ma accessibile a tutti. Il nostro obiettivo era quello di fornire informazioni utili e strumenti concreti per chi ascolta, che può essere sia dalla parte della vittima, sia da parte dell’autore di violenza. E infatti, con il dottor Andrea Bernetti, abbiamo voluto approfondire il tema della riabilitazione dell’autore di violenza: ci ha spiegato cosa succede nella testa di chi sta per commettere una violenza o l’ha già commessa. È molto importante, anche perché è un segnale per cui si può chiedere aiuto anche se non si è vittime, ma autori” – ha spiegato Margherita Filosa – “Abbiamo parlato anche con la dottoressa Laura De Dilectis e la dottoressa Gabriella Salvatore, rispettivamente attiviste delle associazioni DONNEXSTRADA e Salvamamme. Ci sembrava importante dare voci ad associazioni che operano sul campo, affiancando le istituzioni, e che si occupano tutti i giorni di questi casi: la prima per la sicurezza in strada, la seconda per aiutare le donne che escono da situazioni di violenza domestica. Abbiamo anche parlato con la dottoressa Antonella Bonaccorsi e con Andrea Maestrelli, in un episodio, di prevenzione ed educazione sessuale. L’educazione sessuale e quella alla relazione sono due punti fondamentali di cui purtroppo non si parla perché sono un tabù. Abbiamo voluto renderlo fruibile per tutti“.

Abbiamo parlato anche con una vittima, che molto coraggiosamente ha accettato di fornirci la sua testimonianza. Il podcast nasce da una mia personale esperienza di violenza: con la denuncia non ho trovato un punto di inizio né di fine, anche perché sono passati molti anni. Per questo ho parlato con Iris e le ho chiesto di fare qualcosa insieme per rendere le persone consapevoli di tutti quei meccanismi che ci sono e purtroppo sono normalizzati: tante persone potrebbero reagire ed uscire da una situazione di violenza, ma purtroppo mancano le conoscenze, non solo di chi è vittima, ma anche di chi è intorno” – ha concluso la psicologa e dottoranda in psicoterapia, e co-autrice del podcast – “Questo per noi era il messaggio più importante da dare. Il mio obiettivo principale era di raggiungere anche solo una persona che si trova nella prigione invisibile della violenza, per poterla aiutare, fornirle strumenti concreti e farla sentire supportata. Dopo questo podcast, ci piacerebbe iniziare ad occuparci anche di divulgazione e sensibilizzazione su altre tematiche, diverse ma ugualmente importanti nella vita quotidiana di tutte le persone. Inoltre, ci piacerebbe lavorare, continuando ad affiancare quelli di contrasto alla violenza di genere, su progetti di prevenzione e sensibilizzazione“.

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