Da qualche tempo non si parla più di incendi, ma di ‘megafire’, per indicare un’estensione tale da rendere sempre più complicata l’estinzione dei roghi. La situazione, estate dopo estate, è sempre più drammatica, come dimostrano i dati degli incendi in Europa e in particolare nel Mediterraneo. La crisi climatica contribuisce ad aggravare il fenomeno ed è per questo che occorre pianificare e gestire il nostro patrimonio forestale in modo sostenibile: aiuta non solo a rendere meno difficile la gestione dell’emergenza, ma anche l’economia locale.
Dietro ogni incendio boschivo c’è quasi sempre l’azione, diretta o indiretta, dell’uomo. Negli ultimi anni, però, complice anche il cambiamento climatico, le condizioni meteo rendono i roghi forestali sempre più distruttivi e difficili da fronteggiare. Non è un caso, quindi, che da qualche tempo si parli di ‘megafire’, proprio per l’estensione fuori controllo degli incendi che nell’estate 2026 hanno colpito gran parte d’Europa e in particolare il Mediterraneo. Italia e Grecia, ma soprattutto Portogallo, Francia e Spagna, sono tra i Paesi più devastati.
I numeri, d’altronde, sono drammatici: l’Unione europea, solo alla fine dello scorso luglio, è stata interessata da quasi 1.500 incendi e ha perso oltre 450 mila ettari di terreno, il 25% in più rispetto al 2025 e ad una velocità già oltre il doppio della media del ventennio precedente. Anche per questo, PEFC Italia, l’ente di certificazione forestale sostenibile, sostiene con forza la necessità di operare nella pianificazione forestale e di investire nella prevenzione, necessaria per non rincorrere in continuazione emergenze sempre più drammatiche e difficili da affrontare.
“PEFC, con SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale), Cnr e una serie di organizzazioni che si occupano di foreste in Italia e in Europa, da anni lavora sul tema degli incendi boschivi, evidenziando quanto sia importante la prevenzione con degli strumenti nuovi, ma che allo stesso tempo hanno una lunga storia di cui probabilmente ci siamo dimenticati. L’Italia è un Paese forestale che ha dimenticato di esserlo, basti ricordare che nel 2018 l’Italia ha approvato una legge sulle foreste e poi è riuscita a fare ben dieci decreti attuativi, tra cui la Strategia forestale nazionale, ma erano 80 anni che il Paese non aveva una legge sulle foreste” – ha spiegato Marco Bussone, presidente di PEFC Italia – “Questo ci fa capire quanto siamo, purtroppo, disattenti su quel 38% di superficie del Paese, più di un terzo dell’Italia, che è bosco e che ci attrae e che, ahinoi, attrae le nostre attenzioni solo quando avvengono fatti disastrosi, come la tempesta Vaia, o calamitosi, come gli incendi boschivi che qui, come in altre parti d’Europa, sono sempre più estesi e difficili da contrastare dal punto di vista operativo“.
“Abbiamo evidenziato, nell’ultimo studio realizzato da PEFC Italia con SISEF e Cnr, come la prevenzione inizi nelle fasi ordinarie e nella pianificazione legata a cosa è il bosco e come dobbiamo gestirlo. Quella pianificazione forestale è funzionale alla prevenzione degli incendi: avere ad esempio meno combustibile esposto ai roghi e avere una gestione più efficace ed attiva riduce il rischio e l’estensione degli incendi boschivi. Lo abbiamo detto evidenziando che certificare la gestione forestale sostenibile, come fa PEFC, è fondamentale per evitare che gli incendi boschivi, che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, diventino delle emergenze di grande portata, compromettendo la vita in quei territori” – ha aggiunto Marco Bussone – “Lo evidenziamo ancora una volta, sottolineando che la crisi climatica è profondamente intrecciata alla crisi demografica. L’abbandono dei territori rurali, montani e interni del nostro Paese li rende più fragili, più esposti ai roghi e bisognosi di un’attenzione di investimenti. La strategia forestale ha investito in questi ultimi anni 400 milioni di euro, ora spetta alle Regioni pianificare. Oggi abbiamo meno del 20%, di quei 12 milioni di ettari di foreste italiane, pianificati. Abbiamo meno del 12% di foreste certificate e quindi dobbiamo insistere per attivare più risorse economiche e avere anche una gestione più efficace. Ridurre le importazioni di materiale di origine forestale dall’estero (legno, cippato, pellet) passa da una pianificazione e questo è funzionale anche per sviluppare una vera economia made in Italy, a vantaggio dei territori“.
“Nello studio ricordiamo anche che una pianificazione in grado di ridurre il rischio di incendi è possibile. Ci sono studi molto avanzati, la SISEF ne è protagonista con tanti docenti universitari, legati all’utilizzo, ad esempio, del fuoco prescritto o di altre tecniche di prevenzione che anche nei nostri territori possono servire per ridurre il rischio di esposizione agli incendi, ridurre le dimensioni e facilitare il lavoro di gestione dell’estinzione” – ha concluso il presidente di PEFC Italia – “Su questo abbiamo bisogno di potenziare l’organizzazione, che è molto diversa tra le varie Regioni d’Italia ed è più complicata dopo la chiusura del Corpo Forestale dello Stato. Oggi i protagonisti sono i Vigili del fuoco e i Carabinieri forestali, a cui però non si può non aggiungere una componente di volontariato formata, come gli antincendi boschivi in tante Regioni, indispensabile e fondamentale per rispondere sui territori ai roghi nelle nostre foreste con una efficace pianificazione e gestione forestale, come PEFC da sempre insegna“.


