India, cotone "etico" prodotto sfruttando i bambini. L'inchiesta di Transparentem

India, cotone “etico” prodotto sfruttando i bambini. L’inchiesta

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Pratibha Syntex si proclama il più grande produttore di abbigliamento sostenibile dell’India. Ma nelle sue piantagioni di cotone sono presenti casi di lavoro minorile. L’inchiesta della no-profit Transparentem. 

Il cotone marchiato come prodotto “etico” viene raccolto dai bambini lavoratori in India. A dirlo è un’indagine condotta tra giugno 2022 e marzo 2023 dalla no-profit Transparentem nelle piantagioni di cotone di Pratibha Syntex.

Come descritto nel rapporto “From Field to Fabric: Enhancing Due Diligence in Cotton Supply Chains“, l’organizzazione
ha scoperto le “peggiori forme di lavoro minorile” nelle fattorie collegate a due importanti fornitori, Remei India e Pratibha Syntex, uno dei più grandi produttori di abbigliamento della nazione asiatica, che fornisce materiali a marchi tra cui H&M, Amazon e Columbia.

I campi della Pratibha Syntex si trovano nello Stato indiano del Madhya Pradesh, la seconda regione più grande al mondo per la produzione di cotone. Pratibha Syntex, fondata nel 1997, si proclama il più grande produttore di abbigliamento sostenibile dell’India, dichiara di utilizzare “pratiche di agricoltura biologica” ed è “orgogliosa di promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e stimolante”.

Ma l’indagine dimostra tutto il contrario. L’associazione afferma che nelle coltivazioni di cotone si trovano bambini di 6 anni costretti a lavorare per risanare i debiti dei genitori. Oltre questo, Transparentem ha trovato che alcuni campi erano coltivati con pesticidi sintetici illegali. Le testimonianze raccolte parlano di episodi di adolescenti finiti in ospedale proprio dopo aver utilizzato pesticidi sintetici.

Il lavoro minorile è una questione complessa in India. “Le comunità povere delle aree rurali si trovano ad affrontare una mancanza di opportunità, il che aumenta la pressione sui bambini affinché lavorino e, di conseguenza, riduce al minimo le possibilità di istruzione, dando origine a un circolo vizioso di bassi redditi e sfruttamento“, ha spiegato Transparentem.

 

Come hanno risposto alle accuse Remei India e Pratibha Syntex

L’azienda Remei ha accusato la no-profit di non essere stata trasparente nella propria indagine, mentre i supplier contattati dalla testata hanno detto che non ci sono dati sufficienti per collegarli ai casi di lavoro minorile o ad altre attività illecite. Altri brand hanno commentato che collaboreranno per migliorare le condizioni lavorative della Pratibha Syntex.

Pratibha Syntex ha detto a Transparentem che riconosce che potrebbero esistere problemi e che si impegnerà per la trasparenza e il miglioramento continuo dei suoi sistemi.

In ogni caso, Remei India, Remei AG e i loro acquirenti hanno detto a Transparentem che condurrà uno studio completo delle aziende agricole di cotone registrate nel Madhya Pradesh per comprendere meglio le esperienze dei lavoratori e dei proprietari delle aziende agricole.

L’ente di controllo ha esortato tutti gli acquirenti e i fornitori a stabilire un sistema di monitoraggio e definire piani chiari per creare condizioni di lavoro etiche per gli agricoltori nel Madhya Pradesh.

In un’altra parte del rapporto, H&M Group avrebbe dichiarato “di aver eliminato gradualmente l’approvvigionamento da Pratibha Syntex seguendo procedure di uscita responsabili a causa di cambiamenti nelle richieste aziendali“.

Transparentem ha inoltre segnalato che alcuni acquirenti hanno risposto e hanno cercato di stabilire modalità più etiche per l’approvvigionamento dei materiali, mentre altri non hanno risposto affatto.

 

Lavori minorili nella catena di fornitura del colosso del fast fashion Shein

L’inchiesta di Trasparentem arriva dopo che Shein ha rivelato di aver scoperto due casi di lavoro minorile nella sua catena di fornitura nell’agosto dell’anno scorso. Casi che, come dichiarato dall’azienda, sarebbero stati “risolti rapidamente“, prendendo provvedimenti per rescindere i contratti dei bambini, pagare gli stipendi arretrati e organizzare visite mediche.

Dopo le precedenti critiche per i maltrattamenti ai lavoratori, Shein ha insistito sul fatto che i controlli nelle fabbriche sono aumentati e che prenderà provvedimenti contro i fornitori poco affidabili.

Shein, fondata in Cina e ora con sede a Singapore, è già nota per essere finita al centro di inchieste sulle condizioni dei lavoratori, pagati pochissimo e costretti a turni di lavoro sfiancanti: operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno, per sei o sette giorni a settimana, e solo un giorno libero al mese (inchiesta pubblicata dall’organizzazione svizzera Public Eye).

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