Nella giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il seminario “Crescere ed educare nell’era dell’IA” evidenzia i benefici, ma anche i rischi dell’intelligenza artificiale e l’importanza di un’educazione al suo corretto utilizzo da parte dei giovani.
L’utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale ha portato in alcuni casi anche al suicidio di giovani utenti. All’interno di questo quadro si inseriscono i genitori, che ricoprono un ruolo chiave per educare i ragazzi ad un uso consapevole dello strumento, e i governi, che danno ancora poca priorità all’educazione.
TeleAmbiente è sensibile al tema dell’educazione al digitale di bambini e adolescenti e nel programma CrescimiTu affronta questo e altri argomenti legati alla crescita e alla didattica.
Nella giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il seminario “Crescere ed educare nell’era dell’IA”, promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia e dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha fatto il punto sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’educazione delle ragazze e dei ragazzi. Un intreccio sempre più profondo, quello tra IA e vita quotidiana, che suscita una riflessione sulle opportunità offerte da questi sistemi, ma anche sui rischi legati a un uso non corretto.
“Quello dell’educazione è un problema centrale, che non si risolve a nostro avviso solo intervenendo a livello della scuola”, ha dichiarato a TeleAmbiente Gianfranco Costanzo, Capo Dipartimento per le politiche della famiglia. “Sappiamo che la famiglia è la prima comunità educante e purtroppo oggi, per una serie di motivi, come la denatalità e scarsezza delle reti parentali e quindi delle relazioni sociali, l’educazione che una volta si poteva avere a casa, in famiglia, viene meno”.
“È importante rilanciare quindi un’alleanza tra la famiglia e i soggetti che sono deputati all’educazione dei nostri bambini e ragazzi – ha continuato Costanzo – affinché questa sia veramente una tematica trasversale, presa in carico non solo da un soggetto ma da una moltitudine di soggetti che sono tutti interessati al benessere dei nostri minori”.
“Ieri ho aperto gli Stati generali della Società Italiana di Pediatria, dove sono emerse alcune indicazioni da parte della SIP. I bambini sicuramente non devono vedere tablet e device fino ai due anni e comunque non devono avere l’opportunità di andare in rete fino ai 13 anni. Questo ci dice che i pericoli connessi all’uso inconsapevole della rete e dei social da parte dei bambini sono altissimi. La rete non va demonizzata, è sicuramente una risorsa però, da nostro punto di vista, il suo utilizzo andrebbe ricondotto all’interno di spazi ben delimitati e soprattutto condivisi con le proprie famiglie”, ha concluso Costanzo.
“Ci sono delle cause nel Regno Unito da parte di famiglie che hanno visto i loro ragazzini togliersi la vita nei confronti di chi fornisce questo servizio. Questo è un esempio per dire che le opportunità vanno colte, non dobbiamo essere passatisti, ma dobbiamo cercare di dotarci di strumenti in grado di proteggere i nostri ragazzi. È compito delle istituzioni e la Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza che ho l’onore di presiedere avvierà tra poco un’indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sui nostri giovani”, ha dichiarato Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.


