Indipendentemente dal tipo di tecnologia che verrà implementato in futuro, il disegno di legge delega prevede un ruolo di governance per l’Autorità che, da un decennio, garantisce la sicurezza e l’efficienza nucleare.
Il futuro del nucleare in Italia è quanto mai un rebus, anche alla luce dell’intenzione del governo di tornare all’energia atomica inserendola nel mix nazionale. Il dibattito pubblico è molto acceso ed è anche per questo che l’ISIN – Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione ha organizzato un primo convegno nazionale, che ha visto confrontarsi rappresentanti politici e istituzionali, operatori del settore, esperti e ricercatori.
L’ISIN è l’Autorità che da un decennio garantisce la sicurezza e l’efficienza nucleare, anche in un momento storico in cui l’Italia non ha accesso all’energia ma continua a produrre, in vari settori, rifiuti radioattivi. Nel caso di un ritorno all’energia nucleare, a seconda del tipo di tecnologia che effettivamente verrà implementato, l’ISIN sarà chiamato anche ad un ruolo di governance del settore, come prevede il disegno di legge delega.
“L’ISIN oggi è Autorità regolatoria indipendente per l’energia nucleare e questo sovraintende tutti gli aspetti che assicurano la sicurezza nucleare sul nostro territorio. Diamo dei numeri che ci aiutano a illustrare il lavoro di ISIN: 33 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, stoccati in 62 depositi temporanei; 17 installazioni nucleari operanti a vario titolo; un centinaio di grandi strutture che utilizzano sorgenti di radiazioni ionizzanti per scopi sanitari, industriali o di ricerca; le reti di pronto intervento per il monitoraggio radiologico sul territorio nazionale, anche per verificare se ci sono eventi anomali transfrontalieri che in qualche modo riguardano il nostro territorio” – ha spiegato il dottor Francesco Campanella, direttore dell’ISIN – “Tutta questa attività, insieme alla rappresentanza dell’Italia sui tavoli internazionali nelle materie di competenza, compongono il lavoro quotidiano di ISIN. Un lavoro che è relativo al nucleare di oggi, forse meno percepito dai cittadini, ma che è un nucleare strategico, esistente, che assicura una serie di servizi utili ai cittadini stessi“.
“Se il nostro Paese deciderà di abbracciare una svolta relativa alla produzione di energia nucleare, in qualche modo ISIN andrà potenziato: ne andrà rafforzato lo staff, andrà in qualche modo diminuita anche l’età media dei nostri specialisti, per essere pronti ad affrontare le sfide tecnologiche di domani” – ha aggiunto il direttore dell’ISIN – “La sfida più importante sarà capire che scelte tecnologiche farà il nostro Paese, per essere pronti, al momento giusto, ad autorizzarle e poi controllarle. È un tipo di lavoro che richiederà degli anni, partire oggi significa essere pronti il prima possibile. ISIN metterà a disposizione il proprio bagaglio di esperienza e la propria storia, e attenderà con serenità come il decisore politico sceglierà di valorizzarne il patrimonio“.
“I problemi sono diversi, ma l’importante è che ci sia una volontà chiara di introdurre, e questa è una necessità, anche l’energia nucleare nel mix energetico delle fonti rinnovabili. Non è facile perché in Italia siamo rimasti fermi a quando ne uscimmo alla fine degli anni ’80” – il punto di Luca Squeri, deputato di Forza Italia – “Uno degli elementi prioritari da mettere in campo, un obbligo previsto dalle norme internazionali e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, è ricostituire un’Autorità che c’era ma è stata chiusa. E l’ISIN, che ha organizzato questo bel convegno e attualmente ha una funzione ispettiva, ha tutte le carte in regola per acquisire anche queste funzioni di Autorità che dovrà licenziare gli impianti“.
“Quando infatti gli impianti saranno validati nei progetti e poi monitorati nell’evoluzione dei lavori, l’ISIN potrà essere un’Autorità regolatoria” – ha aggiunto l’onorevole Squeri – “Per far questo, però, serviranno investimenti sia nelle risorse che lo Stato dovrà mettere per implementare questo soggetto in modo tale che non faccia solo ispezione come fa adesso, ma che assuma un ruolo di regia complessiva di ciò che è la realizzazione di un impianto nucleare“.
“Da parlamentare non posso tacere sul fatto che, con la legge delega, il governo di fatto deleghi se stesso ad emanare tutta una serie di decreti legislativi. Il risultato è che il Parlamento viene esautorato, se non per la possibilità di entrare nel merito di alcuni limiti previsti dalla delega. La Commissione Attività produttive della Camera dei deputati ha fatto un grande lavoro, oltre 70 audizioni in cui sono stati ascoltati anche dei Premi Nobel, e il risultato è che non c’è stato alcun contributo ad un testo che è stato votato tre mesi fa ma che non è ancora stato pubblicato. Questo è il grosso problema dal punto di vista formale” – il commento di Enrico Cappelletti, deputato del Movimento 5 Stelle – “Dal punto di vista sostanziale, vedremo cosa prevede nel dettaglio la legge delega. Sicuramente, a noi sta molto a cuore l’aspetto della sicurezza ma non abbiamo preclusioni di carattere ideologico rispetto al nucleare: guardiamo con grande interesse alla ricerca sulla fusione, al nucleare di quarta generazione e ai progetti degli small modular reactors, che però allo stato attuale non esistono. Nel Pniec viene indicata una quota di produzione di energia nucleare da SMR, ma quella tecnologia forse esisterà solo nei prossimi anni mentre ci sono emergenze ambientali che richiedono un intervento immediato“.
“Siamo già in grande ritardo per contrastare la crisi climatica e il riscaldamento globale, ma abbiamo già la tecnologia per farlo, anche dal punto di vista della produzione di energia. E non è vero, diciamolo in maniera chiara, che il nucleare, quando mai si farà in Italia, abbasserà il costo delle bollette” – ha aggiunto l’onorevole Cappelletti – “Tutti gli studi pubblicati a livello internazionale, dai maggiori centri di ricerca a livello mondiale, indicano semplicemente che il costo dell’energia prodotta dal nucleare, nella migliore delle ipotesi, sarà tre volte quello del costo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. È bene che, almeno di questo, i cittadini abbiano consapevolezza“.


