2024 “annus horribilis” per il consumo di suolo. L’ISPRA ha diffuso i dati annuali che documentano come nel 2024 sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Con oltre 78 km2 di consumo di suolo netto, si tratta del valore più alto dell’ultimo decennio.
Il consumo di suolo non equivale sono alla sottrazione di spazio pubblico ma è un fenomeno responsabile della distruzione dell’ambiente, degli ecosistemi che spesso peggiora la qualità della vita delle persone costrette a vivere in aree densamente edificate. L’immagine proposta dall’ISPRa è quella di un mosaico a cui ogni ora viene sottratto un tassello pari a 10mila metri quadrati.
Le buone notizie riguardano il ripristino del suolo in Italia che ha raggiunto 5,2 km quadrati nel 2024, un dato in calo rispetto all’anno precedente e comunque ancora troppo ridotto rispetto al consumo di suolo.
Marina Siclari, Presidente dell’ISPRA ha dichiarato: “Il nuovo rapporto su consumo del suolo ci dà una fotografia precisa del nostro territorio. Continuiamo a consumare il suolo, edifici, infrastrutture e coperture artificiali che superano i 71.500 chilometri quadrati. Oltre il 7% nel territorio nazionale, un dato elevato se lo mettiamo a confronto con il contesto europeo dove siamo intorno al 4%. Consumiamo suolo, non solo per realizzare edifici o delle infrastrutture destinate alla logistica, anche per realizzare impianti fotovoltaici a terra. Siamo arrivate a oltre il 17%, quindi la parola chiave per noi è rigenerazione, bisogna riqualificare, riutilizzare ciò che abbiamo già costruito, a partire dalle aree dismesse e dalle aree che sono degradate.”
Legambiente ha commentato i dati ISPRA sottolinenando che sono “I dati più negativi dal 2012, anno dell’inizio del monitoraggio. L’associazione ambientalista chiede che si approvata una legge “per una vera rigenerazione urbana e che sia modificato l’articolo 5 del decreto agricoltura che ha vietato il fotovoltaico a terra, sebbene questo che si limiti a usare il suolo, suolo che invece viene consumato pesantemente da nuove aree residenziali o produttive, poli logistici e data center, che è ancora possibile paradossalmente realizzare per legge sui terreni agricoli del nostro Paese”. ”
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente dichiara: “Sempre più cemento sui campi, sempre meno abitanti in città: pesano responsabilità di amministratori locali, ma anche un quadro obsoleto di norme, nazionali e regionali, inadeguate a fornire strumenti per il governo sostenibile delle trasformazioni urbane e territoriali. È necessario invertire la rotta, per puntellare con disposizioni di legge il principio ‘zero consumo netto di suolo’, orientando il settore delle costruzioni al rinnovo degli spazi già costruiti per puntare all’aggiornamento delle città secondo criteri di reale rigenerazione urbana e di adattamento alla crisi climatica. È altrettanto urgente modificare l’articolo 5 del DL agricoltura che ha vietato il fotovoltaico a terra, che si limita a usare il suolo, che invece viene consumato pesantemente da nuove aree residenziali o produttive, poli logistici e data center, che è ancora possibile paradossalmente realizzare per legge sui terreni agricoli del nostro Paese.”


