L'appello degli stati del Pacifico Fate presto, stiamo annegando

L’appello degli stati del Pacifico: “Fate presto, stiamo annegando”

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I piccoli stati insulari del Pacifico lanciano un appello urgente ai paesi ricchi: accelerare la lotta alla crisi climatica per evitare conseguenze catastrofiche.

I Paesi ricchi stanno facendo troppo poco per combattere la crisi climatica per questo motivo gli stati insulari del Pacifico potrebbero scomparire presto. È la sintesi di ciò che i governi dei piccoli stati dell’Oceano Pacifico hanno scritto ai loro omologhi dei paesi più ricchi e sviluppati a cui hanno inviato un accorato appello: accelerare gli sforzi contro la crisi climatica e tagliare drasticamente le emissioni di gas serra.

Secondo gli accordi internazionali, tutti i paesi avrebbero dovuto presentare entro quest’anno nuovi piani per la riduzione delle emissioni, ma finora solo pochi lo hanno fatto. Inoltre molti dei documenti presentati risultano insufficienti rispetto all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale. 

Nella lettera, che è stata visionati dai giornalisti del Guardian, gli Stati insulari (che rischiano di scomparire a causa dell’innalzamento del livello dei mari) hanno chiesto anche che i paesi ricchi rispettino l’impegno di destinare 1.300 miliardi di dollari all’anno ai paesi poveri per finanziare la transizione verde entro il 2035.

Il tempo stringe: entro settembre 2025, alla vigilia dell’Assemblea generale dell’ONU, tutti i governi dovrebbero presentare piani più ambiziosi, dettagliati e concentrati sulla riduzione domestica delle emissioni, senza affidarsi al meccanismo della compensazione di carbonio.

Gli Stati del Pacifico, che vedono la propria sopravvivenza a rischio come nessun altro, di recente hanno anche avviato un’azione legale per chiedere conto dei ritardi dei paesi sviluppati davanti alla giustizia internazionale. Secondo le Nazioni Unite, se non verranno presi provvedimenti immediati, il riscaldamento globale potrebbe arrivare a 2,8 gradi, con conseguenze catastrofiche per l’ambiente, l’economia e la sicurezza alimentare.

Anche l’Europa alle prese con la crisi climatica

Ma se le isole del Pacifico sono senz’altro quelle più direttamente colpite dal riscaldamento globale (perché le temperature più alte della norma sciolgono velocemente i ghiacci dei Poli e ciò fa aumentare il livello del mare) è ormai chiaro che la crisi climatica riguarda tutti. Anche (e soprattutto) l’Europa.

Il vecchio Continente, infatti, si conferma come uno degli hotspot climatici del Pianeta, cioè quei luoghi in cui il riscaldamento globale si fa sentire di più e si vede più velocemente che altrove.

Secondo i dati raccolti da circa 100 scienziati del programma Copernicus e dell’Organizzazione meteorologica mondiale, il 2024 è stato un anno da record: il 45% dei giorni è stato molto più caldo della media e il 12% addirittura il più caldo mai registrato.

L’Europa si sta riscaldando al doppio della velocità del resto del mondo, una tendenza che si riflette in conseguenze drammatiche. Tra queste, lo stress termico, che causa ogni anno la morte prematura di quasi 50mila persone, e l’aumento di eventi meteorologici estremi. Nel 2024 le alluvioni sono state le più vaste dal 2013, colpendo oltre 400mila persone e provocando almeno 335 vittime. I danni economici legati agli eventi estremi ammontano a 18,2 miliardi di euro, l’85% dei quali dovuti proprio alle alluvioni.

Tra le aree più colpite figura l’Europa sud-orientale, Italia compresa. A luglio la regione ha vissuto la più lunga ondata di calore mai osservata, con 13 giorni consecutivi di temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato il 55% dell’area.

Nonostante i dati allarmanti, gli esperti avvertono che c’è ancora margine per rallentare il riscaldamento globale. Sebbene nel 2024 sia stata superata per la prima volta la soglia di 1,5 gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale, è ancora possibile evitare il superamento dei 2 gradi, considerato il limite più pericoloso.

La strategia è chiara: ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra. Un segnale positivo arriva dal settore energetico: nel 2024 la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili in Europa ha raggiunto il 45%, il valore più alto mai registrato. Tuttavia, ammoniscono gli scienziati, è indispensabile accelerare l’abbandono delle fonti fossili come petrolio, gas e carbone per evitare scenari climatici sempre più estremi.

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